Testimonianza per Mario Fallani

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di Andrea B. Del Guercio

Proposta di un’ Immagine

Credo sia il caso di affermare subito che i risultati ottenuti in questo ultimo anno di lavoro e presentati con questa mostra, specificatamente « Figure in gri­gio » prima e « Figure nel verde » poi trovano la loro origine in un lungo periodo di ricerca e di elabora­zione che raramente mi sembra abbia trovato come per questi ultimi, la giusta chiarezza interna, prestan­dosi magari ai fraintendimenti anche propri di una lettura storico artistica ed, indirettamente, etico­politica.
II primo suggerimento per questi ultimi quadri di Mario Fal­lani era già del ’69 con « La prima figura sul prato » ma anche. e soprattutto sul piano di uno spirito di ricerca teorica, andrebbero rivisti i periodi delle « Fac­ciate » e delle « Vegetazioni » per le quali Luzi senti­va la « …curiosità di vedere come un uomo che ha preso il mondo per questo verso, senza mezze misu­re, si andrà assestando in seguito tra la sensibilità ferita e la sua intatta volontà di giudicare il presente ». E se Monti, presentando la personale del ’72, poteva parlare di « …riaffermazione della propria nascita clas­sica e la conseguente affermazione degli interessi per i problemi dello scorcio, della prospettiva, dei rap­porti spazio luministici secondo gli insegnamenti de­gli antichi maestri quattrocenteschi » oggi, reagendo a questa visione in qualche modo limitata ad una sorta di toscanismo, mi sembra sano realizzati in pieno i risultati di quel lavoro che definirei ‘ teorica­mente’ «per la messa in pratica di una ricerca nella pittura naturalistico botanico abitativa ottocento-novecentesca », e che Fallani espli­ca avvicinandovisi in maniera sottilmente critica per riprendere il discorso di riaffermazione del rapporto stretto Uomo Natura nel quadro più ampio del Mondo della Natura. li lavoro si è andato così svolgendo soprattutto attratto dalla retorica e dalle ambiguità insite in tanta parte della cultura, vista nel senso più estensibile del termine. di quel periodo, ma attento anche ai risultati, per fare solo pochi nomi, di un Cézanne, alla natura delicata di un Matisse, agli aspetti ‘ informali ‘ di un Fattori. Banti, Simonetti, e di certi napoletani.
In questo clima la comprensione di storica retori­ca di un certo ‘ inno ‘ al Mondo della natura è ri­conoscibile e verificabile in questi ultimi quadri do­ve Fallani, con la figura umana estratta da un ver­de materico ed informale, riconduce all’attualizza­zione l’esperienza, la poetica del mondo ottonove­centesco, nel campo della vita collettiva comunitaria contemporanea.
Proseguendo, si potrebbe dire che l’attualizzazione della ricerca fino ad adesso svolta ed ancora secondo me necessaria di approfondimento, si apra, vorrei dire come un ‘ inno radicale ‘, alla riconquista delle pro­prie abitudini psico fisiche (visive, tattili) nel rapporto di una ‘ contemplazione ‘ attiva dei vari aspetti del mondo naturale; ed è in questo discorso, aprendo una parentesi, che inserirei un ripensamento sull’esperienza delle Comuni Agricole proliferate soprattutto in Francia negli anni ’60, ed il conseguente rilancio e riproposta di una straordinaria cultura contadina di­fronte ed all’interno nella nevrosi della sensibilità con­temporanea.
Tirando adesso alcune conclusioni ad un’analisi solo brevemente espressa, mi sembra che con questi ulti­mi lavori Mario Fallani, elaborando anche i risultati e non solo formali di un Bacon ma soprattutto la ‘ neutrale serenità ‘, la ‘ nostalgia ‘ di un Richter, ab­bia aggiunto una diversa apertura a quel vasto am­bito di ricerca proprio della Figurazione Critica e spe­cificatamente relativo alla possibile ripartizione (“Lin­guaggi di contaminazione tra la cultura figurativa con­temporanea e fonti storiche”), e sì metta così in rap­porto con la ricerca di Guccione e di Tornabuoni, per il quale Enzo Siciliano tra l’altro scrive: « …il re­cupero della natura richiede distacco e contempla­zione. Richiede cioè, quell’abnegazione totale, per cui il solismo, la rabbiosa vendicazione dell’io il tratto più cospicuo della modernità siano dis­solti ». Parlavo dell’area della figurazione critica per­chè è in questo ambito che proporrei di vedere anche i nuovi aspetti, i nuovi caratteri della figurazione di Fallani.
Rinnovata, sotto l’aspetto tecnico visuale dei carat­teri propri della eredità americana, sia della Pop che dell’Iperrealismo, ripropone, quasi per una crisi di identità. un nuovo collegamento con la stagione lon­tana ma fondamentale per Fallani e per tanti artisti della sua generazione, dell’Informale, dove il colore, visto nelle sue gradazioni mobilì e libere, per­dute le costrizioni del discorso naturalistico acca­demico, si propone di riaffermarsi nelle sensazioni emotive dell’uomo liberato nel contesto di un clima ambientale permeato di Natura.
Ed accanto a questo diverso intendere la figura, inse­rita matericamente nell’atmosfera di un colore in piena emancipazione, noterei per concludere anche altri aspetti; alludo al personale e credo valido biso­gno di Fallani, avvertito dalla sensibilità di Luzi, di riprendere in questi ultimi anni le fila di un ripensa­mento dei proprio ruolo di pittore come reazione al­l’appiattimento di una produzione artistica decultura­lizzata ed alla sua superficiale consumazione, e conse­guentemente allo sforzo di revisione critica ed atten­ta del passato, non solo come Storia dell’Arte, ricol­legabile agli aspetti del presente, del contemporaneo, e rilevandone le connessioni, riconfermandone anco­ra la carica di interesse.
Questo risultato, la connessione dialettica passato-­presente-futuro, sembra finalmente raggiunto appunto con queste ultime « Figure nel verde ».

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