Irene Dioli: pre – POSIZIONI

irene

di Andrea B. Del Guercio

Lugano, Five Gallery

Il grigio-cenere, tra tracce impercettibili di nero, blu e viola.

L’evento espositivo a cui si collega questa edizione segnala e documenta l’ulteriore sviluppo di un percorso espressivo consequenziale ed una attenta progressione innovativa condotta da Irene Dioli, sia sul piano iconografico che cromatico; al primo ciclo di grandi opere, contrassegnate dall’intensità tematico-espressiva testimoniata dall’uso pittorico della cenere e conclusasi con una completa istallazione nel collezionismo europeo, fa seguito un nucleo di opere inedite frutto di un lavoro di sedimentazione e di approfondimento dei risultati raggiunti. D’altra parte il concetto di maturità nei processi artistici prevede un’attenzione costante e insistita, fino ad esaurimento dei contenuti diversi e delle variabili, alle potenzialità presenti nel campo d’indagine; la Dioli segue questo percorso sia attraverso una esemplare raccolta di studi e di riflessioni ad acquerello su carta, opere che si articolano tra le dimensioni ridotte dell’esercizio e quelle più estese, caratterizzate da una intensa estensione del colore in grado di andare a prendere il sopravvento sull’ombra disegnata della figura.
La cancellazione e l’evanescenza del dato di realtà riafferma il vero tema, anche in questo nuovo ciclo, ma con ulteriore determinazione, che si fa soggetto attraverso la sostanza tangibile e la dimensione percettiva della pittura; anche nella naturale delicatezza dei più piccoli acquerelli, scaldati da ombre oleose sul fondo, l’anatomia umana, tende a perdere la propria forma, sostituita, attraverso l’intensità fisica, a tratti neo-espressionista, del grumo della materia; una tensione psicologica che si rafforza nelle inedite grandi dimensioni della carta intelata, tra il movimento e la staticità, tra la danza e la scultura antica.
In questa fase Irene Dioli concepisce uno spostamento linguistico tra il patrimonio della memoria, individuata dalla sostanza plastica in cui il deposito fisico della cenere risulta determinante, verso la liquidità dell’ombra, verso l’essenza del corpo fonte e traccia di luce impressa nella superficie pittorica; la definizione del ciclo di opere nel titolo “Quali ombre definiscono cosa” chiarisce perfettamente l’intenzione dell’artista di raccogliere con la sensibilità che gli è propria, la traccia del respiro, il frammento che resta di un’emozione, di trattenere e trascrivere quell’evanescente ed impalpabile presenza ancora vissuta nella geografia e nello spazio del tempo.
Alla base di questo delicato percorso di trascrizione, quello che dobbiamo definire il non-colore dell’ombra con le soluzioni diluite del monocromo nelle carte e quelle con valore di sostanza che tendono a invadere e acquisire la dimensione spaziale delle grandi tele, diventa la sostanza privilegiata del corpo amato, ricordato e desiderato; il grigio-cenere, tra tracce impercettibili di nero, blu e viola, privilegia con le sue diseguali liquidità, grumi ed espansioni, la sensualità e la tenerezza, lambisce, tra affermazione e scomparsa, il piacere.

In allegato trovate il catalogo della mostra.

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