Ivo Ringe – Lavagne di pittura

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di Andrea B. Del Guercio

Lugano, Five Gallery, 2017

Non condivido le preoccupazioni di coloro che escludono, in nome di una presunta purezza scientifica dell’arte, le relazioni che intercorrono tra l’osservazione e il giudizio sull’opera con la personalità del suo autore; senza scadere in una riduttiva scala di nozioni biografiche, ritengo un dato significativo e spesso prezioso, in base all’esperienza diretta di chi frequenta da sempre e vive la vita degli studi d’artista, conoscere e introdurre la percezione dei valori umani nel giudizio sull’operare artistico e della sua produzione di opere e di cultura. Nel caso di Ivo Ringe il tema della personalità assume un peso importante, che non può essere nascosto ed escluso dal confronto diretto con la sua pittura; una marcata energia ed un forte orientamento all’entusiasmo e alla partecipazione esistenziale, sono dati che ne contrassegnano il valore e la carica espressiva.
In una prima fase del mio avvicinamento al lavoro di Ringe riconoscevo, sul piano di una percezione emotiva, una condizione di distanza, direi una indipendenza, tra la singola tela e la fruizione; questa condizione di indipendenza e di distanza dell’opera da una immediata e spesso frettolosa carica partecipativa, mi segnalava in essa lo stato di una concettuale vita interiore; le opere di più piccola dimensione, forse per la loro intima fattura, in cui lo sguardo si fa attento alla materia pittorica, inducevano la mia sensibilità ad entrare in più stretta sintonia, approfondendone la conoscenza; così, provenendo dal vivace ed approfondito incontro nello studio a Colonia, con la volontà di apprendere il ‘il fare dell’arte’ di Ringe, una sua piccola e preziosa tela ‘verde scuro’, si installa, ben in vista, nella mia collezione contemporanea.
Dalla visita in studio e con la Raccolta di opere che documentiamo in questa edizione, ho inteso estrapolare e mettere in evidenza un patrimonio espressivo frutto di una cultura pittorica in cui la volontà progettuale e l’organizzazione dello spazio mentale, mantengono un peso strutturale; l’estensione delle diverse superfici monocrome, dai verdi ai rosa, dai neri ai gialli, sistematicamente diventa la dimensione di appoggio per l’azione di un processo estetico analitico che si articola tra soluzioni segnico-grafiche e geometrie piane; lungo questo processo costruito sul fare dell’arte, in cui i pigmenti hanno uno specifico e significativo apporto, l’eredità’ linguistico-concettuale della stagione ‘concreta’ europea si è venuta arricchendo con le intenzioni vitali del gesto pittorico di derivazione nord-americana. Quella distanza iniziale tra l’opera e la fruizione, diventa prima riservatezza mentale, ma progressivamente si trasforma in un processo di trascrizione del pensiero che si riconosce nella carica e nel peso di una intensa emotività. Nascono opere, anche di grandi dimensioni, orientate a definirsi ‘lavagne di pittura’; sono planimetrie che cercano nello spazio una condizione mentale, uno stato d’animo e che si riversano sulla condizione partecipativa della percezione. Nei grandi spazi espositivi museali come nel clima raccolto delle collezioni private, le opere di Ringe sono testimoni di un’esperienza estetica nata e costruita sul perfetto equilibrio tra rigore e passione, tra struttura e energia; dal frammento monocromo alle grandi dimensioni di una installazione della pittura nell’habitat si è in introdotti in uno spazio ancora inedito dell’arte contemporanea. Dall’opera singola ai dittici e da questi allo sviluppo di un trittico, si sviluppa un patrimonio di idee visive che si rinnova mantenendo quell’unità di sistema che appartiene alla storia dell’arte antica, dalla ritrattistica alla pittura sacra; Ivo Ringe costruisce un caleidoscopio di opere che si trasforma lungo una processualità espressiva vitale, forse per rispondere al IX sonetto di Rainer Maria Rilke “Wisse das Bild” (“Conoscere l’immagine”).
Nel lavoro di Ivo Ringe si avverte una affermazione estetica decisa, contrassegnata da una volontà tesa alla definizione geometrica dello spazio positivo, ma anche al raggiungimento di costellazioni celesti e di carte geografiche, tra percorsi e tracciati che uniscono i luoghi del ‘pensiero’. Il riferimento alla ‘lavagna’, nell’accezione concettuale di luogo della ricerca e della scrittura, introduce un ideale riferimento a Joseph Beyus di cui Ivo Ringe fu allievo negli anni accademici di Düsseldorf; introduco in questo percorso interpretativo un riferimento alla ‘lavagna’, non come passiva citazione, ma quale suggerimento ai valori del tracciare linee e dell’individuare spazi, nel rapporto intuitivo che unisce, da sempre, la scienza all’arte, la matematica alla pittura, la filosofia all’estetica.
Sulla base di questo percorso di analisi ed all’interno dei diversi passaggi che ne hanno configurato i solidi valori estetici e tecnico-espressivi, dobbiamo ancora soffermare la nostra attenzione sulla successione dei titoli che scandiscono la Collezione delle opere; sono suggerimenti che Ivo Ringe dichiara apertamente, riferendo stati d’animo e emozioni poetiche; affiorano tutti i dati di una personalità intensa, prorompente e partecipe, con opere che narrano di dolcezze familiari racchiuse in un reticolo rosa, per trascrizione di un giardino con i suoi primi verdi, tra le bruciature desertiche del Nuovo Messico, un risveglio d’amore, i rossi e i caldi aranci e i gialli per “Una giornata di sole”.

 

In allegato trovate il catalogo della mostra.

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