Nel patrimonio iconografico cristiano la Via Crucis di William Xerra

xerrae-crocifisso

di Andrea B. Del Guercio

7 maggio 2003

1 “Condanna a morte di Gesù”, “Gesù muore”

I valori dell’equilibrio compositivo presenti nella redazione settecentesca tra il giudice ed il condannato, tra la chiusura di destra e l’apertura di sinistra, la frantumazione illuminotecnica dei colori chiari tra i due distinti percorsi della storia, umana e divina, si ricompongono analiticamente nella disposizione di un sistema di relazioni geome­trico-triangolari in cui si articola lo scambio ambiguo, sofferto ma mimetizzato, tra i ruoli dell’esistenza, tra i processi del pensiero, nella natura dell’esperienza.
Ancora la morte dell’ultimo atto collega la scelta astratta alla prima stazione, ma per corrispondere alla rarefazione dei valori terreni si pone in corrispondenza con l’im­pianto concettuale del linguaggio, con l’esasperata centralità della scrittura.

2 “Gesù è caricato della Croce”

Il tema della centralità strutturale, dello scontro immobile, della verità e della sua ne­gazione appaiono i due distinti soggetti e quindi i valori esperenziali insiti nell’analisi e nella reazione espressiva di William Xerra; non c è moto né animazione nello scontro tra la portata della parola ed il silenzio della croce, tra la problematicità della comunica­zione e la solitudine della cancellazione. L’impianto riflessivo, gestito attraverso l’a­zione aniconica della grafologia, opta nella ‘seconda stazione’ di Xerra per la soluzio­ne dell’incomunicabilità, della comunicazione negata.

3 “Cade la prima volta”

Ancora e sottolineato. appare il tema compositivo della centralità e dello scontro per sovrapposizione che si svolge in essa e quindi ancora la conferma, dopo la can­cellazione grafica, di una più definitiva negazione della luce… “il pittore comincia a registrare l’oggetto pittorico, non solamente la parte che vede, ma la parte di cui è consapevole e ricorda. …Solo spronando tutti gli elementi pittorici nella sua memoria può stabilire sulla tela le relazioni della pittura corrispondenti a quelle in movimento” K.Malevic, 1924.
Il processo espressivo con il quale William Xerra affronta le stazioni della ‘Via Crucis’ appare metodologicamente inedito rispetto al quadro generale dei rapporti interni all’arte sacra, sia nell’eredità storica che nel contesto moderno e contemporaneo; ciò che appare originale e quindi con specifico interesse estetico per i risultati espressivi e con valore culturale di metodo, è l’opzione di una messa in evidenza e di un’au­to-dichiarata procedura di coabitazione tra quei due distinti fattori, la corrisponden­za tra la funzione d’uso liturgico-devozionale e la riflessione estetico-culturale presen­ti nella configurazione dell’opera d’arte sacra, con obbligo di riferimento alla specifi­cità cristiano-romana.
Il complesso della storia dell’arte occidentale, e la sua ampia configurazione e re­lazione ai temi sacri della cristianità, si fonda infatti, abbandonato lo stato di gra­zia e di miracolo proprio dell’icona ortodossa, sul valore propedeutico alla devo­zione e quindi su una allargata relazione alle competenze funzionali dell’opera d’ar­te al culto, ed in questo clima nuovo si colloca significativamente l’elaborazione delle quattordici stazioni della ‘Via Crucis’ ed il suo successo istituzionale; lo svol­gimento e la corrispondenza dell’opera con i compiti e le funzioni d’uso, non dovendo più dipendere dall’immobilità dei sistemi stilistico-iconografici della tradizio­ne, posero le basi teoriche e condizionarono tangibilmente la prassi espressiva verso la corrispondenza, la dipendenza obbligata con lo sviluppo e l’evoluzione della cultura estetica nel tempo e nella società.
All’interno del percorso storico della cultura iconografico-visiva, la componente stili­stica ed il suo sviluppo determinano lo spazio particolare della riflessione, cioè del contributo intimo e personale dell’artista, dalla cui natura e dalla cui forza d’impatto, ma anche e obbligatoriamente dalla sua mimetizzazione all’interno della sfera funzio­nale, è risultato dipendere il progress culturale, il gusto collettivo e il costume sociale; la sfera della riflessione, della poesia e della sensibilità, della critica e della rivisi­tazione, ha affidato la sua esistenza e frequentemente la sua sopravvivenza, seppur indispensabilmente vitale per la natura evolutiva dell’estetica cristiano-occidentale, ad un ruolo appartato, generalmente emarginato, a tratti rifiutato e spesso caratteriz­zato da quelle ambiguità emblematicamente raccolte nel ‘San Giovanni Battista’ da Caravaggio; “dipinse San Giovanni nel deserto, che è un giovinetto ignudo a sedere, il quale sporgendo la testa avanti, abbraccia un agnello” G. P. Bellori nel 1672.

4 “Incontra la Madre”, 5 “Aiutato dal Cireneo”, 6 “È asciugato dalla Veronica”, 13 “È deposto dalla Croce”

La quarta stazione apre il ciclo breve di una trilogia della speranza e degli affetti, quale configurazione di un attento processo di intimizzazione di Xerra con il patrimonio iconografico e di corrispondenza, attraverso il patrimonio della memoria, con l’espe­rienza della pittura; l’ingombrante ed incombente presenza della croce assiste muta al dialogo degli affetti, alla trattenuta successione dei ricordi, alla luce del mattino ed ai bagliori vivaci della vitalità, alla pulsante immersione nella liquidità della psiche.
Si tratta, per le quattro stazioni, di una riflessione espressiva che Xerra gestisce con mirata libertà interdisciplinare e quindi affidandosi alla natura autorinnovativa dell’e­sperienza intellettuale e coraggiosamente riapplicata alla stessa ricerca spirituale, a quella condizione originaria e forse più autentica ed incondizionata.
La storia dell’arte moderna e nel riscontro di rare occasioni espressive, alla luce della divaricazione della cultura espressiva dal patrimonio iconografico confessionale e quin­di di fronte al crollo della produzione dell’arte sacra, vede ribaltata la prassi metodolo­gica della funzione e della riflessione; attraverso le sue componenti significative, tra Gau­guin e Rouault a Matisse si concretizza il superamento della lunga stagione della mime­tizzazione e l’affermazione della priorità nell’origine creativa dell’opera dell’esperienza riflessiva, della rivisitazione manipolatoria, dell’immersione personalizzata, dello sconfinamento irrispettoso e dell’interferenza tra i valori della cultura ed i fattori della ricerca. L’esperienza artistica, nella sua natura di totalità esistenziale, vive nella stagione presente un rapporto di grande autonomia intellettuale con il patrimonio sacro, di responsabile indipendenza con l’esperienza spirituale, con desiderio di immer­sione psicologica nella natura della devozione, con volontà di verifica fisica nella storia della processualità liturgica; i processi espressivi contemporanei rifondano la natura dell’arte sacra e quindi dei rapporti storicamente determinanti della frui­zione, con uno spostamento primario verso l’esperienza diretta e personale dell’artista e una difficile riparametrazione con la spiritualità del credente, ed in par­ticolar modo con la sua cultura confessionale.
II patrimonio della ricerca contemporanea ed il suo attento studio critico-proposi­tivo trovano un territorio di studio assolutamente inedito ed al cui interno si articolano le possibilità esperenziali ed il confronto tra le funzioni ed i valori, tra le necessità e le aspirazioni; in particolar modo appare illuminante la condizione di risacralizzazione dell’esperienza artistica condotta attraverso una dichiarata e vi­sualizzabile elaborazione riflessiva, quindi con valore antropologico di testimonian­za attiva nell’opera d’arte, nel manufatto cosi come nello spazio, nel frammento così come nell’unità ambientale.
In questo contesto sperimentale si colloca sia l’esperienza espressiva di William Xerra che l’unitario ciclo della ‘Via Crucis’, ed ancora tutte le questioni aperte della sua frui­zione, dove nell’estetica si deve riconoscere anche la natura religiosa dell’opera.

7 “Cade la seconda volta”, 11 “È crocifisso”

La complessità dell’esperienza umana sembra condensarsi indelebile in queste due pa­gine, in quel ginocchio che si piega ancora sotto il peso del rifiuto e della negazione, attraverso quel frammento simbolico di realtà, per configurarsi nel diario del giorno in cui si coagula la successione dei frammenti del tempo, la forza della denuncia, la rivi­sitazione dell’album, la finestra sul giorno attraverso l’epoca dei ricordi.
Si tratta di due stazioni tra le più intense dell’intero ciclo espressivo e di maggiore inte­resse metodologico in ragione di un meccanismo creativo teso ad invertire attraverso la moltiplicazione dei valori l’azione riflessiva; rispetto all’ essenziale semplicità ed alla intrin­seca povertà dell’immagine, appare evidente una più ricca reazione interpretativa di Xerra ed un forte stato di sconfinamento della ‘nuova stazione’ verso la complessità e la ricchezza del patrimonio esistenziale, al cui interno agisce preservata la spirituale.
“Il pannello… della Via Crucis s’anima di uno spirito differente. È tempestoso. Lì avvie­ne l’incontro dell’artista con il grande dramma del Cristo, che fa straripare sulla Cap­pella lo spirito appassionato dell’artista… preso dal patos di questo dramma tanto profondo, ha rivoluzionato l’ordine della sua composizione. L’artista ne è divenuto in piena naturalezza l’attore principale: invèce di riflettere questo dramma, l’ha vissuto e l’ha espresso in questo modo…” H. Matisse, 1951.

8 “Consola le pie donne”, 10 “Sul suo vestito gettano la sorte”

Nella successione dei due distinti momenti Xerra sembra in grado di azzardare, all’interno dell’intero ciclo, perfino un’azione descrittiva condotta attraverso il diretto utilizzo di simboli iconografici riconoscibili e direttamente riferiti all’immagine; la condizione di partecipazione dell’artista al dramma ed il vivere una codificata cultura vi­siva popolare gli ha permesso un’azione espressiva di accettazione di quel vocabola­rio e quindi di un processo di rivisitazione della stessa riconoscibilità, della stessa ne­cessità allegorico-illustrativa.
Anche questi due passaggi sono importanti metodologicamente per comprendere l’intera problematica del percorso creativo di rivisitazione di Xerra di una Via Crucis ereditata dalla storia sociale.
Il valore particolare del ciclo pittorico, condotto da William Xerra lungo l’itinerario tracciato della Via Crucis da un pittore ‘popolare’ nella fine del ’700, deve essere ri­composto all’interno di un’inedita procedura per l’arte sacra, accanto alle singole qualità e significanze espressive, ma soprattutto riconosciuto in questa natura dupli­ce, funzionale e riflessiva, della nuova Via Crucis; l’integrazione tra i due dati di pro­cedura, la loro inedita ricomposizione in una nuova identità culturale ci permettono di ipotizzare una ricollocazione operativa della cultura artistica all’interno del patri­monio della storia dell’arte, e nelle sua vasta accezione tematica sacra.
Il raggiungimento di questo risultato, accanto alle diverse specificità espressive ela­borate, appare conseguito entro un percorso sperimentale ampio nel tempo e nel patrimonio, e di una ricerca attenta ai linguaggi e quindi alla natura segreta e intrin­seca dell’arte; ritengo significativo il fatto che l’opera di Xerra, il suo incontro con la Via Crucis, abbia completato un lungo percorso di revisione personale nel territorio della sacralità, impreziosito ed affinato dagli incontri con la poesia, vissuto attraver­so il confronto aperto con la storia della pittura, sostenuto dal deposito della memoria e dalla sensibilità con cui ne rivive i più piccoli passaggi, i grandi frammenti, le carte e le lettere.

9 “Gesù cade la terza volta”, 14 “È deposto nel sepolcro”

Valori formali ed uno scarno contenuto estetico-concettuale qualificano due stazioni strettamente correlate dalla definitiva ‘caduta’ del corpo dell’uomo figlio di Dio; la pittura, pur variamente presente lungo tutto il ciclo di opere, assume in questo momen­to una definitiva funzione di spaesamento rispetto alle dimensioni storiche ed ancora contingentemente umane nel presente del dramma della croce; una pittura che na­sconde la stessa e più intima difficoltà dell’uomo e dell’artista al confronto, alla com­prensione, al giudizio degli avvenimenti che non abbandonano la storia dell’uomo.
I risultati espressivi sono testimoni di trepidazione, ancora di una necessità di mime­tizzazione, non più obbligata dal gusto della necessità confessionale, che mostra co­raggiosamente il soggetto dell’opera, il risultato del viaggio nel sacro.

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