EXHIBITION SECTION “ INTERSECTION OF BORDERS”

A cura di Andrea B. Del Guercio

Possiamo riassumere l’ampia e articolata dimensione tematica della Biennale di Wuhan attraverso il verso introduttivo di Charles Baudelaire (1821-1867) – “Ho così tanti ricordi che se avessi mille anni”. Un contesto che questa Sezione si conferma attraverso un ulteriore verso del poeta francese : “Una grande cassettiera stracolma di bilanci, di versi, di dolci messaggi, di racconti, con delle ricche ciocche di capelli racchiuse in ricevute, nasconde meno segreti del mio amareggiato cervello” (C.Baudelaire LXXVI SPLEEN in “Les fleurs du mal” Paris 1857).

Di fronte alla ricchezza e alla complessità del Patrimonio universale, di fronte alla fluidità del Tempo ed in relazione alla Storia, all’interno delle Geografie del Pianeta e nel confronto delle Idee, la Sezione Espositiva punta a trascrive attraverso un alto numero di opere d’arte, l ”Intersezione dei Confini”, affrontandone sia la presenza che il loro superamento, attenti all’eredità ricevuta e responsabilmente attivi nella contemporaneità. Ogni artista invitato è infatti testimone di un percorso espressivo in cui la singola aree tematica assegnata è stato soggetto di un processo di conoscenza e di riflessione, di elaborazione nella definizione ‘aperta’ della propria opera. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso cinque Sotto-Sezioni, contraddistinte da cinque diversi temi, con l’obiettivo di fornire al visitatore la conoscenza dei ‘Testi Figurativi’ di tanti artisti sicuramente rappresentativi di diverse generazioni e di culture visive indipendenti.

Quando il Museo è la mia Casa

Tradizionalmente i Musei di tutto il Mondo, sia quelli più grandi e importanti a quelli più piccoli ma spesso anche più raffinati, nascono e vivono fino alla stagione moderna rispondendo al ruolo di un’abitazione, di un luogo ‘familiare’ al cui interno le attività familiari, economiche e professionali, si collegano all’esperienza dell’arte, della letteratura e della musica. Sappiamo che la cultura e l’estetica sono infatti dati e valori che offrono alla vita personale e sociale un contributo importante al raggiungimento di un’alta qualità dell’esistenza. Questa Sezione espositiva, seguendo la mia lunga esperienza nel Sistema dell’Arte, cercherà di mantenere questa indicazione con l’obiettivo di non recidere quel rapporto di relazione che intercorre tra l’opera e l’osservatore lungo la frequentazione quotidiana della propria abitazione. Lungo il percorso espositivo delle opere troverete la presenza simbolica di pochi ed essenziali oggetti – una poltrona e un tavolo con dei libri, una sedia e una lampada, un frigorifero da cui ritirare una bibita – riferibili alla stragrande maggioranza dei nostri appartamenti, tutti riconoscibili e senza un particolare valore se non quello di ricordarci che nel momento in cui noi entriamo nel Museo – ma anche in un Teatro come in Tempio – accediamo comunque ad una “Casa”, in un luogo nel quale andremo ad ‘abitare’, anche se per un limitato tempo ed in cui potremo tornare da soli e con amici e familiari. E’ utile confermare quanto il piacere abbia un’assoluta preminenza, sull’interessamento culturale, politico e filosofico, che insieme determinino l’acquisto; non deve sfuggire la relazione di una scelta con la strategia di ‘arricchimento estetico’ del proprio habitat culturale in cui ogni tassello trova il suo spazio fino a definire l’unità predisposta da un puzzle. La casa è di fatto il luogo prediletto di fruizione dell’arte, cosi come lo è per la lettura e lo studio, posta all’interno della dimensione arredativa, che da privata e familiare si allarga ad una ristretta socializzazione. Se l’arte svolge un ruolo decisivo accanto alle diverse componenti della casa, si dovranno sottolineare tutti quei processi e le potenzialità che l’accessibilità al collezionismo possono permettere. In questo ambito si collocano strategie in cui trovano posto vere e proprie ‘scoperte’ tra le nuove generazioni dell’arte e le riscoperte in forma di ‘rivelazioni’ di Maestri troppo spesso e rapidamente dimenticati, così che l’insieme di un patrimonio raccolto di opere diversi possa rappresentare il territorio culturale di attraversamento della sensibilità individuale.

In questo ambito di riflessione è utile sottolineare che la stessa attività critico-curatoriale ha il compito di agire e la responsabilità di intervenire nel processo di progettazione e di realizzazione dell’evento espositivo con quei dati – in questo caso arredi privati – che possono andare a orientare l’esperienza della ricezione; è utile che alle specificità presenti nel contributo teorico – quando se ne ha competenza e lo si ritenga utile – si aggiunga il supporto estetico, configurato dalla dimensione iconografica.
Questa indicazione metodologica mi permette di segnalare 1 come sia necessario evitare la ‘frattura’ con la dimensione espositiva dell’arte, 2 come sia importante ‘stringere’ la relazione e quindi il confronto, anche dialettico e conflittuale, con l’opera che avrete di fronte, 3 come sia utile avviare la strada del dialogo costruttivo che sicuramente avviene nel momento in cui accettiamo e collochiamo un libro, un quadro, una scultura nella nostra abitazione (esattamente così come avviene per un oggetto di arredamento).
Se il Museo e l’Esposizione della Biennale di Wuhan saranno vissuti sotto questa luce ‘familiare’, molto probabilmente potremo 1 provare a domandarci in che termini le opere esposte potrebbero vivere nel nostro habitat 2 ma anche immaginare lo spostamento e la collocazione – in formato più consono – verso la nostra stessa abitazione … il ‘cerchio si chiude’ quando la nostra Casa diventa il Museo e tu sei diventato un ‘collezionista’ d’arte, un ‘lettore’ di libri, un ‘ascoltatore’ di musica, uno ‘spettatore’ del cinema e del teatro.
Non ho mai ritenuto l’attività espositiva dell’arte, antica, moderna e contemporanea, una realtà culturale indipendente rispetto alla dimensione privata della fruizione, ma costantemente stretta con quella che si raccoglie nell’esperienza, storica e recente, del collezionismo. E’ estremamente pericoloso separare l’ambito del Museo da quello della Collezione privata – nella più ampia delle storie dell’arte le Collezioni personali e familiari sono alla base della nascita del Museo – in quanto non crea una effettiva relazione tra l’opera e il su fruitore, ne mantiene di fatto un distacco, una lontananza, un’impossibilità a raggiungere quell’effettiva portata culturale ed emozionale che è il vero patrimonio della cultura dell’arte.

Xu Dawei, René Holm, Mads Rafte Hein, Mara Wallenstal-Schoenberg, Maurizio Pellegrin, Zhang Zhijian, Eugenio Tibaldi

Wuhan Art Museum

L’accesso all’edificio avviene attraverso un viale alberato poco frequentato dalle automobili e quindi costantemente silenzioso, rispetto alla vitalità del traffico nelle grandi arterie di una metropoli di diciassette milioni di abitanti come Wuhan ; ci accoglie il movimento sinuoso della copertura, molti simile e forse ispirata al tema dello scorrere delle acque in una città contrassegnata dalla presenza del grande fiume ‘Lungo’; la facciata con le grandi vetrate si distingue da altri musei contemporanei per uno sviluppo ed una dimensione trattenuta, evitando quelle forme retoriche che possono rappresentare una ‘distanza psicologica’ per il visitatore. Sulla base di questi primi dati e sull’osservazione delle aree interne destinate allo sviluppo di questa Sezione della Biennale, ho ritenuto utile introdurre nel percorso espositivo il valore esperienziale della “Casa”, precisando di esso un ridotto numero di soggetti simbolici, dal tavolo da cucina alla poltrona, dal divano e raccoglitore dei giornali e delle riviste alla scrivania di uno studente del liceo.

Se la comunicazione esterna del Museo non risulta ‘monumentale’, nel momento in cui si frequenta l’interno, si percepisce interamente quella verticalità che riconduce la mia memoria visiva alla dimensione architettonica della classicità italiana, dal Panteon alle Terme di Caracalla e da queste alla Basilica di San Pietro a Roma, dalla Cupola di Santa Maria del Fiore progettata dal Brunelleschi alle Tombe Medicee a Firenze, disegnate da Michelangelo, per poi andare ai volumi del patrimonio neo-classico europeo. Anche il forte sviluppo verticale dell’area centrale a cui fa seguito un progressivo sviluppo degli spazi laterali, proiettati verso l’esterno, non interrompe l’azione ospitale nei confronti di colui che accede al Museo: l’architettura mantiene una dimensione che possiamo definire ‘sacrale’.

La Biennale di Wuhan e la dimensione spezzata del percorso espositivo

Di fronte alla verticalità, quale dato spaziale importante e determinante per la stessa fruizione, ho ritenuto che l’azione espositiva non poteva non tenerne conto, scegliendo l’opzione del suo utilizzo, evitando. quando possibile, la proiezione orizzontale e in particolare quella lineare. A quella percezione che possiamo definire ‘cinematografica’, caratterizzata dalla rigorosa successione dei fotogrammi, ho optato per una disposizione ‘spezzata’, dove cioè tutte le opere coinvolte nel percorso espositivo fossero libere di vivere una disarticolazione spaziale. Non si è tenuto conto del rigore, spesso coercitivo, di una altezza sempre uguale, proponendo sbalzi nelle distanze e nella relazione tra opere dello stesso autore, prediligendo quell’esperienza della contaminazione che ci ha condotto a favorire la sottolineatura dei valori estetici, tematici, tecnico-espressivi. L’obiettivo, come dovrà risultare dalla documentazione fotografica, è quello di recuperare interamente ed in aperto contrasto con una tradizione espositiva dei decenni passati, i valori estetici che definiscono per la pittura ( e la comunicazione video attraverso monitor) la Quadreria, mentre per la scultura e per quanto è realtà plastica le grandi Gipsoteche.
L’intera storia dell’arte europea è infatti contrassegnata da un processo di ‘accumulo’ del patrimonio iconografico – figlio di quella dimensione che definiamo horror vacui/terrore del vuoto e che troviamo comune in gran parte dei Templi buddisti anche in Cina – l’azione installativa delle opere, arricchita da una serie di presenze appartenenti alla dimensione della ‘casa’, andrà a ricostruire quella dimensione caleidoscopica che trova ulteriore riferimento nella natura interdisciplinare della wunderkammer nelle aree geografico-culturali del nord Europa.

La Sezione “Intersezione dei Confini” si articola al suo interno, sia sul piano teorico che su quello espositivo, attraverso cinque sottosezioni con l’obiettivo di analizzare quelle diverse problematiche che fanno, di fronte alla Storia e nel Presente, la ricchezza e la complessità del concetto di ‘Confine. “Il processo caleidoscopico dell’arte contemporanea ha l’obbligo di continuare a porsi in stretta relazione con la dimensione storica che ci ha lasciato in eredità la dimensione complessa del suo patrimonio, articolata al suo interno da autori ieri noti, oggi dimenticati, poi riscoperti, mentre la sua massima estensione vede la presenza di anonimi, frutto di quelle piccole botteghe e di stamperie, laboratori e atelier diffusi nella geografia del pianeta.”