Piergiorgio Balocchi. “Il panneggio di una veste femminile, il cipresso isolato tra ‘biancane e calanchi’, il cuscino-altare del riposo e la casa disegnata della riservatezza.”
di Andrea B. Del Guercio
Piergiorgio Balocchi ha scelto la cultura del marmo trasferendo in essa quei dati che appartengono e contrassegnano la città di Siena in cui è nato, trascrivendo valori della sua nobile storia e il dettagliato paesaggio; ha spostato, lungo l’intero suo percorso creativo, l’attenzione espressiva dalla civiltà del ‘cotto’ verso quella del marmo, andando dalle variabili cromatiche giallo-arancio delle terre di Siena al rigore del bianco di Carrara, dal rosso caldo di Piazza del Campo al nero assoluto nei laboratori distribuiti nel bacino marmifero delle Apuane.
Questo passaggio biografico tra la cultura specifica dei due territori toscani, ha prodotto la nascita e l’affermazione di una mirata cultura iconografica per la scultura di Balocchi, frutto di quella contaminazione in cui persiste il ‘ricordo’ dentro il nuovo supporto…quando la percezione del soggetto avverte quelle tracce indelebili che appartengono all’esperienza di una prima stagione…quando la frequentazione di un paesaggio si traduce in una diversa geografia; ogni scultura è in grado di ricucire le distanze ed esaltare le differenze, rinnovandole verso il persistere di ciò che non si dimentica perchè vive nel presente: «L’imagination est la reine du vrai, et le possible est une des provinces du vrai. Elle est positivement apparentée à l’infini.» (C.Baudelaire).*
Affidandosi all’immaginazione Balocchi trasferisce direttamente all’esperienza operativa delle sue mani, tutto un patrimonio culturale che si riconosce nella storia dell’arte e del paesaggio, tra il Basso Medioevo e il primo Rinascimento, tra Duccio da Boninsegna e Jacopo della Quercia, operandone la rivisitazione interpretativa per via di una sensibilità che si riconosce nella trattenuta dimensione affettiva, soffermandosi sul crinale delicato della spiritualità; procede lo scultore non per via di ‘citazione’ ma attenta trascrizione del proprio vissuto, di ciò che si è depositato di quel patrimonio visivo a livello intimo, che continua, senza fratture e affrettate archiviazioni, ad essere percepito valore vivo nel presente. La natura umana e quella del territorio hanno circoscritto, fondendosi, la geografia artistica di Piergiorgio Balocchi, permettendogli di trovare nel marmo, nel rigore della sua luminosità, la perfetta unità per un personale sistema espressivo.
Nascono nel trascorrere del tempo, splendido merito del ‘tempo lento’ della scultura, distinti Cicli di opere in grado di racchiudere passaggi iconografici – il panneggio di una veste femminile e il cipresso isolato tra ‘biancane e calanchi’, un cuscino-altare del riposo e la casa disegnata della riservatezza – con diverse variabili, ma mai per fratture e contrapposizioni; le mensole dello Studio-Laboratorio di Torano raccontano, velate da quel leggero strato di polvere bianca che sembra volerle proteggere, quei passaggi che, trasferiti nell’habitat privato, diventano soggetti attivi della percezione-riflessione, attori della bellezza nella nostra quotidianità.
* Baudelaire “L’immaginazione è la regina del vero, e il possibile è una delle province del vero. Essa è positivamente imparentata con l’infinito” sta in Salon de 1859



