Marco Pariani tra disegno,materia cromatica e patrimonio dell’arte

di Andrea B. Del Guercio

Ho personalmente seguito in un rapporto di costante scambio d’idee, ma soprattutto con la verifica del materiale espressivo, la maturazione artistica di Marco Pariani; lungo questi tre anni, dal suo arrivo a Brera e poi lungo alcune tappe tematiche ed iconografiche, il giovane artista è apparso e non solo a me, tra i più interessanti nel grande sistema creativo dell’Accademia.
Pariani è andato progressivamente mettendo a fuoco un territorio linguistico nel quale andavano ad interagire fattori e sistemi diversi, ricondotti da stagioni e geografie dell’arte lontane. Disegno, materia cromatica e patrimonio antico, medioevale e graffitismo contemporaneo sono in sintesi i dati sui quali si definisce il suo lavoro. Il colore ha una netta autonomia nella comunicazione e non dipende direttamente, illustrativamente né come sottolineatura espressionistica, dal racconto grafico; il colore, a tratti anche plastico e spesso, individua delle aree e copre con la sua estensione spesso ampia la narrazione, cosi ché l’opera si avvalga del peso-valore del reperto, di un’area di affresco frammentato, di brano di una tavola, tavola antica o di una pannellatura industriale contemporanea. All’interno di questo territorio diviso per aree si insinua e trova collocazione il segno-disegno, l’azione grafica di un tentativo di dettagliare l’evento di suggerire l’iconografia di un ricordo; l’azione grafica appare a tratti in forma di affioramento, quindi ancora di reperto salvato dal degrado del tempo, ma in altri casi condotto direttamente come segno del pensiero attuale. In questi anni e soprattutto in quest’ultima fase Pariani ha saputo alternante e contaminare l’esperienza della pittura con quella rara e specifica del disegno in forma di appunto e di progetto; ho osservato con grande interesse la successione di oltre trenta frammenti cartacei insistiti nella duplice natura espressiva suddetta a cui ha fatto seguito la “costruzione”di cornici “barbariche”tanto intensamente urbane; a questo ciclo ha fatto seguito l’elaborazione di grandi quadri, in cui l’attività policroma ha aggiunto estensione delle emozioni, espansione alla fruizione.

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