Gaetano Grillo intervista Andrea B, Del Guercio Academy of Fine Arts
Gaetano Grillo
L’emergenza di questo momento sta cambiando il paradigma o consideri che una volta passata tutto riprenderà come prima?
Andrea Del Guercio
Nulla rimane come prima e soprattutto dopo questo evento di cui ancora non vediamo la fine, né i tempi né ciò che resterà ‘in piedi’ e cosa ‘cadrà’, oltre alle centinaia di morti. Significative appaiono già adesso le ricadute sul mondo del lavoro e sull’economia reale a cui manca una condizione di equilibrio e di relazione; lo spostamento improvviso del lavoro dai tradizionali uffici e la sua riorganizzazione in ambito privato incontra grosse difficoltà che dovranno essere risolte e ridefinite; sappiamo che la più grande maggioranza delle abitazioni del ceto medio impegnato nelle cosi dette attività di concetto, sono infatti, rispetto al passato, prive di un locale adibito a ‘studio’, cosi che tutto si svolge in maniera disorganica e in difficile contaminazione con le funzioni familiari.
Questa riorganizzazione in cui lo studio torna ad essere presente, può portare notevoli benefici ad ampi strati della popolazione riconsegnando alla dimensione del lavoro la sfera culturale, dello studio e della ricerca. Un primo passo che potrebbe riattivare la funzione della biblioteca rispetto alla semplice libreria del salotto…A noi può sembrare una realtà scontata, ma nel costume comune delle nuove generazioni borghesi è un problema che esiste; rispetto a questo passaggio si collega anche la cancellazione delle Collezioni’ d’arte la cui ricomparsa è fattibile.
D: Cosa cambierà e perché?
R: Ritengo e spero che molto debba cambiare nell’organizzazione della vita sociale ed in particolar modo in materia di sanità e di istruzione, ma anche di cultura alimentare e dei canali di distribuzione e non ultimo in materia di sicurezza attraverso la gestione del comportamento collettivo e di quello individuale. L’epidemia è infatti cosa ben diversa dalle diverse crisi economiche e politiche che si sono verificate in questi decenni; si tratta di un evento che ha colpito in maniera totale le consolidate abitudini di tutti obbligandoci da ripensare e da rivedere. La popolazione, con riferimento ad alcuni strati sociali, avrà maturato il concetto di precarietà e di instabilità di fronte ad eventi climatici e legati alla salute, cosi che si rivelerà più attenta, più predisposta a prendere delle preoccupazioni…é da sottolineare la successione temporale che collega a livello globale il fenomeno Greta Thunberg al Corona Virus…
D: Cosa succederà nel mondo dell’arte, cambierà il pensiero?
D: Non lo escluderei un ripensamento, una forma di riflessione e una revisione; dipenderà molto da fattori esterni al sistema dell’arte. Il sistema è terribilmente irrigidito sulla recente rivoluzione a carattere economico-finanziario che ne ha trasformato i principi e molti processi; anche in questo caso, così come è avvenuto nel passato e nella sua storia le trasformazioni sono il frutto di eventi esterni. Ritengo che siano solo i fruitori a poter ridisegnare il sistema dell’arte, le sue funzioni e la sua presenza nella società.
D: Cambieranno i linguaggi?
C: Posso darti due risposte che si interfacciano.
I linguaggi dell’arte dipendono da diversi processi e prendono strade indipendenti tra di loro; la responsabilità di ogni singolo artista, ma anche delle Direzioni dei Musei e delle Riviste, dei Critici e delle Gallerie, è alla base della natura del linguaggio artistico e delle sue variabili. Dobbiamo attendere per registrare i cambiamenti che inevitabilmente si succederanno comunque, quelli autentici e quindi imprevedibili e quelli ripetitivi quindi facilmente prevedibili.
D: Cambieranno i linguaggi?
D: Ho verificato e scritto già da tempo quanto nell’arco di quest’ultimo decennio, si sia definitivamente superata la distinzione tra cultura occidentale e cultura orientale, cosi come per secoli è stata concepita la storia dell’arte, in particolar modo tra quella europea e quella asiatica. L’attività espositiva a cui mi sto dedicando mette oggi in evidenza quanto questa separazione non sia più effettiva, permettendo di affermare che l’attuale cultura dell’arte abbia carattere globale, abbia cioè raggiunto e si stia assestando lungo le linee guida di un unico patrimonio linguistico ed esperienziale.
D: Cambierà il mercato?
R: E’ molto importante affrontare la tua domanda senza prevenzioni e preconcetti ideologici ancora troppo diffusi in ambito storico-critico ma anche artistico; il mercato dell’arte non è una realtà rigida, circoscritta, fondata su presupposti (estetici-morali-spirituali) ma collegata strettamente alla dimensione (articolata) del patrimonio, (si tenga presente che quello culturale ed artistico è perennemente estensibile) e risponde sempre alle dimensioni (variabili) della ‘curiosità’.
Sono convinto, come più volte sottolineato in altre occasioni, che la trasformazione del mercato sia prevedibile e inevitabile; ciò dipende solo dal momento in cui entreranno in campo, a livello globale, nuove classi sociali. Il mercato dell’arte è già pronto a rispondere alle trasformazioni essendo per sua natura adattabile alle variabili della domanda, a ciò e a quanto le venga richiesto, esattamente in linea con la natura e la tendenza dell’offerta copre ed articola le sue proposte a 360 gradi sulla dimensione e la natura della richiesta. La storia dell’arte ci insegna infatti quanto la dimensione del suo patrimonio sia frutto di una natura ‘caleidoscopica’.

