Scultura come ‘archetipo plastico’ in Giacomo Benevelli

di Andrea B. Del Guercio

La scelta astratta di Giacomo Benevelli si rileva già nel ’59 attraverso la redazione di un limitato numero di bronzi, in cui ritengo esemplarmente compiuta una condizione di maturità compositiva e di lucidità espressiva; la purezza della superficie ed il rigore del suo limite, la sistemazione paziente dei piani e l’analitica riduzione delle interferenze sono i dati attraverso i quali Benevelli costituisce l’ossatura forte e sensibile della sua grammatica visiva.
Sicuramente forte di una consapevolezza teorica dell’arte, che tutt’ora gli è pro­pria’, e relativa alle necessità di giungere, in quegli anni di ‘ricostruzione’,ad un rigore e ad una consapevolezza dell’esperienza creativa, Benevelli elabora soluzio­ni plastiche in cui dissolve la centralità esclusiva del volume, come entità conser­vativa e di preservazione, e quindi predispone la scultura sul piano di un dialettico rapporto tra i sistemi architettonici del ‘bozzolo’ con quelli della ‘superficie’: “Giocavo’ molto sulla contrapposizione degli spazi interni‑esterni e con le superfi­ci; sulle quali lasciavo le tracce e i segni della mia azione “”°’.
Ogni singolo bronzo risulta significativamente una realtà autonoma in quanto tende ad affermare la specificità di una operazione espressiva articolata sul con­fronto, interno all’opera, tra due entità distinte ma dialoganti, che si aggregano e si separano, dove l’una si distende e si divarica mentre l’altra si organizza su se stessa e si consolida anche per brani di materia : “Come in una sintassi vivente desidera­vo che l’aspetto di quelle forme fosse sempre diverso e contraddittorio”.
Un ciclo di opere testimoni di un clima espressivo caratterizzato da grande concen­trazione e da un’azione operativa che necessitava rigore e analitica sensibilità nella comunicazione; indicativa di questo clima e di questa volontà di Benevelli ritengo essere la ‘Stuttura concava’ del ’60 perché raggiunge uno stato di confronto sospeso, potremmo dire di sospensione del tempo come esperienza avvolgente, tra le due distinte realtà formali, indicativo sia della sensibilità del segno narrante e del grumo di materia, ma anche di un rigore che dall’eredità ‘suprematista’ muove verso i valori della ‘minimal’; valori estetici innovativi e fortemente problematici confermati nell’Espansione concava’ del ’61.
Ma è attraverso la scelta del movimento circolare, presente nell’Ovale fessurato’ del ’61 e confermato nella ‘Matrice organica’ del ’64, impresso per taglio alla super­ficie del bronzo, che Benevelli individua, già in questi anni, lo spazio e quindi la forma che sarà consona a tutta la sua elaborazione espressiva: “Attraverso quelle forme non intendevo stabilire dei punti fermi, ma fissavo soltanto degli appunti per un archetipo plastico, strutturale ed organico”.

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