Arte Italiana Contemporanea

Alberto Burri

di Andrea B. Del Guercio

1985

Senza voler fare qui della presuntuosa didattica-critica, ma per tentare di rispondere compiutamente all’intento prefissato nel titolo, mi serve ricordare brevemente gli inizi di questa avventura espositiva, sin da quando ricevetti da Caterina Gualco il gentile invito a curare, per la stagione 1984-85 della Galleria Unimedia, una Mostra che rispecchiasse i miei attuali interessi. L’impegnati­vo invito mi è giunto in un momento di riflessione sullo stato dei rapporti e delle regole, presenti tra le diverse componenti del settore ed in particolare di fronte ad una deteriorata situazione dell’attività critica, da cui dipendono, più o meno direttamente, posizioni di isterico protagonismo, accaparramento di spazi espo­sitivi ed editoriali e, quindi, nefasti scandali per la già difficile situazione del mercato.
Alla luce di questa analisi, ho cercato di affrontare il compito affidatomi, riconoscendone la normale componente di una respon­sabile attività critica, di cui usufruisce il mercato privato, per accrescere la sua credibilità e la sua contrattualità. Ma la scientifi­cizzazione ipoteticamente così accresciuta, rischia di vanificarsi quando essa si tramuta in personalismo o protagonismo, facendo rientrare l’attività culturale in una conduzione di mercato non dissimile da quella operata nella commercializzazione di ogni altro prodotto lpiù ampio di più ampio consumo. Ora, fronte a questo accenno di analisi sulla natura dei rapporti professionali interni al settore artistico-visivo (oggi, ripeto, in grave crisi di credibilità), mi sono proposto di introdurre una responsabilità critica, lontana da scelte di tendenza unilaterali, impegnandomi in un ampio lavoro di indicazione dei fenomeni creativi ed allargandomi oltre quegli artisti che seguo con maggiore insistenza: artisti che provengono da situazioni tematiche e soluzioni linguistiche assai diverse.
Il progetto che nasce da queste riflessioni, vede raccolti quegli autori che, con valore emblematico di ulteriori presenze, raccon­tano le riflessioni e le emozioni, secondo me, alla base attiva del deposito culturale e visivo odierno, in particolare delle nuove generazioni. Anche il titolo nasce, quindi, da questa volontà cri­tica,. espositiva e creativa, intenzionata a comunicare in un’unica situazione, i diversi contributi presenti nel settore e ad esprimere interamente la sua stimolante vitalità. Così, nel delicato lavoro di indicazione su quegli autori che avrebbero, espositivamente, dato corpo alla Mostra, ho cercato di riconoscere situazioni espressive che presentano platealmente, o solo segretamente all’interno dell’opera, o nelle più ermetiche intenzioni, i dati che sono viva­cemente alla confluenza di quel clima e contesto indecifrabile che emblematizza la nostra epoca.
L’attitudine originaria e frequentemente riconfermata per gli studi storico-artistici, mi lascia vivo, nel contemporaneo, il com­pito di individuare sempre, negli avvenimenti artistici, lo spirito profondo dell’epoca, nella sua compresenza di passato e preveg­genza. Scopo della Mostra sarà anche quello di leggere il nostro momento storico e gli umori che in esso si agitano e che non pos­sono essere solo osservati nel silenzio inquietante di un Paolini per gli anni ’70, ed ancor meno attraverso i soli “canti di consolazione, voci d’armonia, capolavori di serenità” (F. Arcangeli, Venezia 1956), per gli anni ’80.
Con questo lavoro, non era mio compito sovrastare il tutto dell’arte con un mio parziale giudizio estetico o con una mia stra­tegia professionale, ma piuttosto cercare di riferirmi, anche pole­micamente con le esclusioni, ad una valutazione che fa perno e si dispone a rapportarsi in libera conflittualità, con i risultati di inda­gine e di costume, d’umore e d’emozione. Da tempo, ho posto al centro di una responsabile attività di critica d’arte, l’inviduazione di un “deposito culturale” specificamente artistico-visivo : un coacervo di esperienze e di contributi al quale è sempre necessario fare riferimento. Questo concetto di “deposito” ha l’indispensabi­le funzione di divenire oggetto catalizzatore per nuove operazioni creative: in esso si fondano le ragioni di un costume collettivo e le caratterizzazioni individuali per cui ogni artista rappresenta nella Mostra “Arte Italiana Contemporanea”, non soltanto la propria storia e creatività, ma un momento più o meno decisivo di una storia più complessa e dal valore collettivo. La ricca complessità delle situazioni presentate, l’interdisciplinarità, il sincretismo, il responsabile tradimento della citazione, il ribaltamento di verità depositate che sono alla base, da alcuni anni, del paesaggio arti­stico, rappresentano la spia confusa di quel “deposito culturale” che pongo al centro di questa Mostra e che, in questa sede edito­riale, cercherò di analizzare.
Emblematizzazione di una articolazione, perché direttamente attiva nel presente, nella sua immediatezza e perché non avvicinata da uno spirito di catalogazione con funzione storicistica, è quanto si tenterà sul piano dell’allestimento, mentre la ‘sezionatura’ delle presenze, in sede critica, avrebbe potuto essere evitata se, per comodità del consumatore d’immagini e dell’addetto ai lavori, non avessi scelto di “giustificare” i tagli e le ragioni esplicative del “deposito culturale dell’Arte Contemporanea”.
In questo spazio espositivo privato si raccoglieranno i lavori di oltre ottanta artisti, in un’organizzazione a “quadreria”, senza alcun tentativo di orchestrare le tendenze o le affinità; la vitalità dell’iniziativa dovrà trovare così conferma nella qualità e nel dialogo tra le opere, mentre al lettore richiederemo una diretta e responsabile partecipazione. Il percorso espositivo permetterà la verifica di quanto fino a questo momento, ho cercato di immagi­nare e di esprimere.

Fausto Melotti

A. BURRI, E. VEDOVA, P. DORAZIO ,A. POMODORO, P. CONSAGRA, A. CASCELLA, F. MELOTTI, T. SCIALOIA G. TURCATO

La presenza di questa sezione, ad introduzione della Mostra, ha il significato di indicare un primo problematico bagaglio di esperienze e soluzioni presenti nell’attualità, ma relatrici di una originaria stagione storica delle avanguardie e comunque sviluppa­tasi in continuità con essa. In questa che possiamo osservare come una prima base di verifica, appaiono contemporaneamente, prove­nienti da contesti diversi ed esperienze dissimili, i dati di una creatività fondata sulla manipolazione responsabilmente nuova dei materiali, una coscienza degli impegni collettivi dell’artista ed ancora, momenti vivaci di auto-ironia e di distacco dalle forme retoriche del quotidiano con elaborazione di nuovi “spazi” cul­turali.
L’articolata universalizzazione del segno, del gesto, della figura geometrica, per cui sono presenti dati di vitalità e frequente espres­sione di partecipata emozionalità, ma anche di impegno nella reda­zione di un messaggio circoscritto nelle intenzioni e quindi sacri­ficato nella lettura e nella fruizione, rappresenta, nel contesto del “deposito“, un momento o un punto di riferimento la cui persistente presenza nell’attualità , ci viene continuamente confermata da sempre nuovi contributi. Questa indicazione trova ulteriore significato nel costante rapporto instaurato dagli artisti, nel corrispondente e complesso ambito internazionale, dal quale hanno trovato origine o conferma e che ci autorizza ad osservare una continuità senza interruzione dell’espressione visiva, lungo tutto il nostro periodo storico.
La presenza numerosa della scultura, ha il preciso compito di avvalorare la recente attenzione dei nuovi artisti verso quest’e­sperienza espressiva, condizionata, nel suo sviluppo, dalla storia recente, tutta fondata sulla socializzazione dell’immagine, ed a lungo emarginata a causa della scarsa attenzione dimostrata dalle Istituzioni, per forme di “autorappresentazione” di fronte a qualsiasi soluzione che suggerisca il coinvolgimento dell’operatore nelle attività architettoniche o urbanistiche, in situazione di frui­zione e d’uso collettivo. I segni di una lenta riscoperta della scul­tura, che si fondi su ragioni scenografiche, presentano anche tentativi diversificati di ricollocazione dell’opera d’arte nello spazio urbano.

Agostino Bonalumi

E. CASTELLANI, G. UNCINI, A. BONALUMI, N. CARRINO, R. ARICO’, M. STACCIOLI, F. BRESCHI, C. GUAITA

In parziale continuità con quanto sopra indicato, credo indi­spensabile aprire subito il tema depositato e qui specificamente affrontato, dell’indagine condotta sulla realtà in forma analitica e, quindi, tesa allo svolgimento di singole sezioni nel campo articolato dell’espressione visiva.
La tensione espressa su una singola voce, materiale o tema, approfondita lungamente nel periodo ’60/’70, ha oggi lasciato il posto ad una generale tendenza allo svolgimento in chiave narra­tiva, emozionalmente individualizzata, dell’espressione estetica. Un rinnovamento linguistico fondato su una attenta conoscenza dei mezzi e degli strumenti sul quale si accordano dopo la ventata liberatoria e neo-barbarica della fine degli anni ’70, le osservazioni di una nuova concentrazione espressiva più responsabilizzata, dal cui complesso impalpabilmente affiorano umori enigmaticamente metafisici, seppure diversificatamente caratterizzati dalle precedenti esperienze. La predilezione per la carta, intesa come materiale non più precario ma epidermicamente fornito di sugge­rimenti, ed ancora per materiali moderni come cemento e lastre di ferro, si caratterizza, in senso nuovo, con l’apporto di soluzioni cromatiche più diffuse e dispiegate, atte a suscitare la corrispon­denza non più analitica o costruttiva del lettore, ma la sua intima partecipazione.
L’apporto così emblematizzato alla costituzione di un “deposito culturale” tanto complesso da parte di questo settore della ricerca assume un peso che non può assolutamente essere taciuto od evitato per comode strategie, ma che deve essere suggerito in funzione di una osservazione della necessaria concentrazione e responsabilità dell’espressione artistica; una presa di coscienza ed un supporto d’esperienza inalienabile nel futuro svolgimento delle avventure creative.

Giancarlo Bargoni

V. VAGO, C. VERNA, R. GUARNERI, G. BARGONI, L. VIOLA, G. SOZZI, D. CAMURATI, M. BENEDETTI

Il clima espressivo neo-informale ha, nel suo complesso, carat­terizzato gli ultimi anni della comunicazione visiva anche se di esso sono stati divulgati gli aspetti più estremi, forse più antichi e riassumibili in una valenza di gesto-liberazione; di fronte a questa situazione generalizzata, non ritengo compiuto ed esaurito lo svolgimento di un lavoro artistico che trova nel segno pittorico informale, inteso nella progressiva astrattizzazione, ampi spazi di operatività.
La diffusa cultura visiva e le diverse esperienze degli anni ’70, vissute da coloro che operano in questo nuovo clima, non mi permettono l’osservazione uniforme di una tendenza ma sicuramente di un impegno rinnovato sulla tensione attenta, sulla conoscenza dei limiti controllabili delle diverse componenti linguistiche coinvolte nella redazione dell’opera.
Così se, in generale, si avverte la diffusione del colore, essa prende forme di acquarellatura rafforzata, in crescente matericità, con soluzioni di ampie superfici uniformi, o frammentate da una pioggia segnica, e più chiaramente si fa messaggio e racconto, ed è avvertibile una nuova partecipazione dell’operatore nell’interezza della sua carica emotiva. L’autonomia dei diversi risultati espressivi è tale per cui non possiamo non leggere l’intero attuale fenomeno se non sotto una luce nuova, rispetto al suo recente passato ed anche di fronte alle tendenze più diffuse; sono dell’opinione che il contributo apportato da questi autori abbia valore se osservato in un clima culturale dove la lettura del messaggio, la sua impagi­nazione e le sue leggi espressive, hanno una loro appartata esisten­za, relatrice di un paesaggio umano per il quale il quotidiano è centellinare i significati e le segrete reazioni, con frettolosa super­ficialità.

Gianni Asdrubali

G. NOTARGIACOMO, L. BARTOLINI, A. CROSA, G. ASDRUBALI, L. FONTANELLI

All’interno della mostra, si inserisce una nuova sezione con la quale emblematizzo, in maniera estrema, un clima avvertito nella globalità dell’attuale stagione artistica e definibile nei termini di un progressivo raffreddamento della carica espressiva nel maggior controllo delle sue spinte trasgressive.
L’operazione di raffreddamento e concentrazione assume, per alcuni artisti, i termini di una precisa linea di tendenza, con solu­zioni che si caratterizzano nella riduzione della scala cromatica, tra monocromatismo ed appiattimento della superficie, devitaliz­zazione e concentramento su un dato segnico; se a tratti può rimanere traccia di una stagione precedentemente informale, l’intento è quello di giungere ad una condizione di tensione psicologica assoluta e pur sempre irrazionale; se la volontà narrativa si rapprende, si svelano umori neo-metafisici, enigmaticità di tipo orien­tali, tipologie simboliste.
Ritengo essere questo un nuovo territorio espressivo, all’inter­no del quale, si racchiude una ricca e vivace intensità di situazioni, di esperienze depositate, che la Mostra in gran parte esprime.

Giulio Paolini

G. PAOLINI, M. MERZ, J. KOUNELLIS, G. PENONE, A. VIOLETTA, V. BORSARI, P. BERNARDONI, F. PLESSI

La consistente presenza delle ricerche “progettuali” degli anni ’70 nell’attività espositiva e d’informazione non soltanto speciali­stica è, senza alcun dubbio, penetrata in diversa maniera, ma comunque in termini globali, come metodologia d’indagine ed anche come soluzione espressiva, nel bagaglio culturale attuale delle nuove generazioni. Da qualche anno, infatti, è riconoscibile una disposizione operativa organizzata nel libero ribaltamento delle grammatiche visive tradizionali e comunque della loro fre­quente contaminazione con scelte formali autonome, poste ester­namente alla “pagina” in posizione ,di germinazione del tema.
Dietro questa diversa impaginazione, si nasconde una nuova coscienza dell’operazione artistica con attenzione filologica al valore dei suoi atti, al significato mai esaurito in una verità detta­ta dall’emozione, ma controllata da uno stato mentale nel quale trovano spazio problematiche primarie e tracce di una memoria collettiva originaria.
Metodologicamente, ha assunto peso e significato sia una con­duzione della creatività al cui centro è posta una rarefazione di elementi sovrastrutturali e retorici per il conseguimento e la tra­scrizione dei significati e della loro rinnovata vitalità auto-espres­siva, sia il contributo particolarmente importante, raccolto da settori ritenuti distanti fra loro, per quei fenomeni ambientali ed ecologici che testimoniano lo stato di progettualità del nostro quotidiano. Questo stato di progettualità, dalla chiara caratteriz­zazione concettuale, è riconoscibile in gran parte delle attuali forme espressive, mentre l’attività metodologicamente specifica del settore ha, in alcuni giovani, un chiaro punto di riferimento che non deve essere taciuto per favorire rapporti di comodo con inammissibili soluzioni formali.

Mimmo Rotella

M. SCHIFANO, C. POZZATI, L. DEL PEZZO, G. BARUCHELLO, P. MESCIULAM, E. BAJ, M. ROTELLA, M. CEROLI, R. BARNI, E. CONSOLAZIONE, L. MASTRANGELO, R. AGUS

La cultura visiva Pop ha senza dubbio marcato e caratterizzato, grazie ad una differenziata presenza in ambiti espressivi diversi e sempre collettivi, l’atteggiamento creativo contemporaneo, inteso nella sua più ampia articolazione di soluzioni e tendenze; questa diffusione è riconoscibile in aree nuove e si può definire in forma di modulo comportamentale.
Sul piano formale, le antiche soluzioni linguistiche, dimostran­do una adattabilità sempre aperta, hanno subito un’evoluzione di tipo post-moderno, prediligendo stati di dolce memoria e di ricordo, ma pur sempre con chiavi di immedesimazione collettiva. La “storia” si ammanta di soluzioni citazioniste l’impaginazio­ne si organizza per forma di racconto ed è chiaramente avvertibile l’abbandono dell’immediato e dell’istantaneo. Rimane, nel bagaglio culturale odierno, l’attitudine a superare il momento della narra­zione-denuncia, o della letteraria intimizzazione della figurazione (settore assente dalla Mostra a causa delle difficoltà di imposta­zione di una strategia culturale nuova, anche se frequentato da personalità profonde), rispetto alla quale si predilige un atteggiamento comunicativo aperto, liberamente fruibile, mentre cresce una condizione d’enigmaticità, nelle pieghe del tutto svelato.

Giannetto Fieschi

G. FIESCHI, M. MORENI, A. CAMINATI, G. DOVA, S. VACCHI, C. MERELLO, G. JOB, N. BONAMI, I. BONACORSI, D. BENUCCI

La complessa problematica, raccolta in questa sezione, è tale per cui, dai diversi settori della critica d’arte, è mancata una pre­cisa valutazione ed un più costante inserimento in una scientifica attività espositiva.
Nel recupero recente della figurazione, più o meno pretestual­mente giustificata da relazioni di continuità con gli anni concet­tuali, non può non. essere valutato, con attenzione storica, lo sforzo di indagine condotta da alcuni artisti, spesso appartati e provenienti da esperienze diverse (informale, astrazione ed anti­cipazioni Pop), in un contesto espressivo nel quale “l’immagine” era relatrice di rivisitazioni effettuate in forme allegoriche di temi dai contorni incerti, tesi ad una condizione di emozione preveg­gente, chiaramente radicata in una memoria collettiva di tipo storico. Lo spazio dell’indagine visiva, in questo caso, persegue senza esitazione un atteggiamento culturale sempre caro alla storia della pittura nord-europea, da Bruegel a Grünewald; in questo clima, la citazione riconoscibile od emozionale, ha il peso di una emblematizzazione di significati diametralmente opposti, tra l’origine del passato e gli inizi del futuro. L’incontro e la lettu­ra dell’opera esige una memorizzazione attiva della complessità segreta dell’essere e delle diverse componenti della condizione umana: è questo un impegno presente nella creatività di alcuni giovani artisti tesi alla realizzazione di un’avventura espressiva che abbia, al suo centro, una realtà più vasta dell’immediatamente riconoscibile e della “fantasticazione” senza punti di riferimento.

Luigi Ontani

C. COSTA, L. ONTANI, G. CHIARI, SARENCO, S. LOMBARDO, A. PARADISO, G. SPAGNULO, A. CAVALIERE, A. FAGGIANO, P. COLOMBARA, M. VISMARA, D. GENNAI, T. CAMPI

Ho ritenuto necessario, per esigenza di esauriente completez­za e per distaccarmi da qualsiasi presunta verità, realizzare una ulteriore sezione, con la quale documentare la presenza di artisti che da tempo, o con maggiore chiarezza in tempi recenti, presen­tano un lavoro con caratteristiche particolarmente autonome. Questa indicazione potrà apparire pretestuosa a chi ha facilità critiche di riduzione dei significati espressivi, mentre ritengo di presentare una situazione che non appare, né esclusivisticamente direzionata, né semplicisticamente confusa, ma articolata tra scelte formali e tematiche più comuni che differenziate, ed il cui insieme è l’immagine reale. Metodologicamente, non si trat­ta di una strategia unilateralmente assolvitrice, ma bensì puntata sulla qualità dell’opera e non sulla tendenza.
Anche in questo contesto, non posso impegnare il lettore in una indagine sul singolo operatore, ma sottolineare come l’ambito della comunicazione visiva si sia specificato in settori di analisi-creativa di tipo scientifico, musicale ed antropologico, archeolo­gico e naturalistico.
L’intervento non è più soltanto ed esclusivamente pittorico, né si accontenta di combinazioni “pluri-materiche-semantiche”, ma viene a vivere di vita propria secondo l’uso del recupero casuale degli strumenti come nell’attitudine ripetitoria del decoratore o dell’amanuense, o ancora del vasaio.
La presenza nella Mostra di questa particolare sezione, con le sue valenze intellettuali, ma anche artigianali, assume il valore di massima emblematizzazione per una situazione aperta, creativa e documentata.

Gianfranco Zappettini

C.M. MARIANI, M. FANELLI, F. BOVANI, M. COSUA, G. ZAPPETTINI, S. CHIA, G. GATTUSO, LO MONTE RAFFAELE, G. RAGUSA, G. PINTOR,I S. PUCCI, F. JONDA, N. GIANNINI, M. FALLINI, S. CARDINALI, T. MAFFEI, M. CINGOLANI

Raccolgo in una sezione unica, diverse realtà espressive ritenu­te, soprattutto dal mercato, lontane perché, in realtà, presentano su un piano d’intenti, il comune desiderio di giungere ad una creatività, nella quale sia osservata la riappropriazione del mestiere antico, delle tecniche, dei soggetti, fino a racchiudere l’intera storia dell’arte in una rivisitazione come fonte di piacere intellet­tuale.
Se questo è il sunto centrale sul quale si può riconoscere, previe indispensabili specificazioni, il lavoro di numerosi artisti, ritengo necessario osservare come l’insieme sia una realtà cultu­rale, i cui punti di riferimento sono da rintracciare in un contesto collettivo nel quale si predilige uno stato di memoria e nel cui interno, si riscontrano le condizioni espressive di una lontana stagione che è ancora fonte di emozione e di riflessione.
Ora, accanto ai rischi ampiamente corsi dai settori “colti” e “citazionisti” di adeguamento alle, richieste per un gusto dalle mediocri intenzioni, si può osservare negli artisti qui indicati una volontà creativa nella quale spiccano intatte l’attenzione ad aree di rivisitazione, autonomamente interpretate, dalla testimonianza epica, a quella medioevale, come ad un paesaggio della memoria infantile, aree ancora relatrici di importanti messaggi e, forse in passato, troppo rapidamente consumate. Ritornano prepotentemente con tutta la loro carica problematica, a sottolineare l’anco­ra ampia vastità del discorso, sia l’esperienza del “secondo” De Chirico, che i temi più familiari di Savinio.
Con questa sezione siamo ancora tornati all’origine del nostro discorso, quando si definiva la Mostra come visualizzazione di un “deposito culturale” nel settore artistico-visivo italiano.

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