L’ARTE DELLA TERRA 2021 (PDF)

L’ARTE DELLA TERRA

ANDREA B. DEL GUERCIO

(Accademia di Belle Arti di Brera Milano) 

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L’arte della terra 2021 – Andrea B. Del Guercio

Ho scelto questo titolo nel disperato tentativo di sfuggire alle mie responsabilità di contribuire a questa monografia dedicata alla complessa dimensione simbolica della TERRA; il tema proposto assume a livello dei linguaggi artistico-visivi grosse difficoltà di analisi e notevoli impedimenti di decifrazione.

Parlando di Terra, quei margini che apparentemente possano sembrare nel simbolo ancora più estesi, i cui confini fisici si allargano oltre l’orizzonte andando verso l’estensione sferica, si dimostrano improvvisamente stretti e dettagliati; l’oggetto posto alla nostra attenzione e da me ricondotto alla specificità artistica, si rivela tanto incontenibile e complesso, tanto carico di valori e di funzioni diverse, da risultare inafferrabile, irraccontabile, indescrivibile, forse anche impenetrabile per eccesso di dimensione.

Queste difficoltà sono affrontate dalla storia dell’arte con mirate forme di osservazione che si racchiudono nel concetto di «Paesaggio Pittorico» e si specificano attraverso l’approccio scientifico alle Carte Geografiche, mentre la Scultura orienta il suo sguardo sui valori simbolici attivi lungo le stagioni climatiche e le pratiche della vita nei campi. 

La storia della pittura di paesaggio, sia terrestre che marino, ma anche in rapporto con la proiezione di sconfinamento celeste, attraversa tutte le stagioni estetiche e nelle diverse aree geografico-culturali; la Terra diventa Paesaggio, si qualifica attraverso la Geografia e si pone in evidenza attraverso i suoi frutti e gli strumenti, il patrimonio animale, seguendo le relazioni tra l’agricoltore e il cacciatore, il raccoglitore e l’inseguitore di ‘tracce’. L’arte accompagna l’uomo lungo questo percorso di conoscenza della Terra e di vita sul Pianeta persistendo nella dimensione variabile del Paesaggio.

 Questa condizione trova nel 1854 la sua migliore definizione attraverso un quadro di grandi dimensioni  intitolato con estrema determinazione e auto-affermativa Bonjour monsieur Courbet, quando il suo stesso artefice, Gustave Courbet, ha trentacinque anni. L’artista ritrae sé stesso di fronte al suo collezionista Alfred Bruyas, committente dell’opera, e al di lui servitore; entrambi si rivolgono all’artista con quell’ossequioso saluto in cui è racchiusa tutta la volontà di sostegno a quell’inizio di viaggio che siamo invitati ad ‘ascoltare’ nel titolo. 

Non è un ritratto, non è un racconto ma bensì un’indicazione fondamentale per la storia del fare dell’arte, ed in specifico nel processo di affermazione del ruolo dell’artista. Courbet afferma e sottolinea che l’artista per essere tale deve intendersi in ‘viaggio’ sulla Terra, in ‘cammino’ con i suoi strumenti di lavoro, esploratore in solitudine, indagatore-frequentatore del Paesaggio e quanto di esso percepisca la presenza e l’articolata variazione. Se Bruyas si appoggia ad un bastone da passeggio (abbinato ad uno più elegante da città) e calza scarpe leggere, Courbet si avvale di quello ben più robusto del camminatore (alpenstock) a cui si abbina la presenza delle ‘ghette’ (uose). Completa e definisce il suo ruolo di artista il ‘cavalletto da campagna’ specifico per la pittura en plein air, nella dimensione aperta del paesaggio, a contatto diretto con la natura…forse lungo un percorso, durante un viaggio. 

Un quadro che svolge il ruolo di spartiacque tra il prima e il dopo nel rapporto dell’Arte con la Terra, dell’Artista con il Pianeta realizzando nella stagione moderna e contemporanea un costante processo di indagine.

Da quel neanche troppo lontano 1854 l’artista contemporaneo si è messo in cammino e non ha mai più posato il cappello…

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