Gli «interni» e gli «esterni» di Mario Fallani

 

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di Andrea B. Del Guercio

Seguendo attentamente il lavoro di Mario Fallani di questi ultimi tre anni già in precedenti interventi critici rilevavo come lo stato attuale di ricerca si presentasse in luce in una « Prima figura nel prato » del 1969 nella quale discopriamo il recupero di una complessa tramatura di motivi e riferimenti di un contesto cul­turale, letterario ed artistico, europeo con specificazioni toscane, della seconda metà dell’800, confrontato con le più vicine prove di un Viani, il « segno sgrammaticato » di Rosai, poi Capocchini ed il più « disteso » Faraoni. Potremmo quindi vedere da parte di Fallani la sovrapposizione al « nuovo naturalismo » di Faraoni di un arricchimento dialettico e problematico della « macchia » di un Fattori o di un Banti attraverso specifici aspetti della pittura accademica in particolare per gli studi di nudo maschile, ed il tutto costruito attraverso una matrice di pittura informale, riproposta di un’esemplare esperienza giovanile negli anni ’56-’58. II vasto bagaglio di riferimenti culturali to­scani vengono messi a fuoco esplicitamente con le « Figure nel verde » del ’77 e confermati maggiormente per la complessa costruzione del grande quadro « Insieme l’estate » del ’78. L’acquisizione diretta delle figure, l’analisi pittorica del corpo e la sua ambientazione in un interno-esterno produce un clima di sostenuta lirica attualità dell’evento e coscientemente trattenuto da languori reazionari di « ritorno all’ordine » come dete­matizzazione e « bella pittura » di certa figurazione attuale scarsamente realizzata per carenze di padronanza pittorica dei suoi addetti; due elementi, contenuto e forma pittorica, che Mario Fallani ormai dimostra di aver eccezionalmente acquisito. Adesso il discorso su queste due ultime grandi tele del ’78-’79 deve essere preso per una migliore lettura, secondo le due diverse situazioni di interno e di esterno. Le opere in esterno presentano un filo di continuità diretta con le già citate opere del ’77 « Le figure nel verde » dove il pittore. attua un movimento di compenetrazione, assunzione fisico-psicologica emozionale tra l’uomo e l’ambiente naturale, in genere un bosco o dei vasti prati, ed in questi la figura si visualizza in una successione, di movimenti che ci ricordano i già citati nudi accademici e di posa, per cui la figura appare alla fine in uno stato di climatiz­zazione ed affermazione nel dato naturale secondo un apparire e scomparire; un rifrangersi nello specchio di un lago o nelle foglie più scure di un bosco, un configurarsi quasi cinematogra­fico del nudo secondo i precedenti nostalgici di un Richter ma operando una liberazione da riferimenti baconiani e risol­vendo l’opera per linee di scuola accademica, rivisitata appunto creativamente, congiuntamente a esperienze informali e rea­lizzando un clima magico e di estasi, di coinvolgimento dell’uomo nell’ambiente naturale, non come fuga ma come libera e costruttiva scelta.
Al clima magicamente plateale dell’esterno e secondo l’esigenza di specificare e concretizzare il lavoro pittorico in un momento di maggiore e più intima riflessione Mario Fallani opera una visualizzazione di interni di ambienti borghesi, non più le grandi ville lucchesi ma i villini residenziali della prima metà del secolo. i connotati di pittura di « macchia » tonale, ora più che informale si coordina con maggiore attenzione e concentrazione utile ad una speculazione di stati intimi di esistenza quotidiana, così si aprono gli spazi a momenti di raccoglimento di stati emotivi rappresi in un clima umoralmente ricco di umanità e dimostrante una maturità artistica che ci conduce ad un diretto coinvolgimento e per questa strada ritroviamo lo spirito dei più bei quadri di Ottone Rosai.

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