Picasso Contemporaneo

di Andrea B. Del Guercio

“L’artista raccoglie emozioni che vengono da ogni parte: dal cielo,dalla terra, da un pezzo di carta,
da una forma che passa, da una tela di ragno.” P. Picasso in Cahiers d’Art n.7 ottobre 1935

Stefano Pizzi

Il pensiero attraverso l’emozione ci insegna che non può essere in vita a definire la contemporaneità di un artista, ma neanche la morte a deciderne l’esclusione dal presente; sappiamo che è la natura del nostro sguardo, con lo spessore della nostra sensibilità, a tenere in gioco nell’attualità un’opera d’arte, anche a prescindere dalla sua data di redazione e dal contesto
storico in cui il suo artefice è vissuto. Siamo noi e ogni nuova generazione di lettori, sia individualmente che collettivamente, a scoprire quanto un’esperienza artistica viva dialogando nel tessuto della quotidianità, in che termini si collochi in stretto rapporto con le nostre azioni e quanto faccia parte del nostro paesaggio.
In quest’ottica definiamo l’attualità di quell’immenso patrimonio espressivo che Pablo Picasso ha realizzato e rappresentato costantemente rinnovando le soluzioni formali ed ancora interpretando i processi di affermazione di una irrefrenabile personalità creativa; non esiste frammento, anche minore, o fotogramma della sua esistenza, a non scatenare una relazione con il presente, a rilanciare tutte le dinamiche della curiosità espressiva e della passione per la vita.
Ogni evento espositivo dedicato a Picasso diventa inevitabilmente un evento che supera i confini della storia dell’arte moderna per entrare nella sfera ampia del costume sociale; l’esperienza artistica si arricchisce e si completa attraverso una costante interferenza con tutto ciò che lo circonda ed al cui interno non ricerca ma trova, scarta e raccoglie, seleziona ciò che avverte di
prediligere. L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza, ma ciò che l’istinto e il cervello possono capire  indipendentemente da ogni canone. Quando si ama una donna non si fa ricorso a strumenti di misura per conoscere le sue forme: la si ama con tutto il desiderio possibile; eppure è stato fatto di tutto per applicare un canone anche all’amore. (P. Picasso in Cahiers d’Art n.7 ottobre 1935).
Cosi la contemporaneità di Picasso non rimane solo una testimonianza ma assume l’inedita nascita di una Collezione di Opere in grado di ridisegnare alcuni tratti, di rivedere esperienze e tasselli di una storia d’arte e di esistenza; si rincorrono frammenti direttamente riferiti ad opere ormai appartenenti alla storia dell’arte, si incontrano fotogrammi biografici che raccontano
emozioni rilette, si osservano tematiche esperienziali e soluzioni linguistiche che appartengono alla cultura del fare dell’arte. Gli artisti invitati ad agire su Pablo Picasso, appartenendo a generazioni e aree espressive diverse, scompaginano le carte di tutta una storia, rimescolano i passaggi fornendoci un percorso interpretativo nuovo; ogni opera rappresenta un momento di riflessione autonomo frutto, in alcuni casi, di introspezione ed in altri di acquisizione dei valori estetici, per rispondere complessivamente al suggerimento prezioso di leggere e percepire l’arte attraverso la sensibilità. Tutti vogliono capire la pittura. Perché non cercano di capire il canto degli uccelli?
Perché amiamo una notte, un fiore, tutto quanto circonda l’uomo senza cercare di capire?

Pablo Picasso.
Offri strappa contorci/io attraverso/accendi e brucia accarezza e lecca bacia e guarda/io suono le campane a distesa finchè sanguinano/spaventa i piccionie falli volare attorno alla colombaia/finche cadono a terra già morti di stanchezza/io tapperò tutte le finestre e le porte/con terra e coi capelli/impiccherò nelle mie braccia agnello/ e gli farò divorare il mio petto/lo laverò con le mie lacrime di gioia e di dolore/e lo addormenterò al canto della mia solitudine/con soleares/e inciderò all’acquaforte campi di grano e d’avena/e li vedrò morire coricati di fronte al sole/e avvolgerò i fiumi in fogli di giornale/e li getterò dalla finestra del rusciello/che si pente con tutti i suoi peccati sulle spalle/se ne va contento ridendo nonostante tutto/a fare il suo nido nella cloaca/io romperò la musica del legno/contro le rocce delle onde marine/e morderò il leone alla guancia/e farò piangere il lupo/di fronte a un ritratto dell’acqua/che nella vasca da bagno/lascia cadere il suo braccio in Cahiers d’Art 1935

Renato Boero (1936).
Renata Boero, ha estratto dal suo ricco archivio due intensi frammenti di pittura del 1995 tratti dal Ciclo dedicato all’Africa con la mirata volontà di riattraversare e riaffermare l’esperienza vissuta da Pablo Picasso nella sua prima visita al Muso Etnografico del Trocaderò nel 1907; due opere che riaffermano la dimensione antropologica dell’arte moderna e contemporanea.
Due opere straordinarie per un’artista straordinaria, dal Ciclo Africa:…il viaggio comincia a ritroso:troverà la pittura la sua ombra, e trova l’ombra, risalirà sveltamente la curva di quell’orizzonte che è laggiù, e non si inoltra, lui non va verso l’orizzonte,devia di colpo verso un lontano approdo dove possa dondolare, appollaiata sopra, cioè, a picco, a perdicollo, su se stessa, e andar su e giù, dondolare appunto nello spazio dolcemente…Paolo Fossati 1999.

Gaston Orellana ( 1933).
“Mientras observa reproduciones de obras de Saura, Tapies y Orellana, Pablo dice:  "El primero es ingenuo, pero éste último, que no sé si es chileno o gitano, no es ingenuo, y su obra está destinada al escándalo…”  (Pablo Picasso, Mougins 1970)
Due frammenti pittorici messi a disposizione di questa esposizione dal Maestro Gaston Orellana, in nome di un rapporto di relazione avuto con Pablo Picasso. Estratti da una stagione espressiva caratterizzata da una costante cultura sperimentale e installativa, rivelano la dimensione attenta all’impianto strutturale della pittura.

Paolo Bellini.
Una straordinaria scultura in ferro si installa nello spazio espositivo riaffermando con la sua struttura compositiva e costruttiva, tra articolazione e disarticolazione delle superfici, tra il volume che preserva e protegge, il racconto e la spinta superiore alla libertà delle forme, impianto progettuale affermato da Pablo Picasso. Bellini porta un contributo importante alla storia della
scultura fatto di grande esperienza, frutto di osservazione e di ascolto dei metalli che giungono, dal paesaggio sociale allo studio dell’arte, ad incontrare le sue mani.

Riccardo Garolla.
Rilegge il “Ritratto di Olga Kokhlova” del 1918 raccogliendo introno all’immagine una serie di studi, di interventi espressivi che entrano nella dimensione strutturale dell’opera; Riccardo Garolla inserisce quest’esperienza mirata all’interno di un recente ciclo pittorico-grafico dedicato alla figura femminile, al movimento del corpo nelle posizioni antiche della modella; un processo artistico che riceve dall’espressione del volto, dalla dimensione interiore della figura, quelle informazioni che si distribuiscono, tra tensione ed emozione psicologica, al piacere di osservazione dell’artista, tra il suo guardare assetato di piacere al rammaricato, al dolore dell’umiliazione.

Stefano Pizzi.
Realizzate per questo specifico evento, le due opere si collocano in un rapporto di continuità con l’intera storia espressiva di Stefano Pizzi; un percorso contrassegnato da articolati cicli tematici in cui l’idea della rivisitazione del patrimonio iconografico ha una significativa centralità. In questo caso il sottotitolo svela una rilettura imperniata sull’ironia e la trasgressione, sul gioco e la volontà di ribaltare certezze consolidate. L’azione del tessuto leopardato quale supporto di appoggio rafforza l’omaggio di Picasso alla forza di personalità, alla carica erotica, al tema del piacere intellettuale che contrassegna il ciclo dedicato a Dora Maar.

Jovana Turcovic.
La giovane artista ha predisposto un sistema linguistico visivo contrassegnato da una particolare tecnica di sottolineatura del disegno condotta per strati di materia, grazie alla quale i dati iconografico subiscono un severo rafforzamento; ricordi, opere, volti di tutta una vita, tratti dalla biografia di Pablo Picasso, vivono, nella riflessione di Jovana Turcovic, una stagione severa, a
tratti buia, possiamo dire amara, private dalle coreografie pop della comunicazione.

Andrea Hess.
Preziose carte su freddi supporti costituiscono un percorso espressivo dedicato alla trascrizione di realtà private, di eventi anonimi della quotidianità; il colore plasma e uniforma, preserva e protegge con la sua fisica intensità la sfera psicologica degli eventi obbligando l’osservazione a farsi partecipe, determinata alla condivisione. In questo clima riservato Andrea Hess rilegge la dimensione volumetrica e lo spessore plastico del ritratto di Gertrude Stein del 1906 andando ad interpretare la severità pensierosa dell’espressione, lo sguardo riflessivo al limite della preoccupazione esistenziale. Mentre intorno, nella materia oleosa del dipinto, si accende la curiosità gentile di una colomba di pace (Picasso), di un vasetto di fiori (Picasso).

Abraham.
Abraham rivisita con le specificita’ dei suoi strumenti linguistici, in particolare con la grande vitalità del colore e l’immediatezza espressiva del segno narrativo, il Ciclo dedicato al “Pittore e la Modella;nascono piccole tele gioiose e alcune carte dipinte in cui il ‘racconto’ per immagini di uno dei cicli piu’ intensamente esperienziali del Maestro spagnolo, acquisisce una policroma vitalità frutto della contaminazione con la lezione di Henry Matisse.

Arnold Dall’O.
Lo sguardo di Arnold Dall’O e’ da tempo rivolto verso la registrazione della dimensione psicologica dell’emozione interiore di cui il volto e’ testimone; attento a processi di indagine interpretativa ed a soluzioni linguistico-visive specifiche il panorama dell’esperienza umana acquisisce indelebili tracce e trascrive stati d’animo in cui la sofferenza si rivela con maggior forza. Rientrano all’interno di questo processo di indagine anche le due opere tratte dalla vita familiare di Pablo Picasso; i due fotogrammi, già noti alle cronache e dedicati a Marie Therese Walter e a Dora Maar, vedono una mirata accentuazione e una sottolineatura dello stato doloroso nel rapporto affettivo.

Luca Zarattini.
Zarattini recupera e concentra la sua azione creativa sull’esperienza del collage condotta da Pablo Picasso nel quadro delle ricerche analitiche della stagione moderna; la successione dei piani, la stratificazione delle superfici, il dialogo tra i frammenti di ricordo, forniscono un processo di indagine e di arricchimento emozionale sul patrimonio iconografico di Picasso. Un processo espressivo che si distacca dalla dimensione politica raggiungendo quella componente di sensibilità che contrassegna la pittura di Zarattini.

Ulrich Egger.
L’opera si collega direttamente alle ricerche condotte da Picasso sul passaggio tra bidimensionalita’ e tridimensionalita’ ed in particolar modo verso quei risultati racchiusi nel Ciclo delle “Chitarre” tra il 1912-1913. Se l’utilizzo del cartone permise la definizione concettuale dei piani e le geometre aggettanti la volumetria della cassa armonica, nell’opera di Egger lo scatolato
metallico anima la dimensione volumetrica della realta’ fotografica imponendo nuove relazioni ed una interferenza attiva con il paesaggio urbano.

Ivano Sossella.
Risponde ad un processo espressivo che pone al centro della sua azione l’instabilita’ e la provvisorietà, dallo spazio minimo dell’oggettività ad una dimensione estesa dei livelli di realtà; nel caso in questione l’icona appartenente al patrimonio predisposto da Pablo Picasso, subisce quella trasformazione che muove dalla condizione corretta a quella scorretta, includendo una forma di rafforzamento del processo di decifrazione della realtà culturale, di stratificazione concettuale della visone e della lettura.

Gaston Orellana
Annunci