Maria Balanovskaya e gli interessanti frutti espressivi della ‘residenza d’artista’ in Ticino

di Andrea B. Del Guercio

2017

In questo panorama si colloca l’esperienza condotta da Maria Balanovskaya e il ciclo di opere nate tra Lugano e Locarno, tra il Rivellino e la ‘casa-museo’ di Pura degli Sciolli, luoghi privilegiati oggi di incontri e presenze internazionali, fondamentali per la maturazione degli artisti più giovani. Così, se si osserva la successione delle opere, non potrà sfuggire un accelerato sviluppo del sistema linguistico comunque caratterizzato dall’appartenenza a una figurazione dal deciso e forte carattere emozionale. Dell’impianto originale, contrassegnato da un patrimonio pittorico appartenente alla stagione politica del realismo sovietico, rimane un’indelebile e comunque interessante traccia; una presenza estetica che conferma quanto dalle “radici e dalle origini”, prima di essere frettolosamente cancellate, si debba trarne l’utile essenza e alcuni interessanti valori.
Su quella cultura comunque dai caratteri forti, che richiede partecipazione emotiva, acquisita in Crimea, si innesta rinnovando gli indirizzi creativi, la dimensione neo-espressionista tedesca degli anni ’80, in particolare di Berndt Zimmer a Berlino e le grammatiche aggiuntive della Street art .
L’iconografia del corpo umano, probabile indicatore di un effettivo approccio fisico al fare dell’arte, entra nel recente ciclo di opere di Maria Balanovskaya, attraverso una contaminazione-stratificazione tra l’azione del dipingere veloce e riempitivo degli spazi, l’impiego delle mascherine e la distribuzione puntiforme del colore, frutto della pressione della bomboletta. La predilezione per le grandi dimensioni della pittura, lo stato partecipato del fare e l’horror vacui che porta a concludere l’intera superficie, si specifica nella relazione tra il corpo e lo stato liquido del fondo, comunque caratterizzato da una densità oscura del colore; in questo clima intenso si dettaglia la recente rivisitazione dedicata alla “Tomba del tuffatore”, tratta dal patrimonio archeologico di Paestum, in cui alla grazia della storica figuretta, Maria Balanovskaya sostituisce un’accensione fluorescente, una sottolineata fisicità elettrica.

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