Teodosio Magnoni – Materiali della scultura italiana 60-90

di Andrea B. Del Guercio

L’intera storia artistica di Teodosio Magnoni segue un processo logico sperimentale attento ai valori essen­ziali del segno e della superficie, proiettati nello spa­zio, colti nei processi strutturali di fruizione.
Non si deve intendere un rigore decontestualizzato ed asetticizzato, storicoartisticamente determinato, ma verificare una scientificità, forse un’alchimia tra intensi e sintetici sviluppi dell’intelligenza e della sensibilità.
L’indagine critica rileva opere per un processo espres­sivo che non può essere caratterizzato da una archeo­logia di origini segnico plastiche, terreno specifico di indagine della stagione «moderna», ma che ripartendo da questa, ha inteso dirigere su una sperimentazione in grado di comunicare propri ed autonomi valori; cosi non é ipotizzabile un «… presunto inpaccio della ma­teria, come indica la fisicità del legno, costante l’estre­ma riduzione degli spessori, ponendosi come ostacolo alla speculazione teorica ed alla rappresentanza del pen­siero» nella lettura critica di Francesco Moschini dove anche i materiali, il loro diverso impiego, apportano un contributo, emotivo emozionale, qualificano il ri­gore «architettonico» insito nella ricerca plastica.
La presenza del legno in listelli nelle «strutture» del ’67/’69 svolge un ruolo attivo, un contributo nella ma­nipolazione di una linearità strutturale frequentabile, dislocata nello spazio con possibilità di articolazione e mobilità; una progettualità ed una produzione anali­tica, ma che non mimetizza la presenza significante del­le cerniere.
Una tensione sperimentale caratterizzata dal rigoroso abbandono del volume per farsi progetto, indagine at­traverso il disegno dello spazio, lettura e riconoscimen­to di un’area virtualmente plastica; ancora un percor­so severo in riduzione verso la linea con il contributo specifico del tondino d’acciaio, di cui Magnoni con­cettualizza, per una grammatica segnico spaziale, i de­positati e riconosciuti valori di impaginazione e costru­zione; é la produzione redatta nella prima metà degli anni ’70 e da cui dipendono strettamente progetti di grande portata nel confronto attivo con l’architettu­ra, sia in aree esterne, Intervento Scultura del 74 per il Corviale IACP di Roma, sia in contesti interni atti­vamente frequentabili, Spazio Ambiente del 77, Inter­vento 78 a Venezia, Ambiente Scultura del 77 per il K.E.O. Museum di Hagen.
Il tema di una progettualità lineare fruibile é racchiu­sa dallo stesso Magnoni con il titolo «Nel fare spazio parla e si cela al tempo stesso un accadere».
Il confronto e la riprogettazione atta a favorire una inedita carica emozionale percettibile dell’habitat, é alla base di tutto il lavoro degli anni ’80, caratterizzati e qualificati da indagini e realizzazioni sul terreno del­la superficie, ancora nell’ottica di virtuali specificazio­ni formali, ricaricate per nuovi valori cromatici; la su­perficie é qui intesa per porzioni disegnate, in grado di costruire lo spazio, progettare un volume funzio­nale e qualificare la sua percezione/fruizione.

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