Thomas Lange – Ridotto a tenera luce, si inscrive nel proprio rosso

di Andrea Del Guercio

2014

Le dimensioni verticali e l’organizzazione spaziale delle tre distinte pale d’altare, dedicate da Thomas Lange alla Crocefissione, impegnano la fruizione e sovrastano la lettura; l’articolato impiego del colore, le relazioni condotte attraverso la presenza dei chiari e degli scuri, tra la luce e il buio, suggeriscono il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato e raggiunto.
Lo sviluppo per tre metri e cinquanta in altezza, su una base di appoggio regolare, rivela la consonanza tra la struttura antica della ‘pala d’altare’ e il processo di elevazione della Croce; l’atto strutturale di innalzamento, in cui si emblematizzano le dialettiche funzioni del monito e del passaggio, dell’esperienza come colpa e della redenzione attraverso una nuova vita, permettono ed esaltano il movimento espansivo del un colore, la sua fisicità e tensione, contrassegnato da una liquidità densa e rappresa.
Di fronte all’estensione della materia e in presenza dei caratteri gestuali, alla fitta rete insistita del segno, si dovrà percepire il principio linguistico della ‘cancellazione’ quale forma specifica di analisi e di racconto estremo. Dobbiamo osservare che in effetti l’azione dell’artista tedesco opera con la volontà di coprire l’immagine e la sua immediatezza simbolica; Lange non intende nascondere ma bensì ricoprire, tradurre e ricondurre l’icona attraverso e all’interno dell’essenza della pittura, trasformare l’evento narrato nell’esperienza interiore della visione. Un processo espressiva che lo colloca in rapporto di continuità con la svolta moderna dell’arte sacra e in particolare modo con l’indipendenza del colore dalla descrizione, attraverso la sua trasformazione in materia luminosa e illuminante, testimone dell’introspezione attraverso l’esperienza.
In netto contrasto con la ricchezza espressiva del colore sulla sottostante composizione figurata, contrassegnata intenzionalmente da una variabile di riconoscibilità, Thomas Lange predispone con estrema intelligenza compositiva e colloca con lucida attenzione concettuale, un’area spaziale vuota, corrispondente a circa un terzo dell’intero dipinto. Alla base ‘terrena’ della Croce, lì dove la tradizione avrebbe collocato la predella, Lange, consegna lo spazio inedito della scrittura, l’area del vuoto, del non luogo descritto, di quell’ambito in grado di raccogliere e di ricevere la ricaduta del messaggio; il rosso, il nero, il bianco scivolano lungo il percorso di caduta, emblema della passione attraverso la liquidità della pittura; sin dall’avvolgente estensione della volta e lungo lo sviluppo centrale dell’opera, la materia cromatica si concentra e si espande, si deposita e si accumula, per poi raggiungere lo spazio bianco in cui si iscrivono con valore di testimonianza del proprio percorso, narratore del pianto, trascrizione del dolore e messaggio alla percezione visiva.

T.Lange : “il mio unico commento: qui abbiamo un bell’ esempio della forza e della lingua dei colori: rosso, sangue bianco, accensione, nero – discesa”

Dedicate all’estremo limite del Golgota, poste al vertice della Crocefissione, le tre distinte ed estese Pale pittoriche articolano la successione tematico-emozionale del passaggio, del travalicare tra la vita e la morte, tra il buio e la luce, tra l’umano e il divino.
La successione espositiva, contrassegnata dalle autonome caratterizzazioni cromatiche, rivela, ulteriormente, le qualità, non solo pittoriche, dell’azione espressiva di Thomas Lange, ponendo in evidenza quanto sia incisivo, attraverso l’articolazione concettuale, l’incontro e la ‘frequentazione’ dell’evento drammatico.
Attraverso il superamento dell’iconografia statica della Crocefissione, decidendo di porsi comunque all’interno del sistema di ripetizione insistita dell’Icona, scegliendo di acquisire la forza e l’energia di un patrimonio teologico consolidato, Lange recupera i valori esperienziali della processualità, costruisce, attraverso le variabili del colore-luce, la successione delle ‘stazioni’ liturgiche, obbliga la lettura spirituale alla dialettica di una visione che si rinnova attraverso il ‘cammino’.
La volta trattiene all’interno dello spazio pittorico, il colore ed il gesto, ma anche la fruizione dell’immagine ‘cancellata’; lo sviluppo avvolgente e il movimento trattengono pur accennando ad un diverso stato, ad una successione di stati che possiamo intuire attraverso le variabili terrene della materia luminosa.
In questa successione e interscambiabilità che solo la sensibilità del lettore, le indicazioni provenienti dalla contaminazione tra le opere e lo spazio, possono dare, trova espansione e deflagrazione la Pala contrassegnata dall’estensione del bianco e dalla vitalità degli azzurri; attraverso l’espressione del ” bianco azzurro ‘sangue bianco” Lange sposta il valore di testimonianza della Crocefissione su un piano diverso, quello che si caratterizza per energia che travalica, emorragia che abbaglia, centralità che trattiene il pensiero luminoso. Il passaggio che conduce e lo stazionamento di fronte alla frequentazione del ” Rosso-nero discesa” vede la presenza di un’azione di cancellazione materica del colore, contrassegnata da una ramificazione segnico-incisa, con valore di sottolineatura ‘protettiva’, di avvolgente riservatezza del soggetto umiliato da uno sguardo impietoso; ma dove è ancora la luce che si fa spazio, che si espande a tratti delicatamente affettiva, teneramente divina. Un percorso che ci accompagna al grande “Rosso”, una ‘stazione’ che si offre con la sua presenza-imponenza; qui il dialogo è serrato, strettamente concentrato sulla condizione di umanità, intesa nella sua fisicità plastica: il corpo, slavato e ridotto a tenera luce, si inscrive nel proprio rosso.
Attraverso le tre Stazioni del Golgota, il fare della pittura, intesa nella sua essenza esperienziale, ha trovato in se stessa una verità umana, ha saputo verificare come nella sua stessa natura sta la condizione del pensiero, ha potuto ancora essere testimone della propria energia spirituale.

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