L’ultimo incontro

Per ricordare Germano Celant vorrei raccontarvi quanto è avvenuto, nello spazio di pochi minuti, in uno degli ultimi incontri.
Tutto è avvenuto poco dopo esserci scambiati un cordiale saluto di fronte alle Gaggiandre nel bacino dell’Arsenale di Venezia. Durante la ‘passeggiata’ nel circuito labirintico del Padiglione Italia, il suo sguardo ha mantenuto quell’ironico sorriso che definiva da alcuni anni un sostanziale cambio di atteggiamento rispetto al passato ‘militante’, severo e determinato, nella costante divisa nera, forse ereditata da Emilio Vedova.
Scuoteva la testa leggermente senza atteggiamento di condanna ma di riservata distanza, senza dare l’impressione di voler approfondire con lo sguardo, ma lasciando che solo ‘scivolasse’ sul paesaggio espositivo.
Ad un incrocio ci siamo dovuti improvvisamente fermare per evitare di ‘scontrarci’ con un codazzo festoso di paparazzi che avanzava veloce circondando la ‘stellina’ del momento, agghindata e impettita, tutta concentrata nello sforzo di auto-affermazione, incurante di rivolgere una doverosa attenzione al ‘severo rigore’ di chi stava incontrando e che mi precedeva.
Il sorriso ironico di Celant non ha fatto una piega, mantenendo quell’educato silenzio che lo ha sempre contrassegnato nelle manifestazioni pubbliche, lasciando che il rumoroso corteo ‘curatoriale’ si allontanasse, perdendosi in tutto ciò che si ‘dimentica’ nell’ultimo decennio di Biennali.