Sonja Edle von Hoeβle. La pittura di paesaggio e la scultura disegnata

di Andrea B. Del Guercio

Lugano, Five Gallery

Il processo di scoperta e poi di approfondita conoscenza dell’opera di Sonja Edle von Hoeβle ha seguito distinte tappe che solo oggi trovano un completamento nel sistema espositivo della Galleria ed in questa edizione; l’attività critica, provocata e stimolata da un atto della sensibilità, collega direttamente il momento della scoperta alla ricerca dell’accertamento e quindi della verifica nello spazio della fruizione. Quel primo dato ha inizio nel contesto complesso e caleidoscopico della Fiera Internazionale d’Arte di Karlsruhe e prende spunto da due sculture di ridotte dimensioni, una posta elegantemente a parete e contrassegnata da una patina d’oro ed una dal caldo colore rosso-marrone finemente frutto dell’ossidazione dell’acciaio corten posta a terra.
Il dato essenziale e la linearità del tracciato scultoreo, espressione di una forma gestita in libertà e con evidente rinuncia al peso della materia, rivelavano una relazione con il tratto sicuro di una matita che definisce una forma sulla carta, facendo crescere nella percezione l’individuazione del patrimonio estetico. L’opera plastico-lineare si dimostrava immediatamente espressione di una inedito e raro stato di eleganza, frutto rigoroso di un processo di riduzione analitica in cui si riflette un’espressività al femminile.
Su questa base di primo contatto visivo e in ragione di una emozione di bellezza, ha fatto seguito il desiderio e la volontà di approfondire una più completa conoscenza e individuare i diversi ulteriori contenuti artistici frutto dell’attività espressiva di Sonja Edle von Hoeβle; ha fatto seguito l’indispensabile frequentazione del grande studio-laboratorio nella campagna di Würzburg in Franconia e quindi la scoperta di due distinti processi linguistici indipendenti, quello della scultura anche di grandi dimensioni e quello di un’ampia produzione pittorica dedicata al paesaggio.


Proprio la frequentazione dello studio rivela due indipendenti aree operative: lo spazio interno contrassegnato da una pittura intensa sul piano del colore, nella dimensione emozionale di una natura boschiva segreta, acquitrinosa, e lo spazio esterno verso il grande Parco in cui stazionano, si incontrano e si contaminano grandi sculture ancora rigorosamente disegnate. Lo sguardo critico attraversa la pittura di paesaggio per poi ritrovare la sua essenza in diretto rapporto con la natura, ma contestualmente e per ribaltamento riconosce la struttura plastica e la fisicità materiale alla base del paesaggio dipinto. Lo sguardo, originariamente attratto dal rigore della linea, si trova spiazzato di fronte alla materia pittorica, al magma liquido dei verdi e dei blu, alle accensioni dei bianchi invernali; la lettura perde l’esperienza analitica per abbandonarsi al racconto della scoperta paesaggistica, alla trascrizione del viaggio visivo nella dimensione informe delle ramificazioni del bosco e all’impenetrabilità della vegetazione. L’osservazione riconquista la dimensione organizzata della scultura quando verifica ed affronta le relazioni con la struttura fisica del paesaggio, quando ‘inciampa’ nella relazione tra i marroni naturali e quelli del metallo, quando il tronco e il ramo caduto si fanno l’opera di Sonja Edle von Hoeβle.
I grandi quadri e le piccole tele trascrivono l’emozione e il piacere di sempre della pittura per il paesaggio, mentre la scultura riconduce l’osservazione alla frequentazione e alla scoperta della composizione fisica, al volume e alla consistenza del territorio e della natura. Se nella pittura primeggiano la fluidità, l’inafferrabilità e la perdita di certezze per raggiungere la contaminazione di un habitat, nella scultura è l’incontro con il singolo frammento, con la composizione e la dimensione, a svelare la bellezza della forma, ora accentuandone la leggerezza, ora la flessibilità, ma anche il disequilibrio e l’abbandono di una rigida geometria. L’estensione policroma del colore e l’eleganza della scultura appaiono di fatto i diversi e indipendenti frutti di una osservazione della ramificazione dell’albero e del bosco, dove il legno si adatta flessibile, si intreccia e si interseca, così come il fogliame e le acque attraverso la sollecitazione del vento e delle atmosfere.
Queste due linee linguistico-visive, la pittura di paesaggio e la scultura disegnata, diversamente composte e spazialmente dislocate nello studio di Würzburg, si sono rilevate attraverso il processo di installazione espositiva, frutto di un’unica fonte di ispirazione, il paesaggio. A distanza di un anno, sempre nello spazio espositivo di Five Gallery a Karlsruhe, sottolineavo, attraverso la relazione e l’interferenza tra il dipinto e la scultura, tra il paesaggio e la ramificazione, tra il sottobosco e l’albero, quanto fossero significativamente comuni le ragioni esperienziali della creatività e interessanti gli inediti i valori estetici predisposti da Sonja Edle von Hoeβle.

In allegato trovate il catalogo della mostra.

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