Angelo Usai e la coscienza plastica del segno

di Andrea B. Del Guercio

La documentazione raccolta in un catalogo del 1987 (Ghilarza Torre Aragonese) ha colpito e stimolato il mio interessamento critico per l’opera di Angelo Usai a cui ha fatto seguito una frequentazione serrata in studio, con fasi di analisi di un sistema espressivo caratterizzato da una forte esigenza di rigore, con specifici momenti di approfondimento delle fasi di progettazione e quindi con osservazione attenta dell’opera, quale entità estetica autonoma ma anche frutto di un significativo ed incidente processo di produzione tecnico-plastica.
Tale percorso di ricerca, ritengo per entrambi mirato e circoscritto su un territorio espressivo in cui il dato estetico-formale assume un’intima valenza sul piano della coscienza morale, le origini familiari in Sardegna ed il tema della croce, ha avuto un momento di verifica ‘culturale’ attraverso l’esposizione e la presentazione di una vasta scelta di elaborati progettuali e studi tecnici all’interno dei processi didattici dell’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1998 .
L’appuntamento con quella complessa realtà culturale ed umana rappresentata a Brera, con i valori dichiarati della storia dell’arte e con l’infinita e proliferante vitalità comunicativa espressa dalla popolazione studentesca, ha avuto un peso culturale ed umano del tutto particolare nel processo di definizione dell’esperienza espressiva attuale di Angelo Usai; nell’azione di presentazione di un iter espressivo qualificato attraverso frazioni di un sistema di progettazione, scaturi in quell’occasione di confronto ‘didattico-espositivo’ la responsabilità da parte dello scultore di una comunicazione ‘scoperta’ del proprio essere di fronte al fare dell’arte,a cui tornava in maniera dichiarata dopo una lunga stagione diversa.
I disegni ed i bozzetti, le opere nei vari materiali presentati lungo le pareti della Sala Teatro di Brera configuravano la base strutturale di un’esperienza maturata a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 in cui prendeva corpo e si affermava la coscienza plastica di quel segno grafico che, pur risalente ai disegni giovanili degli anni del dopoguerra, aveva avuto un significativo scatto affermativo in occasione di un soggiorno americano nel 1991, in cui non dovette mancare il vitale entusiasmo di Salvatore Scarpitta.

Un sistema espressivo

L’osservazione attenta di quel primo catalogo del 1987 e la successiva approfondita conoscenza dell’opera scultore di Angelo Usai, confermano il valore e quindi ancora l’importanza di un sistema espressivo costruito dall’autore su una volontà di sperimentazione della forma, delle tecniche e dei materiali, in grado di porsi in relazione nella fase originaria della creazione e in quella della sollecitazione immaginativa propria della percezine, con il senso dell’esistenza personale, in relazione ai valori dell’interiorità esistenziale, in repporto costruttivo con il patrimonio collettivo depositato.
Il dato fondante e caratterizzante dell’azione cultutale di Usai appare con estrema chiarezza, la coscienza, spesso dichiaratamente tormentata, del rigore analitico creativo, quale frutto sia dell’esperienza esistenziale, come dato complesso d’insieme per il raggiungimento di una portata reale di peso problematico, ma anche di una volontà d’indagine del particolare, del singolo ed intimo frammento del quotidiano, conservato e preservato nella memoria difronte allo scorrere delle stagioni.
Avevo avvertito da quelle prime immagini fotografiche – e ne abbiamo conferma lungo la produzione di questo decennio – che l’opera di Usai è innanzitutto la forza del suo sistema espressivo, nel quale avvertiamo interamente presenti, con un contributo assolutamente personale quale frutto di una personalità intensa, quei valori linguistici propri del patrimonio storico artistico della scultura contemporanea; se è fondante per la natura dell’opera la concettualizzazione dell’esperienza umana, nella forme cioè di deposito dell’esistenza, è paritetico ed interagente per la qualità significante del sistema espressivo e per il singolo manufatto plastico di Usai, l’intelligente corrispondenza con gli strumenti di comunicazione, l’attenzione mirata alla funzione estetica come momento di rivelazione, e quindi a quei valori che sono propri di una coscienza plastica della ‘superficie’.
L’osservazione dei progetti prima e delle opere che progressivamente prendono corpo attraverso la sovrapposizione di lastre metalliche, in ferro e più recentemente di alluminio, rivelano con chiarezza che la direzione espressiva si è rivolta ed oggi si qualifica attraverso un sistema di relazioni strutturali sempre determinanti, mai occasionali ma costantemente tenute sotto stretto controllo; non deve sfuggire che a monte di questo processo espressivo si collocano i giovanili disegni del 1948-1950 dedicati, attraverso una mirata accentuazione del valore strutturale del segno grafico, alla struttura-architettura delle fabbriche, alle severe griglie costruttive, all’organizzazione schematizzata dello spazio.
Il ritorno alla progetttazione espressiva negli anni ‘80 a Milano e a Baltimora sembra non sfuggire a quella prima esperienza di cui estrapola ed accentua una proiezione analitca della struttura spaziale; il tema ed i valori della superficie, cioe di uno spazio che si articola attraverso la costruzione di segmenti e di piani, predispongono la struttura narrativa della scultura di Angelo Usai di oggi.

Le fasi di progettazione ed i processi di produzione tecnico-plastica

Un significativo peso hanno assunto in quest’ultimo quinquennio di rigoroso impegno espressivo le fasi di progettazione ed i processi di produzione tecnico-plastica risultando esse stesse occasioni specifiche di riflessione e quindi di contributo per il conseguimento di soluzioni estetico-problematiche esemplari; Il valore di ogni scultura elaborata e prodotta appare come l’espressione di un sistema di interferenze e di suggestioni assolutamente autonome e diverse, proprie della sfera poetica e dell’animazione interiore, di quei valori diversi che circondano l’esperienza tangibile del fare artistico.
Il dato come valore specifico di una progettualità concettuale sul quale si fonda la scultura di Angelo Usai e che ogni singolo elaborato pone in evidenza attraverso la scansione severa delle forme, il ripetere delle frazioni, l’articolazione degli spessori, è il frutto di un’infinita serie di passaggi linguistici, di correzioni e di recuperi, di un movimento sperimentale di linee ed angoli, barre, incroci e confini tanto inseguiti dall’autore da affermarsi costitutivamente sull’opera.
Il processo di produzione tecnico-plastica di Usai ha avuto in questi ultimi anni un peso tanto forte da risultare tangibile nella dimensione espressiva della scultura, nei manufatti più rinserrati, testimoni di una condizione di insoddisfazione e insofferenza, e nelle più recenti prove tese al divaricamento verso una percezione più distante e quindi più serena; i passaggi segnati riassuntivamente dal cartone, dal foglio di catrame, alla lastra di ferro con i problemi importanti di saldatura, taglio e soprattutto di spessore della lastra, nella ricaduta costruttiva della superficie plastica, all’alluminio con le questioni di intervento di copertura cromatico-materica, hanno, per ogni scultura, portato un contributo incisivo nella definizione dei valori forti della comunicazione, nell’espressione della condizione di tensione , nella ricerca di uno stato di partecipazione interiore e quindi di riconoscibilità problematica di icone sepolte in una condizione antropologico-culturale collettiva.

Le origini familiari in Sardegna, la maschera ed il tema della ‘croce’

Seppur ritenga difficile e non sempre corretto proiettare l’indagine critica nel territorio troppo intimo e privato, conseguentemente di trascrizione di ogni esperienza personale tematizzata all’interno dell’esperienza artistica, ritengo comunque utile sottolineare, in questa sede, la presenza di valori tanto forti di una partecipata emozione propri del contesto ambientale dell’originaria Sardegna.
Il grande territorio storico-culturale dell’isola, con il suo complesso sistema antropologico hanno agito con intensità sulla configurazione del sistema espressivo di Angelo Usai; di questo patrimonio, vissuto e ripercorso attraverso gli strumenti analitici dell’arte, egli ha potuto cogliere forme e strumenti, tracce ed emozioni determinanti nella definizione di opere emblematiche della forza d’impatto dell’originario territorio tematico.
Il tema dei ‘mammuttones’ , a cui dedica un ciclo di sculture predisposte per un’azione di impiego spettacolare, apre con forza espressiva, ma all’interno sempre di un rigore che ha valore di significato estetico, un’ampia riflessione dialettica dell’intima emozione di Usai e ne accompagna per intero lo sviluppo più recente; il dato di vitalità impresso attraverso la danza alla staticità e rigidità propria di ogni maschera, suggerisce l’attribuzione di valori contrastanti della chiusura e dell’ apertura, del segreto e del suo svelamento, dove la maschera diventa l’attimo breve (lo spessore della lastra) ma forte (il metallo) della sosta e quindi di un passaggio (possibile) tra due stati distinti ma comunicanti: tra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra la gioia e la sofferenza, tra il bianco e il nero.
Al tema della maschera, quale luogo e strumento di una condizione dell’esistenza umana, risponde per Angelo Usai il vivo ricordo, risultando per noi preziosa indicazione, degli occhi, della loro intensità estrema, intagliati sul volto di Rollo, un pugile attivo negli anni ‘50; maschere, volti, che diventano cancelli, strumenti fisici e simboli culturali; ed è infine ad una più attenta analisi la ‘croce’ a catalizzare il percorso espressivo di questi dieci anni di scultura di Angelo Usai, in cui attraverso la persistente presenza si esplica in tutta la sua forza il valore complesso della staticità e della mobilità, la condizione problematica della stazione e del passaggio tra le condizioni e la natura mutevole (fisica e spirituale) dell’esperienza.
Di questo clima intenso e particolare, ricco di valori che appartengono al territorio dell’esperienza personale interagente con la storia dell’uomo, le sculture di Angelo Usai sono testimoni silenziose e severe, forse ancora icone dell’esistenza .

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