MontoroContemporanea (IT/EN)

MontoroContemporanea

di Andrea B. Del Guercio

Il volume che accompagna l’Esposizione “MontoroContemporanea” e che documenta l’attività espressiva di Franco Cipriano, Tonia Erbino, Eliana Petrizzi, Franco Sortini e del Gruppo TTOZOI (Stefano Forgione e Giuseppe Rossi), è strettamente collegato alla figura atipica nel sistema dell’arte, Gerardo Fiore, a cui si deve l’articolazione generale del progetto, ad una realtà espositiva e museale dedicata alla cultura artistica contemporanea. Ho condiviso la strategia organizzativa, frutto della sua stessa esperienza professionale, tesa a qualificare in una dimensione europea un obsoleto concetto di ‘territorio’, puntando a osservare in un’ottica di diffusione ‘senza confini’  i linguaggi visivi, riconoscendo l’estensione dell’arte nel panorama della comunicazione globale, al cui interno si inserisce la stessa attività espressiva dei cinque autori, soggetti operativi nel panorama geografico-culturale italiano con sistemi linguistici e interessi tematici indipendenti. La nascita di una Collezione a Montoro, nella provincia di Avellino, in una specifica sede museale, perfettamente corrispondente alle necessità culturali dell’area, rappresenta in questo quadro con dimensione internazionale, un obiettivo raggiunto che potrà solo essere consolidato e arricchito di valore. 

In quest’ottica ho quindi proposto e realizzato quei passaggi che hanno condotto MontoroContemporanea ad intervenire all’interno del circuito espositivo tedesco dell’arte contemporanea, in un contesto caratterizzato dalla più articolata diffusione strutturale, a livello europeo, fatta di Musei e di Fondazioni, e quindi di fornire agli artisti l’opportunità di confrontarsi con un collezionismo radicato e diffuso nel sistema sociale;  si è trattato di un’opportunità espositiva importante fondata su quella strategia che ritiene necessario lo scambio e la contaminazione tra gli artisti e i curatori dell’arte, la reciproca conoscenza e la ‘scoperta’ di valori linguistico-visivi oggi troppo spesso isolati, anche rispetto al passato, a quello stesso circuito su cui si fonda il concetto stesso di patrimonio della storia dell’arte, a quella diffusione che a creato i Musei e le Raccolte nel Mondo.  Il duplice Progetto, “MontoroContemporanea” e “Kaleidoskop”, si è posto in perfetta sintonia progettuale con il Kulturwerk T66 di Friburgo, diretto da Michael Hott e al gruppo di lavoro composto da Chris Popovic, Alfonso Lipardi, Almut Quass e Andrea Hess – Kulturwerk T66 fa parte della rete associativa professionale di categoria Bundesverband Bildender Kunstlerinnen un Kunstler (BBK) in Germania. Parallelamente le due iniziative editoriali ed espositive hanno trovato accoglienza nella stessa dimensione progettuale di Gerardo Fiore e del suo gruppo di lavoro; un percorso avviatosi con notevoli risultati di partecipazione e di crescita – donazioni di Max Diell, Ben Sleeuwehoek, Maria Wallenstall-Schoemberg Rita Rohlfing – della stessa Collezione di Montoro all’interno del Museo Irpino di Avellino con una prima iniziativa nell’ottobre 2021 a cui fa seguito con una rinnovata compagine una seconda sezione nell’ottobre 2022, ancora raccolta nel titolo “Kaleidoskop”, frutto delle mie osservazioni e ricerche tra Friburgo, Colonia, Monaco e Berlino.

Esiste una esemplare corrispondenza concettuale tra le due distinte edizioni espositive tese ad operare sull’estensione dei valori espressivi, osservati in rapporto alla costante introduzione di apporti linguistici che si rinnovano, articolandosi tra frazioni conosciute e nuove intuizioni, così da rivelare la vitalità dell’intero sistema dell’arte. L’obiettivo di fondo su cui si sono costruite le due sezioni e che si intende sottoporre al giudizio critico e alla fruizione del collezionismo, prevede la distinzione e propone il superamento di quella diffusa procedura tesa a omologare su un ristretto ambito formale autori a cui si riconosce una rappresentatività proiettata in termini di esclusività nel circuito internazionale. Riteniamo che sia a tutti gli effetti il patrimonio artistico a rappresentare l’estensione dei valori e l’articolazione delle proposte, la ricchezza di una produzione che ha vivi i rapporti con la cultura del patrimonio storico; solo un alto numero di artisti fornisce sostanza al concetto di ‘patrimonio’ mentre un singolo Maestro racchiude in se stesso il deposito estratto e rappresentato da quello stesso ‘archivio’, mentre è da tener presente sempre il rischio che quest’ultimo possa incorrere in una ‘cancellazione’ dovuta alle variabili del giudizio critico e sopratutto del ‘gusto’.

Cinque autori, dalla pittura alla fotografia, all’installazione dei materiali di supporto quale fonte di energia e indicatore di testimonianza, che sarebbe ridicolo restringere alla rappresentatività di un territorio, secondo un principio teorico rivelatosi dannoso per gli artisti, per i collezionisti e per la cultura dell’arte, ma che da esso prendono spunto per dialogare con strumenti che non hanno limitazioni geografiche, esattamente come hanno insegnato la stagione delle Avanguardie Storiche, ulteriormente confermato della dimensione globale delle Seconde Avanguardie degli anni del dopo-guerra. Quando si assume un diverso punto di osservazione, sia nella geografia nazionale che in quella internazionale, constatiamo la presenza, all’interno delle diverse fasce generazionali dell’arte contemporanea, di un patrimonio costantemente in grado di elaborare e arricchire se stesso, di predisporre la propria dimensione qualitativa interagendo sulla più ampia estensione del territorio della ricerca e della comunicazione; non si tratta di processi creativi emarginati rispetto al sistema globale o implosi su canoni scontati, ma in grado di trovare al proprio interno il terreno di elaborazione, in grado di auto-proteggersi e di auto-immunizzarsi, di stringere relazioni con i valori e i contenuti della contemporaneità. A questo patrimonio esteso, in costante rinnovamento e arricchimento, si deve poter rivolgere il nuovo collezionismo; un’area di fruizione in gran parte nuova, per diverse ragioni poco coinvolta nel sistema di spettacolarizzazione, poco interessata all’evento collettivo, al congestionamento delle emozioni e degli interessi unilateralmente condivisi. Solo un collezionista realmente partecipe perché indipendente è in grado di rapportarsi alla fruizione dell’opera d’arte, alle diverse fasi di confronto e di compenetrazione, sia analitica che emozionale. Solo un’opera nata da un alto tasso di indipendenza del suo autore, disgiunto dai canoni estetici indotti e predeterminati da un sistema programmato e prevedibile, si rivela, pur con i suoi limiti e con le sue specificità tematiche e tecniche, aperta allo sconfinamento percettivo, alla frequentazione individuale, in quel costante rinnovamento e in quella trasformazione del sentire proprio della condizione mobile dello spirito umano.

Cinque autori, anzi sei, che non si qualificano per una ‘dipendenza’ dal proprio territorio di appartenenza, ma che utilizzano il patrimonio posto sotto i loro occhi e nell’attività quotidiana, seguendo le linee di un processo linguistico frutto di elaborazione e articolazione. Sappiamo che da quattro decenni è venuta meno la supposta dimensione regionalistico-nazionalistica dell’arte a favore dei processi di contaminazione e di scambio secondo una proiezione verso la globalizzazione dei linguaggi, attraverso cui superare gli steccati. Questa ‘proiezione’ nella contemporaneità permette ogni tipo di attraversamento dei vecchi confini e delle tendenze dando vita ad un patrimonio caleidoscopico allargato e in costante sviluppo. Sono convinto che questa sia la strada in cui il sistema dell’arte debba porsi e tendere con soluzioni di effettiva conoscenza. In questo ambito, del tutto similmente con la diffusione della letteratura e della musica, anche le arti visive nella dimensione contemporanea, deve tornare a percorrere quella strada  già seguita nelle  stagioni antiche quando autori del nord e del sud del vecchio continente circuitavano direttamente, anche attraverso le opere e il collezionismo diffuso a diversi livelli aveva il compito, tutt’ora attuale, di diffondere le individualità espressive, ottenendo un paesaggio assai più ampio rispetto ai restringimenti estetici e territoriali molto rigidi, frutto di impianti ideologici tesi a preservare e a controllare, a mettere ‘sotto tutela’ autori e ambiti espressivi, limitandone l’estensione e la contaminazione. Un controllo che ha penalizzato ampie fasce della cultura artistica non solo in Italia ma in tutta Europa attraverso una ridotta circuitazione. Ho dedicato personalmente le mie competenze a favorire espositivamente e editorialmente, ma anche didatticamente e per partecipazione a seminari internazionali, lo sviluppo di questo circuito sia all’interno del continente europeo ma anche sull’asse che si intersecano tra nord e sud, tra est e ovest. 

MontoroContemporanea

By Andrea B. Del Guercio

The volume documenting the exhibition titled “MontoroContemporanea” and the expressive activities of the artists taking part in it (Franco Cipriano, Tonia Erbino, Eliana Petrizzi, Franco Sortini, and the TTOZOI Group made up of Stefano Forgione and Giuseppe Rossi) are closely connected to the atypical figure in todays’ art system that is Gerardo Fiore. To him we owe the project’s articulation in exhibition and museum contexts focusing on contemporary art culture. I can only agree with the organisational strategy he adopted, the result of his professional experience, whose aim is to revisit the obsolete concept of “geographical area” and consider visual expression through a European perspective able to look beyond “borders” and can share and extend art in the global communication landscape. It is within this frame we find the five artists taking part in this exhibition, artists belonging to the Italian geographical-cultural context, each with their own linguistic systems and independent thematic interests. The creation of a Collection within a specific museum in Montoro, in the province of Avellino, perfectly satisfies the cultural needs of the area, and represents in this international framework an achievement that can only be consolidated and given further value. 

It was with this in mind that I put forward and worked so that MontoroContemporanea may enter the German exhibition circuit of contemporary art, in a context characterised by a particularly articulated structural distribution, at a European level, made up of Museums and Foundations. It is here that artists are provided with the opportunity to come into contact with a type of collecting that is well-rooted and widespread throughout the social system; it was an important exhibition opportunity based on that approach that finds it necessary to promote exchanges and contaminations between artists and art curators, mutual knowledge and a “discovery” of those linguistic-visual values that in today’s world, even compared to the past, are too often isolated to that same circuit on which the very concept of the heritage of art history is based, to that distribution that has created Museums and Collections in the World. The dual project “MontoroContemporanea” and “Kaleidoskop” is perfectly attuned to the Kulturwerk T66 in Freiburg, directed by Michael Hott and the work group made up of Chris Popovic, Alfonso Lipardi, Almut Quass, and Andrea Hess. Kulturwerk T66, we remind the reader, is part of the Bundesverband Bildender Kunstlerinnen un Kunstler (BBK) professional association network in Germany. The two editorial and exhibition initiatives share the same design dimension adopted by Gerardo Fiore and his work group; a path that started with considerable results in terms of participation and growth — donations by Max Diell, Ben Sleeuwehoek, Maria Wallenstall-Schoemberg Rita Rohlfing — of the same Montoro Collection within the Irpino Museum of Avellino with the first initiative in October 2021, followed by a renewed composition of a second section in October 2022, still collected under the title “Kaleidoskop”, the result of my observations and research between Freiburg, Cologne, Munich and Berlin.

There is an exemplary conceptual correspondence between the two exhibition editions centred on the extension of expressive values, observed in relation to the constant introduction of renewed linguistic contributions, moving between known fractions and new insight, so as to reveal the whole art system’s vitality. The underlying objective on which the two sections have been built, and which is meant to be subjected to the collector’s critical judgment and use, calls for the distinction, as well as the overcoming, of the widespread process of flattening and standardising authors to a restricted formal scope, authors who are given an only imaginary representation in terms of exclusivity in the international circuit. We believe that it is the artistic heritage to fully represent the extension of values and the articulation of projects, the richness of a production that has living relations with the culture of historical heritage; only a great number of artists can provide substance to the concept of “heritage”, while a single Master can embody the materials as extracted and represented by that same “archive”. Yet we must always be aware that the latter is at risk of being “erased” because of variables such as critical judgement and above all “taste”.

Five artists working with painting, photography, the installation of support materials as a source of energy and a statement of bearing witness, which would be ridiculous to limit to being represented within one territory alone, as stated by a theoretical principle that ultimately proved itself to be harmful to artists, collectors, and the culture of art itself. But one can draw inspiration from that principle so as to dialogue through means that go beyond geographical limitations. It is exactly as told by the Historical Avant-gardes and further confirmed by the more global dimension of the Second Avant-gardes of the postwar period. When changing point of view, both on a national and an international level, we find in the various generational ranges of contemporary art a kind of heritage able to constantly elaborate and enrich itself, to arrange its own qualitative dimension by interacting on the wider extension of research and communication; these are not marginalised creative processes compared to the global system, nor are they set to lesser standards: they are able to find within themselves the ground for elaboration, so as to self-protect and self-immunise, to strengthen relationships with the values and contents of contemporary life. It is to this ever-renewing and enriching extended heritage that new collecting should turn to; a mostly new area of fruition, that for various reasons has little interest in spectacle, collective events, congestion of unilaterally shared emotions and interests. Only a truly participating collector, because of their independence, can come to truly enjoy the work of art, taking part in the various phases of both analytical and emotional comparison and interpenetration. Only a work borne from its author’s high level of independence, separated from the aesthetic canons induced and predetermined by a programmed and predictable system, reveals itself to be open, despite its limits and its thematic and technical specificities, to perceptual expansion, to individual dialogue, in that constant renewal and in that transformation of feeling that characterises the fluctuating condition of the human spirit.

The five authors, six to be precise, are not “bound” to their territory, but work with the heritage laid before them in their daily activities, following a linguistic process that is the result of elaboration and articulation. We know that for four decades the claimed regionalist-nationalist dimension of art has disappeared in favour of processes of contamination and exchange, a projection towards the globalisation of languages, to overcome all fences. This “projection” in the contemporary world allows for any transgression of the old boundaries and trends, giving rise to an enlarged and constantly developing kaleidoscopic heritage. I am convinced this is how the art system must set itself and put forward solutions of concrete knowledge. In this context, not unlike the spread of literature and music, even the more contemporary visual arts must once again follow that road of older times when artists from the north and south of Europe regularly travelled to other countries, even through the circulation of works and collecting at different levels, which like today had the task to promote expressive individualities across borders; this resulted in a landscape that went beyond the rigid aesthetic and territorial constraints, forged by ideological systems so as to preserve and control, to take “into custody” artists and expressive areas, limiting their extension and contamination. A control that has penalised wide ranges of artistic culture not only in Italy but in all of Europe through impaired circulation. I have personally worked to promote the development of this circuit both in Europe and the north-south and east-west axes, through exhibitions and editorials as well as didactically and through international seminars.

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