Pratestate 80 – Argomenti e Tecniche

argomenti-e-tecniche

di Andrea B. Del Guercio

Firenze, luglio 1980

La collocazione di questa “Espozione” d’arte all’interno di un programma interdisciplinare di manifestazioni culturali che si andranno svolgendo lungo tutto l’arco della stagione estiva a Prato ci ha suggerito, mantenendo elementi già indicati in precedenti attività espositive, di affrontare il discorso sia in stretto rapporto con gli interessi specifici degli operatori, sia accogliendo le istanze “particolari” di un pubblico che si muove tra interessi crescenti e frequenti delusioni.
Nel caso del dibattito interno e quindi specialistico, ci è sembrato utile combinare un articolato ventaglio di presenze che, tra differenziazioni formali e linguistiche, tecniche ed ideali, possano proprio da questo “contrasto” e da questo dialettico controllo ricavare stimoli e suggerimenti, di scoprire situazioni e disporsi soprattutto ad una ricezione più ampia, estranea a quelle forzate chiusure spesso dettate da cattive scuole critiche e moralismi piccolo borghesi, nonché ferree leggi di mercato. Realtà che oggi trovano sede anche nei settori più avanzati della politica e della cultura.
Così l’Esposizione diventa luogo nel quale operatori di tendenze lontane tornano a discutere ed a confrontarsi, andando oltre scelte formali, peraltro importanti ma non immediatamente preliminari e forse scoprendo argomenti e problematiche culturali comuni.
La mostra quindi ed in maniera sempre più ampia intende sottolineare il rispetto reale dell’interdisciplinarità ed ancora rimarcare la necessità di uno spirito di collaborazione, che, mantenendo fermo l’ambito della specificità e della professionalità, dovrebbe democraticamente regolare le esposizioni dell’arte.
Passando adesso sul piano “particolare” della ricezione da parte del fruitore ci è sembrato altrettanto utile condurre il discorso espositivo almeno per una volta, e non a caso in una stagione quale quella estiva, al di fuori degli schemi fissi, dottorali ed accademici, severamente preganti e spesso fumosi, dettati sempre dalla ricerca dello scioccante e del nuovo a tutti i costi, delle mostre d’arte.
Così fattore di particolare importanza ci è sembrato quello di predisporre un ventaglio di argomenti e di temi di fronte al quale individualmente e collettivamente ogni spettatore possa in qualche modo riconoscersi e ritrovarsi, cioè ritrovare una piccola parte di se stesso, del proprio bagaglio di interessi e di ricordi, estratti dall’intimo e dal quotidiano di cui spesso ci sfuggono i significati reconditi.
Seguendo questo orientamento né è finalmente nata una complessa architettura espositiva che potremmo definire “spontanea” e nella quale un particolare apporto di vitalità e di curiosità si estenderà dal pubblico consumatore. Accanto infatti ad opere tradizionalmente esposte e quindi immediatamente fruibili, la presenza “casuale” di “oggetti-scultura”, quaderni di appunti ed album di grafica significherà l’invito diretto alla ricerca ed alla scoperta, alla curiosità ed all’approfondimento. Un grande “bazar” quindi che senza schematismi e moralismi vada al suo interno il percorso libero di operatori e di pubblico ed entrambi mossi dall’intenzione di dibattersi e di rileggersi, di confrontarsi ed infine di riconoscersi facenti parte di un collettivo dialettico.

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