Without Borders. A Trolley for Art.
This Collection was born during my stay at the Langfrang Museum in June 2023, specifically during a detailed discussion on the state of contemporary art. In that context, I expressed the observation that the old idea of separating Western and Eastern art had become outdated, and how ancient linguistic distances had been rapidly erased, resulting in an international culture of art and culture that is now common and widespread among the new generations. Around this theme, in 2020, I also organized an art history course for the Academy of Fine Arts with Luming Zhang and a publication entitled “Without Borders,” which featured the contributions of European and Chinese artists and art critics. The course perfectly revealed a cross-fertilization of ideas and linguistic solutions in constant interaction, following processes of exchange that were capable of giving rise to a true internationalization of expressive forms, not conditioned and flattened by a strategy of globalization, but observed through individual contributions, the personal specificities of research and sensibility.
In that discussion, Li Baotai, a former student of mine at Brera and a qualified collaborator at the Museum, asked me if I had any “ideas in the drawer,” if over time I had conceived of an exhibition capable of explaining and demonstrating this observation of mine. Prompted to offer a concrete solution, I described and was able to document an exhibition, the result of a workshop organized in Milan, held in Venice in conjunction with the 2015 International Art Biennale, and centered on the presence in the space of thirty Electrolux refrigerators, inside which the artists had been invited to intervene: A.R.T.: nourishment and conservation of art.
Based on that first experience, I explained to Li Baotai and Luming Zhang that I wanted to organize a second project that would further develop these ideas about the free circulation of artistic ideas, always focusing on the principle of individual contribution, the expressive specificities of personal research that combine an artist’s intimacy and roots with the projections of international culture.
I had long been trying to organize an exhibition centered on the “suitcase,” or more specifically, what we now call the trolley. I was interested in the transition from the laborious “suitcase” to the “trolley” that moves independently thanks to the ingenious presence of four simple wheels; adding wheels has, in fact, “revolutionized” transportation and provided a sort of “independence” to the former suitcase, which appears capable of crossing continents autonomously.
The Trolley, on the other hand, represents a further form of freedom thanks to the elimination of “weight” and becomes the subject of an intense culture of travel, of crossing and transcending “borders,” a bearer of individual heritages within itself, an emblem of a new era, characterized by the movement of ideas and cultures. (I gave the personal example that, every time I visited China, my return to Europe required me to equip myself with a second large Trolley for transporting books, works of art, from sculptures to drawings to the most ancient materials.)
With this project, the Trolley becomes the emblem par excellence of Art in Travel, of a work of art that, protected within its own structure (like a tortoise according to an iconographic reference to the heritage of the times), is able to convey the aesthetic dimension independently even of its creator; The Trolley becomes an anonymous sculpture that reveals its contents to anyone with the patience and desire to open it, to rummage inside… the Trolley-Opera no longer serves a function dependent on its owner, it lacks the utility for which it was created, but for the first time is truly independent, living in function of itself, telling its story, and engaging in dialogue with its “discoverer.”
I would like to add that ultimately, this Project and these Trolleys also speak to my personal experience during these numerous stays in China, but perhaps they also project our thoughts back to the past according to the principle of work in regress, towards that extraordinary era begun by Marco Polo way back in 1271, an extraordinary indicator of the culture of human relationships.
If my 2015 Project began in Venice, it’s significant that this second stage will take place in Langfang, China. I look forward to the return from this extraordinary new Museum, exactly like an ideal twinning, of works by young artists for the upcoming exhibition “China. Kaleidoscope of Art,” scheduled for the Museo Irpino in Avellino and organized by MontoroContemporanea, again in collaboration with CastaliaArt.
I am extremely happy that this Project has been accepted and that so many have contributed, and that many will be able to develop, expand, and multiply it, enriching it with new personal expressive testimonies.
Senza Confini. Un Trolley per l’Arte
uesta Raccolta è nata all’interno del mio soggiorno presso il Langfrang Museum nel mese di giugno 2023 e più specificatamente in occasione di una articolata discussione sullo stato dell’arte contemporanea; in quel contesto espressi l’osservazione di quanto fosse superata la vecchia idea di tenere distinte l’arte occidentale da quella orientale e come in tempi molto rapidi siano state annullate le antiche distanze linguistiche e come si sia giunti ad una cultura internazionale dell’arte e della cultura ormai comune e diffusa presso le nuove generazioni. Intorno a questo tema ebbi modo di organizzare con Luming Zhang nel 2020 anche un corso di storia dell’arte per l’Accademia di Belle Arti e una pubblicazione intitolata “Senza Confini” che aveva visto la partecipazione di artisti e critici d’arte europei e cinesi; il corso rivelò perfettamente una contaminazione di idee e di soluzioni linguistiche in costante relazione tra di loro, seguendo processi di scambio che erano in grado di dare vita ad una vera internazionalizzazione delle forme espressive, non condizionate e appiattite da una strategia della globalizzazione, ma osservate attraverso il contributo individuale, le specificità personali della ricerca e della sensibilità.
All’interno di quel confronto Li Baotai, già mio studente a Brera e collaboratore qualificato del Museo, mi chiese se avevo qualche ‘idea nel cassetto’, se nel tempo avessi pensato ad una esposizione in grado di spiegare e dimostrare questa mia osservazione. Sollecitato a dare una effettiva soluzione raccontai e ebbi modo di documentare un evento espositivo, frutto di un laboratorio organizzato a Milano, realizzato a Venezia in concomitanza della Biennale Internazionale d’Arte del 2015 e incentrata sulla presenza nello spazio di trenta frigoriferi Elettrolux al cui interno gli artisti erano stati chiamati ad intervenire: A.R.T.: nutrimento e conservazione dell’arte.
Sulla base di quella prima esperienza esemplificai a Li Baotai e a Luming Zhang che avrei voluto organizzare un secondo Progetto in grado di sviluppare ulteriormente queste idee sulla libera ‘circolazione’ delle idee artistiche, sempre soffermandomi sul principio del contributo individuale, delle specificità espressive di una ricerca personale al cui interno si confrontino intimità e le radici di un artista con le proiezioni della cultura internazionale.
Avevo da tempo tentato di realizzare un evento espositivo incentrato sulla ‘valigia’ e più esattamente su quello che oggi chiamiamo il trolley. Mi interessava il passaggio dalla ‘valigia’ trasportata a fatica al ‘trolley’ che cammina indipendente attraverso la geniale presenza di quattro semplici rotelle; applicare le rotelle ha infatti ‘rivoluzionato’ il trasporto e fornito una sorta di ‘indipendenza’ all’ex valigia, la quale appare in grado di attraversare i continenti in autonomia.
Il Trolley d’altra parte rappresenta una ulteriore forma li libertà grazie all’annullamento del ‘peso’ e diventa il soggetto di una intensa cultura del viaggio, dell’attraversamento e del superamento dei ‘confini’, relatrice di patrimoni individuali al suo interno, emblema di una stagione nuova, fatta di movimento delle idee e delle culture. (Facevo l’esempio personale in base al quale ad ogni soggiorno in Cina il mio rientro in Europa mi obbligava a fornirmi di un secondo grande Trolley per il trasporto dei libri, delle opere, dalle sculture ai disegni ai materiali più antichi).
Il Trolley diventa con questo progetto l’emblema per eccellenza dell’Arte in Viaggio, di un’opera d’arte che protetta all’interno della sua stessa struttura, (come una testuggine secondo un riferimento iconografico al patrimonio dei tempi) è in grado di trasferire la dimensione estetica in autonomia anche rispetto al suo autore; il Trolley diventa una scultura anonima che rivela il suo contenuto a chi avrà la pazienza e il desiderio di aprirla, di ‘rovistare’ al suo interno…il Trolley-Opera non svolge una funzione dipendente dal suo proprietario, non ha quell’utilità per cui è nata, ma è per la prima volta realmente indipendente, vive in funzione di se stessa, racconta di se e dialoga con il suo ‘scopritore’.
Vorrei aggiungere che in fondo questo Progetto e questi Trolley parlano anche della mia personale esperienza in questi numerosi soggiorni in Cina ma forse anche proiettano il pensiero verso il passato secondo il principio del work in regress, verso quella straordinaria stagione iniziata da Marco Polo nel lontano 1271, indicatore straordinario della cultura delle relazioni umane.
Se il mio Progetto del 2015 aveva preso avvio a Venezia è indicativo che questa seconda tappa si realizzi a Langfang in Cina ed attendo che da questo straordinario nuovo Museo possano di ritorno, esattamente come un gemellaggio ideale, giungere opere di giovani artisti per la prossima Esposizione “Cina. Caleidoscopio dell’Arte” destinata al Museo Irpino di Avellino e organizzata da MontoroContemporanea, sempre in collaborazione con CastaliaArt.
Sono estremamente felice che questo Progetto sia stato accolto e che siano intervenuti in tanti e tanti potranno ancora svilupparlo, ampliarlo e moltiplicarlo, arricchirlo di nuove personali testimonianze espressive.




