Anni ’90 arte a Milano

anni-90

di Andrea B. Del Guercio

1995

Progetto Scultura. Riflessioni e due ipotesi di lavoro

Le condizioni di valore dell’arte contemporanea, la sua complessità e problematicità espressiva, possono essere emblematicamente riconosciute ed analizzate attraverso il progetto editoriale ed espositivo “Anni ’90. Arte a Milano”.
L’assunzione di Milano come campione di un’indagine impostata su parametri di livello internazionale appare corretta e stimolante in quanto fondata su un polo culturalmente interdisciplinare, caratterizzato da una costante tendenza all’avanguardia iniziata nella stagione moderna dal Futurismo ed in sintonia con i movimenti europei, e condotta in questo secondo dopoguerra attraverso una mirata tendenza all’analisi e quindi alla sperimentazione di nuovi linguaggi artistico visivi.
Un percorso di rinnovamento dell’intero sistema artistico e di innovazione di ogni suo fattore, dalla componente tecnica alle leggi estetiche, di interrelazione tra voci e settori impostati su una sempre più cosciente progettualità ed all’interno di nuovi rapporti e responsabilità culturali.
Un clima entro il quale si sono rinnovate la scultura ed interamente le grammatiche visive, le tecniche e i materiali d’impiego, le competenze e le funzioni d’uso; un processo caratterizzato da una crescente condizione metodologico espressiva di progettualità “quale divaricamento metodologicamente aperto sulla realtà, interdisciplinare e multilinguistico, frutto di un’approfondita fase di sperimentazione autonoma rispetto alla committenza; una progettualità che moltiplica nel soggetto indagato i valori problematici, che interagiscono per sconfinamento tra diverse, e non solo estetiche, funzioni” come ho già avuto modo di dire in occasione di una mostra da me curata a Bolzano nel 1994.
Ed è a Milano che la scultura italiana ha trovato una sede privilegiata di verifica e d’affermazione di una condizione mirata e qualificata di ricerca; uno sviluppo espressivo condotto da autori, da Medardo Rosso a Lucio Fontana, che hanno costruito una fitta rete di relazioni innovative nel processo espressivo plastico e, quindi, una linea di tendenza caratterizzante per i più interessanti scultori di oggi.
Giancarlo Marchese, Igino Legnaghi, Mauro Staccioli, Antonio Paradiso, Pietro Coletta, Hidetoshi Nagasawa, Anna Maria, Santolini, Natalie Mayer, Sergio Calatroni, Mauro Folci, Amedeo Berlusconi, Katsunori Kobayashj.
Gli artisti invitati, testimoni di autonomi processi creativi e di valori estetici, rappresentano un’ipotesi trasversale sul piano generazionale ed un campione obbligatoriamente parziale, rispetto al panorama milanese, internazionalmente caratterizzato della scultura attuale. Le ragioni della scelta critica tentano di corrispondere all’ipotesi di compionatura del Progetto promosso dall’AIM e coordinato da Rolando Bellini, ma soprattutto rispondono ad una visione responsabilmente aperta della cultura artistica e plastica in particolar modo; il progetto non si pone in corrispondenza né di una linea di tendenza per uniformità stilistica, né di una linea di dipendenza da una predeterminata ipotesi critica, ma vuole introdurre e concretamente verificare quei diversi fattori e metodologie intorno alle quali ruota e si costruisce la manipolazione plastica dei materiali. Il significato attuale di scultura, da cui dipendono scelte, ipotesi di lavoro critico ed una competente fruizione, appare fondato sulla dichiarata e mirata presenza autocomunicante del materiale di supporto e sulla specifica contestualizzazione problematico progettuale del manufatto.
Una progettualità dichiarata, sia all’interno del profilo concettuale dell’idea espressiva, sia attraverso la frequente visualizzazione dei processi di redazione; un processo espressivo analitico con impiego mirato di strumenti e di tecnologie nella diffusa tendenza al divaricamento dall’unità severa ed enigmatica del volume verso la superficie e lo spazio. La ricerca delle relazioni e lo studio di confronti attivi, strutturalmente forti, ma anche minimali, con lo spazio e con l’habitat, qualificano l’opera, non più come fatto autonomo, ma quale componente attiva della nuova realtà dell’uomo. Una cultura artistico visiva complessa ed inscindibilmente radicata su valori antropologico culturali racchiusi nei materiali, nelle tecnologie, e nello spazio.

Le case dell’arte o del design d’artista

Se si osserva l’atto quotidiano di appoggiare un plico, un cappello e dei guanti, od altra cosa, non si potrà non riconoscere che, in deroga al rispetto che si deve ad un’opera, qualora l’atto sia provocato da improvvisa fretta, anche una scultura assume eccezionalmente la funzione d’uso accanto a quella estetica che le è propria. Il semplice
atto dell’appoggiare ha rivelato un terreno di confluenza funzionale tra due prodotti, il manufatto del design e quello dell’artista.
La Storia dell’Arte e più specificatamente la Storia delle Arti Minori, al cui interno si studia l’evoluzione stilistica dell’arredamento, raccoglie ed affronta le costanti relazioni progettuali e le tangibili espressioni dei pittori e degli scultori entro quell’immensa produzione e presenza nel quotidiano di manufatti funzionali provenienti per secoli dalle botteghe artigiane, ed oggi dalla complessa e sfaccettata industria del design e dell’architettura.
Ricostruire i problematici rapporti dell’arte visiva moderna e contemporanea con l’oggetto caratterizzato dalla compenetrazione del valore estetico e di quello funzionale è il tema di un’indagine espositiva ed editoriale; si tratta di raccogliere e di porre in evidenza la persistente attenzione dell’artista le sue curiosità linguisticosperimentali ed i suoi interessi teorico progettuali, per il manufatto d’uso, per l’opera del de sign. Un percorso espositivo lungo un secolo qualificato dalla fase storica delle avanguardie che si articola e si espande ancora internazionalmente problematico lungo questo dopoguerra.

Scultura a Milano. Materiali dell’arte contemporanea

Il progetto si pone in relazione alla consapevolez zza storico critica che riconosce alla scultura italia na del XX secolo profonde e persistenti radici nella città di Milano. Non si tratta in questa sede d ripercorrerne lo sviluppo storico, ma di utilmente sottolineare tale realtà come fattore di riferimento problematico di portata ampia, le cui significative ramificazioni filtrano all’interno del tessute connettivo del territorio da cui maturano le più attuali avventure espressive.
L’Italia tra gli Stati europei e la città di Milano ne confronti delle grandi metropoli hanno accumulato in questo secondo dopoguerra un estremo ritardo in merito alle grandi questioni artistico culturali contemporanee e, quindi, una vistosa assenza nel campo della committenza monumentale pubblica. Non si è osservato un parallelo sviluppo, secondo una nobile tradizione anche dell’Italia e di Milano dell’800 e del primo ‘900, tra la crescita architettonica ed urbanistica della città e del patrimonio scultoreo pubblico, se non per esperienze casuali, sporadiche e spesso discutibili. Il Progetto suggerisce il recupero di un immenso spazio espositivo, la città, attribuendo all’iniziativa culturale il valore tangibile e non effimero della produzione e della collocazione nel contesto della fruizione collettiva. Non si tratta di ripercorrere il terreno, pure culturalmente utile, dell’attività espositiva, monografica o collettiva, ma di puntare direttamente, secondo un piano organico di lavoro e di scelta, in responsabile relazione con le caratteristiche d’uso della città e dei suoi siti, ad una committenza organica tra le fasi di progettazione e di insediamento di grandi opere monumentali.

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