Gaia Lucrezia Zaffarano: La forma dell’ombra

lucrezia

di Andrea B. del Guercio

2015

Lucrezia Zaffarano, forse stimolata dalla diffusa comunicazione dedicata nel 2015 alle questioni internazionali dell’alimentazione, poi sfociata in Expo Milano, ha predisposto lungo l’arco di alcuni mesi un’intera Collezione di opere che in questa sede viene presentata.
Lo spazio riservato di un luogo di lavoro e di ricerca esemplarmente si adatta al rigore di questo ciclo di lavori permettendo al lettore un rapporto che potremmo definire di tipo scientifico. Se il tema del cibo non è stato vissuto dall’artista nella linea diffusa della sovrabbondanza e dell’accumulo, con le infinite irrisolte questioni che includono forme di eccesso e amare immagini di povertà, si dovrà sottolineare che la stesura dell’intero ciclo punta sulla fase precedente al cibo stesso; la Zaffarano non si sofferma sulle questioni politiche e sociali dell’alimentazione, per ritornare in forma di riflessione attenta e ricca di valenze poetiche, sulla cura che anticipa il consumo del cibo. Nasce una lunga serie di carte, disegnate ed incise, dedicate alla presenza mnemonica, al ricordo atemporale di un attento apparecchiare della tavola; si aggiungono forme di
uno spazio abitato dal silenzio, predisposto ma sospeso nelle sue funzioni. Nasce un ciclo sprofondato nel clima sospeso di una pagina di Marcel Proust e da questo alle nature morte povere della storia dell’arte, prima della grande stagione Barocca; i fogli della Zaffarano, con la forza espressionista della xilografia e il monocromatismo, raccontano i piccoli spostamenti, i dialoghi tra un bicchiere, un piatto ed un tovagliolo, tra forme cioè, che dialogano secondo un’educazione, oggi in gran parte cancellata dalla volgarità.
L’artista non descrive, non racconta, non narra, ma opera sul piano della testimonianza che la singola icona e il loro dialogare suggerisce ad un fruitore che a sua volta sia attento e ricettivo; la sagomatura degli oggetti privi di decori aggiuntivi e ombre, si impongono in maniera evidente attraverso i fogli di carta e da questi alla nostra osservazione.
Che si tratti di un frammento singolo o di un ciclo collegato di immagini, spazi solitari e convitti, il lavoro della Zaffarano si qualifica sul piano dello sviluppo e della ripetizione delle icone coinvolte; evitando la descrizione essa sceglie la ricerca del valore metafisico dell’esperienza visiva. Si tratta di un ciclo integralmente sfogliabile simile allo sviluppo di un racconto letterario, di una collezione di nature morte in un prezioso museo fiammingo.

In allegato trovate il catalogo della mostra.

Lucrezia Zaffarano | http://www.lucreziazaffarano.com

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