Progetto Culturale: SubTransAlpina

subtransalpina

di Andrea B. Del Guercio 

Milano, 5 luglio 1991

Sin dall’inizio e lungo una tormentata e difficile gestazione, riconobbi al progetto culturale SubTransAlpina l’utilità di coordinare un momento di incontro e ­verifica tra autori vicini ma separati, isolati dall’inesistenza di circuiti espositivi, dalla scarsa reciproca curiosità, dalla descentificizzazione dell’attività critica ed informativa, per la latitanza delle riviste specializzate. Per occasione di incontro e di verifica, intendo la frequentazione attiva della produzione espressiva contemporanea, senza ipotizzare anticipatamente relazioni linguistico visive comuni in relazione e dipendenza dall’appartenenza ad un’area geografico­naturale quale è l’arco alpino. In questi anni ed anche di recente, una critica demotivata e progettualmente debole ha ipotizzato, con scarsi risultati, la lettura di umori ed aree culturali comuni conseguenti a contesti geografici ed in preservazione di presunti caratteri contro la diffusione e distribuzione di grammatiche visive ormai depositate internazionalmente. Temi riconoscibili, quali mediterraneità contrapposta a umori barbarici, solarità in opposizione ad oscuri medioevali, corrispondevano ad una stagione, gli anni a cavallo tra ’70 e `80, di neo nazionalismi, e ben presto superati per approfondimenti espressivi individuali ed autonomi, vivacemente caratterizzati da interessi e campi ,ubyab di indagine assolutamente diversi. In ogni caso e qualora lo si volesse, ardua risulterebbe la ricerca e l’individuazione di territori linguistici comuni in nome di una appartenenza geografica all’arco alpino, in quanto separatezze e grandi distanze hanno regolato la vita dei diversi paesi coinvolti, e della stessa Italia giunta con tanto ritardo all’unità nazionale. Di grande interesse mi è sembrato invece superare le separatezze per tentare un incontro, stimolare informazione e suggerire approfondimenti. Nel Forte di Bardli contenitore in effetti suggella questo taglio espositivo aperto al confronto; trattandosi infatti di un Forte, esso appare predisposto per una vita interna, per auto isolamento, e quindi si offre ad un impiego pacifico e culturale quale cittadella animata. La struttura architettonica avvolgente su se stessa, protettiva del suo contenuto permette un percorso espositivo scandito da un processo non interrotto ma diluito ed articolato, dove ogni opera si pone in una successione logica con altri manufatti di altri autori; un percorso espositivo concentrato non sul singolo ma sull’insieme, sempre rispettoso delle autonomie espressive, perché sia avvertibile lo spessore di una cultura visiva contemporanea. La ricchezza e complessità del materiale selezionato suggerisce una scelta espositiva con queste caratteristiche d’insieme, ed è con rammarico che questa edizione non possa illustrare ciò che sarà effettivamente l’opera nello spazio e nella successione. Un percorso espositivo in cui appaia la corrispondenza con una riconosciuta natura dei linguaggi artistici moderni e contemporanei fondata su relazioni specifiche ma ampie con il contesto, che ricevono e reagiscono sulle interferenze, che vivono produttivamente in un habitat qualificato e predeterminato. Una cultura visiva che è errato asetticizzare, isolare dal flusso di energia della vita, e che frequentemente è progettata per la sede espositiva e la cui natura può prevedere un costante auto rinnovamento per diverse installazioni, con evoluzione de valori di comunicazione. Risultati di un’indagine internazionale Sicuramente assai complesso, non sempre di chiara interpretazione e valutazione, anche per la frequente giovane età degli artisti, è il paesaggio espressivo che da questa indagine risulta e che si è tentato di selezionare. II materiale informativo monografico, si dovrà ricordare non ha carattere di matematica completezza; in quanto ha seguito canali tra i più vari, da quelli istituzionali ed ufficiali a quelli indiretti, per relazioni e contatti personali Anche se con questi caratteri diversi di reperimento documentario, il risultato è di una vitalità qualificata, non cioè fine a se stessa, caotica ed irresponsabile, ma di volta in volta, per area linguistica, mirata nella progettazione e nella produzione. Accanto a rischi diffusi di neo accademismo per svuotamento di soluzioni formali espressivi oggi diffusi internazionalmente, radicati e depositati in profondità nella coscienza culturale, nella memoria visiva delle nuove generazioni; processi espressivi e di redazione con caratteri di terreno comune ed allargato che possiamo definire di tipo progettuale, ma secondo una crescente e responsabile specificazione dei termini impiegati, conseguenti ad atteggiamenti analitici per conseguire poi risultati percettivi dai confini ampi. Una progettualità che conosce l’eredità originale proveniente dagli anni ’60, ma che tende a concretizzarla, a plasmarla per manufatti, per qualificazione dello spazio, per verifica di funzioni non solo strettamente estetico culturali ma anche d’uso, d’impiego sempre per un paesaggio nuovo. I risultati di un procedere sono opere aperte, tese a costruire relazioni estreme, atte a favorire una fruizione diversificata, per manipolazione, che viene a segnare percorrendo il territorio quotidiano. Scultura In questo clima e dai caratteri di intensa vitalità, una nuova cultura plastica è al centro degli interessi delle nuove generazioni, ed offre, dopo anni ed anni di pittura, risultati di grande interesse. Si deve parlare di scultura in un’ottica rinnovata, qualificata da relazioni le più ampie con altre aree linguistiche, e quindi come processo di tridimensionalizzazione generale dei linguaggi visivi. La frequentazione attiva, la necessità e l’interesse mirato per rapporti attivi tra manufatto artistico e fruizione, è alla base di tale rapido sviluppo rinnovato della scultura; interagiscono in questo nuovo contesto linguistico, materiali diversi, spesso riosservati rispetto all’originaria natura, reimpiegati per nuove funzioni. Una scultura che scopre nuovi supporti rispetto ai tradizionali materiali nobili, la pietra, il bronzo, in quanto caratterizzati e qualificati dall’essere emblematici del paesaggio contemporaneo, specifici di cicli produttivi attuali, di mansioni quotidiane. Un lavoro nuovo, analitico dei supporti che suggerisce presso le nuove generazioni una più ampia cultura dello spazio, spesso costruttiva,.ed attenta a corrispondere antropologicamente alle drammatiche problematiche sociali. In quest’ottica, tra caratterizzazioni linguistiche precise e vaste aree tematiche (Cristian Cassar, Nicolas Rieben, Roberto Priod), si collocano gli artisti con soluzioni plastiche più dichiarate, con sottolineatura minima, per impiego frequente della lastra di ferro, del legno, secondo processi produttivi ora rigorosi geometricarriente (Philippe Noulette, Pierre Mache), ora per una informalità forte ed espressionista (Dusan Zidar, Rene Rusjan, Ulrich Egger); in evidenza anche tracce dichiarate di cultura neo costruttivista (Philippe Noulette) dove interagiscono rapporti con l’architettura, nelle soluzioni più rigorose, ma anche con il design (Mirko Bratusa, Amedeo Berlusconi, Vincent Girard), tra soluzioni qualificate sul piano della manipolazione plastica dei materiali teneri, la terracotta ed il gesso; tra queste due aree è ancora possibile rilevare i risultati progettuali e di installazione sullo spazio, sulla sua reimpaginazione per tracce di un percorso sensibile (Giuliana Cuneaz), tra sfumature letterarie e quindi psicologicamente coinvolgenti. Ma ritengo che sempre si tratta di grandi aree estetiche che è rischioso definire, nel momento in cui si predilige alle comodità formalizzanti, la frequentazione di un territorio in cui confluiscono ed interagiscono forse diverse e solo sulla carta in contrapposizìone. Così il ruolo critico è in questa sede editoriale solo suggerire poche tracce per una fruizione disponibile e soprattutto curiosa all’interno del percorso espositivo predisposto creativamente sempre dal curatore critico.

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