Paolo Gallerani – Nella modernità l’allegorica memoria del passato

di Andrea B. Del Guercio 

L’attività plastica e l’ampia serie di progetti e studi di Paolo Gallerani risultano fondati su un severo sistema espressivo costantemente dedicato ai diversi e specifici valori, propri della sfera di progettazione; la definizione analitica della progettazione ‑ fattore problematico significativo all’interno dell’ampia evoluzione del pensiero e della cultura artistica moderna ‑ e i processi di osservazione e d’indagine sono rigorosamente riconoscibili al centro dell’evoluzione espressiva, della tecnica di redazione e dei materiali di supporto di ogni sua opera. Si tratta, lungo questi dieci anni, di un percorso scandito perfettamente attraverso manufatti nei quali nulla appare lasciato al caso, ma dove ogni fattore interagisce produttivamente apportando specifici valori e mirati contributi in perfetta corrispondenza con i diversi e più intimi aspetti della progettualità artistico‑contemporanea.
Si osservino i Tavoli da lavoro dell’84 in acciaio e bronzo, caratterizzati simultaneamente da una perfetta tecnologia, sia nella fase di redazione-produzione che nella predisposizione all’esecuzione di mansioni.
Invitato dalla Triennale di Milano nell’86 Gallerani afferma, con esemplare rigore, le relazioni ed i rapporti specifici interni, e quindi anche di ideologia civile oltre che estetici, insiti nella concettualizzazione dei processi e procedimenti della meccanica, attraverso la progettazione e installazione di una Stanza delle pulegge. Si avverte in questa produzione l’apertura di confronto serrato, a tratti poeticamente nostalgico, con le stagioni trascorse della modernità e della rivoluzione industriale di fronte all’evoluzione tecnologica applicata al computer; un clima culturale ed una cultura estetica nata dal confronto con il panorama industriale di tecnologie costruttive sempre condotte e costantemente controllate dall’uomo in stretto rapporto con specifiche funzioni e mansioni e quindi con attività sulle quali si regge, in continuità storica, l’avventura umana di questo secolo.
Segue una lunga stagione di osservazione e studio della produzione attraverso la redazione di disegni/progetti caratterizzati, in una prima fase, da stretti riferimenti ai sistemi di azione meccanica per poi subire una progressiva evoluzione verso contesti architettonico‑costruttivi, testimoni di umori che riconoscono nella modernità l’allegorica memoria del passato. Grandi fogli di progettazione intensamente attraversati da rapporti chiaroscurali per sistemi organizzati sempre più essenziali e severi, su cui crescono, testimoni assorte della memoria proiettata in un antico passato, seri sibili emozioni metafisiche.
Ed è in questo clima, maturato ne segno avvolgente del tempo, che nascono nel 1990 le Steli in pietra di Vicenza; un nuovo ciclo plastico affrontato attraverso un materiale antico e nobile, testimone di stagioni di architettura rinascimentale.
L’opera di Gallerani abbandona, partire da questi anni, le certezze di una meccanica organica completa per assumere il fattore di autocomunicazione enigmatica di una porzione della realtà architettonica e quindi testimoniare lo sviluppo di un sensibile processo progettuale.
Le Steli appaiono un passaggio caldo seppure sempre condotto attraverso una redazione impegnata sul piano della conduzione rigorosa del narrato, caratterizzata dalla seduzione poetica del passato, filtrata attraverso un costante autocontrollo delle grammatiche formali impiegate.
Un procedere attento verso l’emozione e la poesia avvolgente e comunicante del manufatto, percepibile anche nella più recente produzione come nei plasmati Leggii in gesso testimoni simbolici degli umori della scrittura e delle emozioni del racconto.
Ancora sculture sempre avvolte da un magico ed intenso silenzio, quello delle macchine perfette, delle steli severe, dei grandi disegni incisi, dei bianchi leggii.

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