LE IMMAGINI DEL PENSIERO 2014

 

Il Progetto “Le immagini del pensiero” nasce nell’ambito di un’esperienza didattica iniziata nel 2011; all’origine dell’iniziativa si pose la relazione con EUROTALENT e in particolare con la dott.a Federica Mormando, psichiatra attenta alle esigenze espressive dei bambini rispondenti a parametri di super-dotazione intellettiva. Queste premesse indicano la natura scientifica introdotta all’interno di un’esperienza di didattica dell’arte, costruita su una rigorosa attenzione alle esigenze espressive del minore, condotta attraverso competenze verificate nel tempo e all’interno della didattica e della ricerca dell’Accademia di Belle Arti di Brera. 

Il Progetto si è andato allargando all’intero mondo espressivo dei bambini, si è specificato lungo lo sviluppo dell’età e delle innovazioni lessico-visive del singolo ‘allievo’ ma si è anche mantenuto strettamente collegato con le esperienze costitutive all’affermazione della ‘cultura contemporanea’ dell’Arte, quale valore di appartenenza e obbiettivo dell’Accademia di Brera. Il Progetto esclude le forme diffuse della citazione e della ripetizione formale, quali copia dal vero, dove il disegno si impone sul colore delimitandone gli spazi di libertà e di autonomia; il Progetto si proietta costantemente sulla vitalità dell’emozione e del sentimento attraverso la centralità del colore inteso come materia, energia, indipendenza di sviluppo e di distribuzione. 

Il Progetto non si colloca nel troppo diffuso spazio di una generica creatività artistica, ma orienta il suo impegno e metodo nella mirata attenzione al singolo bambino con l’obbiettivo di far affiorare le ‘immagini del pensiero’; di fatto senza sovrapporre-imporre l’apprendimento di un metodo, si opera per dar luce solo attraverso il lavoro espressivo, alla natura linguistico-visiva che è propria al singolo. In questo quadro si è osservato, in perfetta sintonia con l’attività didattica svolta a livello di maturità dell’Accademia, che l’annuale frequentazione degli incontri fornisce al bambino la possibilità di 1. vedere riconfermato un sistema linguistico-visivo proprio 2. elaborarne un aggiornamento, una trasformazione in base alla relazione tra sensibilità e esperienza 3. al fondatore del metodo ed ai genitori la conoscenza del ‘sistema di comunicazione visiva (diciamo la grammatica del linguaggio delle immagini).

Aggiungiamo con valore di esempio una relazione a conclusione del ciclo espressivo:Il piccolo P. ha aderito al lavoro espressivo in maniera graduale, allontanandosi da una iniziale timidezza e difficoltà di ambientazione. Ha conseguito una consapevolezza del lavoro in termini di qualità, riflesso della consapevolezza delle proprie capacità. I disegni realizzati sono molto incisivi e sono caratterizzati da un segno forte . Il segno in questione, immediato e spontaneo, si esprime attraverso la tonalità contrastante del nero, e con una volontà tesa all’esternazione. Il tema dell’autoritratto del primo incontro, forse prematuro per la sua età, è stato sviluppato da Pablo con il grande sforzo di confrontarsi su una grande superficie rispetto alla portata della sua mano; è riuscito a costruite il suo volto a partire da un cerchio esteso caratterizzandolo senza stereotipi. Il lavoro sviluppato nell’ultimo incontro sul tema della famiglia dimostra la grande autonomia raggiunta da Pablo, in quanto da solo ha approfondito un lavoro progressivo su più fogli dove si sviluppa la narrazione dei soggetti che, svincolandosi dalla percezione di contorno, assumono una propria caratterizzazione nello spazio loro dedicato. Ha sviluppato il lavoro in modo completo,con una accresciuta attenzione ripetendo l’operazione su cartone telato, indice di capacità progettuale.  

Obbiettivo non è insegnare a ‘dipingere’ per scoprire l’artisticità, ma permettere di far conoscere a se stesso il proprio linguaggio per immagini, di far affiorare i propri pensieri-immagini, auto-verificare il proprio sistema di comunicazione, dare corpo al desideri di espressione. (Riporto la risposta di un bambino di 5 anni alla madre che gli chiedeva cosa avesse imparato. “Ho capito com’è il mondo dentro di me e come posso metterlo sulla tela”).

Gli incontri sono dedicati a che ognuno comprenda le immagini, i colori, gli spazi,  in cui la realtà si traduce nella propria mente, e sappia sceglierne e comunicarne alcuni elementi; il valore dato alla tecnica sarà minimo – anche per motivi di tempo – mentre si darà importanza alla posizione nello spazio (tela), alla traduzione personale degli spazi, per la comunicazione individuale della Realtà.

                   Si pregano i genitori di non chiedere ai bambini lungo il percorso “che cosa hai fatto”- che cosa hai imparato, ecc. per non disturbare questo processo che al bambino  appare intuitivo.                    Alla fine del terzo incontro  verrà spiegato i lavoro  eseguito. Si prevede una relazione sul lavoro svolto con  ogni singolo bambino.

I bambini tra i quattro e i sette anni possono condividere la didattica nella stessa aula.

I temi affrontati sono : L’autoritratto ed il volto. Il cibo. La casa. Gli animali. La natura. 

Gli incontri devono avere una durata di due ore e mezza- tre. 

Il bambino ha la necessità di sciogliere lentamente le proprie esperienze visive; deve vivere la comunicazione visiva sotto forma di percorso di ricerca all’interno della propria sensibilità, cosi che la coscienza di avere tanto tempo lo aiuta a ‘stancarsi’; l’affiorare di immagini e sistemi linguistici ha necessità di un abbandono fiducioso al proprio essere; non è costretto a seguire le indicazioni o le richieste dell’insegnate-genitore ma deve essere certo della propria libertà. Ideale per l’attività espressiva è il sabato, giornata non collegata alla vita scolastica. 

Gli assistenti, Viola Ceribelli e Ottavio Mangiarini ormai esperti dopo tre anni di esperienza sul campo ed autonomi nella didattica del metodo dirigono tutti gli incontri; entrambi sono laureati in Pittura e Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. stiamo provvedendo perché lo spazio laboratorio della creatività preveda la presenza delle loro opere  (perché si espande la libera fruizione del pensiero) permettendo al bambino di convivere l’esperienza dell’arte contemporanea ; l’aula deve caratterizzarsi come studio d’artista d’arte cosi che il bambino sia immerso in uno spazio di creatività e non di didattica. 

I materiali.

Carta, cartoncino telato, pastelli grassi, pennelli, acquaragia inodore, straccetti.

La forma quadrata.

Per le prime due sezioni il formato della carta (progetto) e del cartoncino telato deve essere sempre quadrato. La forma del quadrato non crea il condizionamento della linea di confine, della prospettiva. (finestra, finestrino, quadro, porta, video). La forma quadrata non ha un lato più importante e un orientamento legato al suo posto di lavoro (orizzontale). La forma quadrata non condiziona avendo lati uguali e un centro unico, cosi che il bambino si rilassa immediatamente. La forma quadrata è più vicina alla forma del suo stesso volto.

I pastelli grassi.

Sono banditi i pennarelli in quanto non permettono l’autonoma definizione, tra sfumatura e materia, del colore. I pastelli grassi sono gli strumenti per una comunicazione completamente incentrata sul colore, sulla natura ‘materica’ del colore; il pastello grasso non riempie i contorni né assume un ruolo passivo nella ricerca iconografica, ma si impone sulla forma del pensiero configurandosi come immagine emozionale. Il successivo impiego di un diluente rivela al bambino la magia del colore; il bambino lo vede e lo gestisce nella trasformazione da materia solida a materia liquida; il diluente moltiplica l’azione espressiva indipendente, permette al bambino di auto-rinnovare il suo sistema di comunicazione attraverso un nuovo piacere.

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