di Andrea B. Del Guercio

La mia memoria visiva non è in grado di disgiungere Renzogallo, soggetto di questa ‘pagina’, dalla successione di quei fotogrammi frutto della frequentazione del suo stesso Studio; sempre più spesso il recupero del patrimonio iconografico viene anticipato da quello esperienziale dell’habitat laboratoriale, in cui rimane archiviata la prioritaria condizione percettiva di clima operativo in cui nascono quei manufatti che lo spazio espositivo come quello editoriale, confermeranno opere d’arte. I caratteri ‘paesaggistici’ dello Studio, l’articolazione degli spazi all’interno dei quali si muovono i materiali dell’arte, la successione tra le ‘stazioni’ tecniche e quelle teoriche – dai tavoli di progettazione e di lavoro a quelli dedicati alla scrittura e all’archiviazione, dall’immagazzinamento ordinato degli strumenti operativi del fare alle librerie dedicate alla cultura dell’Arte – svolgono, sempre più spesso, in stretto rapporto con l’esperienza storica, un ruolo caratterizzante nel percorso di conoscenza di chi lo abita e lo gestisce e di utile riflessione su ciò che in esso prende ‘corpo’.
Ritengo che non ci sia fotogramma più prezioso per una conoscenza che sia qualificata da dimensione intimità e partecipata, di quello raccolto in epoca moderna, nell’habitat operativo degli artisti, sia in presenza dell’autore ma anche in semplice forma documentativa; d’altra parte questa specifica sezione video/fotografico della Storia dell’Arte, presenta stretti e importanti rapporti di continuità con l’ampio patrimonio iconografico-pittorico dedicato all’Artista nel proprio Atelier’, al rapporto tra il soggetto e l’organizzazione del proprio luogo di vita-lavoro. Complessivamente possiamo ritenere che questo ampio processo di indagine e di registrazione, si colleghi ed affermi l’estensione della dimensione del ritratto-autoritratto confermandone il suo prezioso valore storico-critico. Ora se tendenzialmente non avvertiamo Museo che non dedichi a quest’area tematica almeno un passaggio all’interno delle sue sezioni espositive, possiamo sottolineare come questo passaggio ‘documentativo’ confermi l’obiettivo di permettere alla fruizione l’attivazione di una più stretta relazione con la cultura dell’arte, di ‘entrare’ idealmente all’interno di quel luogo riservato e forse anche riuscire a far parte…per poi tornare con nuovi strumenti al rapporto con le opere esposte.
Seguendo questo passaggio esperienziale che unisce lo Studio al Museo, si potrebbe meglio capire quanto utile possa risultare la ‘frequentazione’, anche solo fotografica, nell’osservazione dell’ampia Esposizione di Renzogallo negli spazi dell’Ex Mattatoio a Roma; se camminare all’interno del tracciato espositivo, nel ‘gioco’ ambientale tra l’interno e l’esterno, tra la verticalità e l’orizzontalità, vuol dire ‘partecipare’ fisicamente, oltre che psicologicamente, alle sollecitazioni che gli ‘oggetti’ dell’arte forniscono, non si potrà non essere rinviati a quel Laboratorio/Studio, in cui “Renzo ti ho visto tante volte instancabile aggirarti, freneticamente spostare tavole di legno, sostare a riflettere sulla lunga serie di progetti ‘architettonici’, riordinare e aggiungere e poi togliere, tagliare e saldare, verniciare e attendere che si asciughi, affiancare e distanziare, sopportare il peso ma anche trovare piacere” in cui tutto a preso corpo…per poi “ritrovarti pronto con lo stesso impegno, a installare, ora nell’estensione del Paesaggio ora nello spazio dei Musei e delle Gallerie, quegli stessi materiali a cui ti sei dedicato con passione e fiducia”.
La dimensione installativa impressa all’Esposizione, sostenuta dalla natura plastica delle opere, dalla loro volumetria e sostanza fisica, dall’incidenza nella percezione dei materiali di supporto, che un’intensa cromia sottolinea, dichiara l’esemplare relazione/trasposizione di ciò che avviene percorrendo e inoltrandoci nel grande Studio a Monte Verde di Renzogallo – perfettamente e correttamente documentato nel sito dell’artista; al frazionamento degli ambienti dell’uno corrispondono quelli dell’altro, in un rapporto di scambio che a tratti potrebbe spiazzare, provocando una bilocazione. La Casa come l’Atelier di ogni artista sono di fatto ambienti museali vivi, in cui si interseca la dimensione progettuale della quotidianità, in cui creatività e riflessione coesistono inseguendosi, ed a cui siamo invitati a partecipare con la nostra sensibilità e le nostre competenze.