Maurizio Camerani

di Andrea B. Del Guercio 

Ho da sempre collocato l’opera di Maurizio Camerani all’interno della storia rinnovata della scultura contemporanea anche quando la presenza di un monitor attivo
aveva una significatività nuova rispetto al valore antico della staticità e del segreto preservato dall’elaborato plastico.
Nel 1993 collocai il lavoro `Circuito’ di Camerani all’interno dell’Esposizione `Interni d’artista’(Progetto Borderline Monteciccardo Pesaro) in cui tentavo l’incontro confronto tra la funzione estetica e la funzione d’uso presenti con diversa percentuale nel manufatto dell’arte e nel prodotto del design; la rigorosa struttura metallica a parete agiva sul rapporto tra scultura e design in termini particolarmente pertinenti grazie alla presenza spiazzante di una piccola scatola/televisore a circuito chiuso, testimone questa di un valore stabile dell’industria dell’informazione più che del sistema dell’arte.
La concezione di video scultura elaborata in questi anni da Camerani si è caratterizzata attraverso una forte volontà d’ incidenza all’interno della cultura artistica dove ciò ha voluto significare uno sforzo di ricerca sul confronto interattivo tra il sistema plastico‑strutturale e la grammatica visiva di comunicazione in video; l’impiego di schermi di piccole dimensioni su strutture metalliche forti e rigide ha probabilmente significato il perseguimento di un confronto analitico tra i due diversi valori di comunicazione. Una video‑scultura di Camerani che agisce come nella Mostra del ’93 all’interno di un sistema, la Collezione Campiani di Brescia, articolato tra i diversi manufatti antropologici dell’arte contemporanea.
Una video‑scultura quella di Camerani che non punta sulla platealità delle immagini, ma che esclude anche la spettacolarità della scultura; nascono, invece, lavori in cui le due grammatiche operano sul dialogo tra una volumetria forte di appoggio e di sostegno e l’incisività astratto‑segnico‑cromatica del micro messaggio.
Esemplare ed innovativo è l’Osservatorio’ del 1995 collocato a cingere il tronco di “un vecchio salice nella parte bassa della campagna “(P.Cavellini Viaggio nella Raccolta dei Campiani Ediz.Nuovi Strumenti 1995) in cui la scultura sembra voler tornare all’origine della scultura, cioè tra la condizione di svelamento e preservazione del segreto, tra la fissità del blocco e l’enigmaticità del messaggio visivo.

 

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