Emiliano Viscardi – Indagini e progetti, le fotografie e un libro

viscardi

di Andrea B. Del Guercio

2005

Ancora il rosso per il suo valore di sottolineatura, di traccia aniconica, di scrittura concettuale nella pagina oscura della coscienza umana.

Per alcuni giorni ho avuto difronte l’articolato sistema progettuale predisposto da Emiliano Viscardi per completare, attraverso le vetrate, il sistema iconografico-decorativo dell’elegante Chiesa Parrocchiale di San Virgilio a Calco (Lecco); attraverso la preventiva analisi condotta dall’artista sulla Chiesa, sulle sue origini e sulla sua storia ho ripercorso e mi sono soffermato sulle tappe di un attento processo di osservazione del patrimonio architettonico, artistico e decorativo predisposto nel tempo; utilizzando questi strumenti di analisi e d’ indagine ho potuto comprendere lo spirito ed il senso di un progetto espressivo caratterizzato, con rigore ed intelligenza, dalla volontà d’ integrazione tra i compiti della conservazione e la volontà dell’innovazione.
Lungo questo percorso di avvicinamento, con l’intento di capire i processi diversi che conducono alla definizione di un progetto, e di esso percepire e valutare il lavoro di ricerca e la definizione di soluzioni formali e tecniche, ho potuto avvalermi del sistema analitico di documentazione fotografica prodotto in due distinti ‘tempi tecnici ’ da Viscardi; una campagna fotografica prima condotta sullo stato di fatto dell’aula e delle cappelle laterali ed una successiva elaborazione condotta attraverso fotomontaggi qualificati dall’inserimento dei diversi valori di luminosità e di cromaticità delle nuove vetrate.
Ritengo che solo all’interno di questo itinerario filologico di studio e di progettazione, correttamente ed integralmente riportato in questo volume, si possano cogliere i valori e le qualità di un percorso creativo articolato tra la redazione dei progetti e le variabili delle diverse vetrate, ed ancora qualificato attraverso i disegni, i cartoni preparatori e le soluzioni definitive.
Lungo il processo di avvicinamento alla comprensione dell’avventura espressiva di Viscardi, si colloca anche l’osservazione diretta delle vetrate all’interno del laboratorio di produzione, lungo le fasi tecniche di redazione e di montaggio; un percorso documentario che conferma il valore e le qualità dell’esperienza creativa.

Analisi e interpretazione, restauro e innovazione

L’opera di Viscardi per Chiesa Parrocchiale di San Vigilio, deve essere collocata ed ha specifiche ragioni di essere, all’interno di un attento lavoro teso a corrispondere ed interagire sul doppio binario posto tra le responsabilità della conservazione e le necessità della suggestione creativa; il percorso di analisi del patrimonio esistente ha infatti suggerito la predisposizione ad un’azione espressiva in cui l’innovazione contemporanea si qualificasse attraverso il sottile limite di un restauro interpretativo, mimetizzato, attraverso l’impianto formale e le relative questioni tecnico-redazionali, posto all’interno di un sistema e di un patrimonio iconografico e radicato all’asse di sviluppo consequenziale dell’esperienza teologico-devozionale.
La scelta operata sui punti di luce naturale dell’aula appare, sin dalla redazione dei primi studi, determinata dalla volontà dell’artista di porsi in consonanza ed in relazione con la trattenuta atmosfera spirituale prodotta dal diffuso rigore monocromo che avvolge ed uniforma ogni volume ed ogni forma dell’intero habitat ; la frequentazione dello spazio antico con i propri valori architettonici ed iconografico-decorativi hanno suggerito la ricerca di un sistema linguistico-visivo in grado di porsi in un rapporto di consonanza e di continuità con la percezione, anche attraverso la luce, dell’atmosfera ‘sacrale’ che vi si respira.
L’ operazione creativa di Viscardi si è quindi orientata su una soluzione iconografica e cromatica che si caratterizza attraverso la duplice relazione tra la memoria del passato e la sensibilità del presente; se per un verso l’habitat o spazio storico della chiesa, attraverso l’azione depositata dalla tradizione e filtrata nella memoria, sostiene l’azione della preghiera e della mediazione, su un diverso piano di percezione, l’essenza biologico- culturale della contemporaneità suggerisce l’autenticità e la freschezza dell’esperienza spirituale.
La natura espressiva dei progetti elaborati ed il risultato finale a cui giunge Viscardi appare caratterizzato da una matrice di conservazione e restauro interpretativo di fondo dettato da un’ attenzione filologica alla devozione lombarda, contenuta nell’espressione e rigorosa nella tensione, ma anche innovativa sul piano del segreto valore concettuale della citazione; senza che la percezione visiva subisca una presa di distanza dal sistema iconografico tradizionale degli eventi e dalla codificazione dei Santi, senza che si venga a creare un rapporto di frattura e di disorientamento dal patrimonio della devozione, ogni vetrata pilota la fruizione verso quella componente interna ad ogni opera che possiamo definire di spiazzamento e disorientamento, verso l’acquisizione della tensione emozionale, quale valore significante di un’autentica esperienza sacra.

Del segreto valore concettuale della citazione

Se i dati della funzione (liturgica) dell’arte e quello della riflessione (spirituale) dell’opera, rappresentano i due ismi all’interno dei quali colloco la mia riflessione critica sul sistema dell’arte sacra moderna e contemporanea, l’intervento e le opere di Viscardi si rapportano ed agiscono con valore propositivo sull’interferenza tra i due distinti vettori procedurali; la distinzione teorico-metodologica tra un approccio espressivo che si pone dichiaratamente in funzione di un percorso liturgico, dall’altare alla via-crucis, ed un’azione creativa (l’artista) che si auto-qualifica (l’opera) in forma di riflessione visiva e testimonianza auto-generante dell’esperienza sacra e spirituale, include anche un’area ed un tempo di confronto storicamente verificato ed uno spazio vitale di interferenza e di collaborazione.
All’interno di questo sistema espressivo bipolare, Viscardi ha elaborato e quindi collocato le sue vetrate, le quali appaiono ora testimoni dell’azione pastorale, attraverso la fisicità dei Santi, e dell’evento sacramentale, attraverso le sfumature del ricordo dell’Ultima Cena e della Pentecoste; in entrambi i casi l’intenzione espressiva opera, in relazione alla penombra dello spazio liturgico e dell’altezza dei punti luce rispetto da essa, sui rapporti di presenza e distanza, di concentrazione e di rarefazione, di tensione spirituale nella percezione e di disteso abbandono nella fruizione attraverso la memoria.

I cartoni preparatori, i bozzetti esecutivi e le vetrate

Lungo i diversi passaggi tecnico-progettuali appare evidente un percorso espressivo e stilistico rigoroso ed omogeneo, determinato dalla stabilità cromatico-simbolica del blu e del rosso, e qualificato da un impianto figurativo determinato dai valori fluidi della luce.
La figuratività di Viscardi sfugge agli stretti margini dell’oggettività, al tasso di presunzione di una realistica verità delle forme materiali, ma opta, per corretta sintonia contemporanea, per una comunicazione visiva che dal radicamento intellettuale nei valori ‘tradizionali’ del patrimonio artistico ne rielabora e reinventa sul piano di un’estetica della ‘riflessione interiore’ nuove soluzioni iconografiche e soprattutto cromatiche.
Dal rapporto stretto e profondo con i valori spirituali della luce, il colore non svolge più un’attività descrittivo-naturalistica, ma si qualifica attraverso il movimento dei valori percettivi del ricordare, tra un’ impalpabile evanescenza od un’ampia estensione del blu, tra uno psicologico spessore del rosso e delle sue significative accensioni e segnaletiche sottolineature.

Nel ciclo dei Santi

Nel ciclo dei Santi una particolare forza psicologica appare espressa nella prima soluzione caratterizzata dalla centralità a tutto campo del ritratto e quindi dall’accensione dei valori di memoria attraverso uno stato di esasperata e cinematografica ‘invadenza’ luminosa; un clima espressivo nato dalla rielaborazione personale dei valori di tensione fotografica propri della cultura Pop ed in particolar modo della ritrattistica fotografica, ma sulla cui base storico-culturale mantiene originali radici anche la soluzione prescelta dalla committenza che se non rischia una durezza di impianto e di impatto, sembra privilegiare, ponendosi anche in sintonia con piccole tele poste ai lati degli altari laterali, ancora il territorio ampio del ricordo dell’offerta e del sacrificio, della testimonianza di santità e spiritualità, dell’esperienza del bene.
In ognuna delle quattro vetrate Viscardi, operando attraverso l’integrazione creativa ed il dosaggio sperimentale tra organicità iconografica e autonomia cromatica, muove con sapienza espressiva il processo di percezione, ed attraverso un diverso affiorare dei particolari e del volume nel suo insieme, sfumando per ampie campiture ed a tratti il blu, per poi intensamente accendere con forza i rossi/i viola, mentre la luce ‘naturale’ – il sole/la luna – sembra appartenere esclusiva alla presenza divina – la Croce dei primi tre Santi tridentini.
Appare interessante e non occasionale ma corrispondente ad una coscienza analitica dell’arte, la relazione tra il processo tecnico-espressivo condotto in ‘togliere’, dove cioè un’attenta acidatura asporta progressivamente gli strati cromatici del vetro al fine di raggiungere il bianco-luce (vedere la scheda tecnica), ed percorso di incontro spirituale, di ricerca, forse di conoscenza oltre l’oggettività verso la condizione di luce.

L’Ultima Cena’ e la ‘Pentecoste’

L’osservazione attenta dell’insieme e delle relazioni tra le due grandi vetrate, sinuosamente ovoidali tra la simbologia della conchiglia preziosa ma forse anche del seme produttivo, e gli eleganti altari laterali, posti alla metà dell’aula liturgica, inducono a cogliere ed ulteriormente a comprendere la qualità anche coreografico-interpretativa dell’intervento di Viscardi; tra altare e vetrata scorre infatti un sistema attivo di rapporti e di rimandi iconografici e cromatici, di simbolo e di valore sacramentale.
Se l’altare a destra del ‘Sacro Cuore’ presenta una Pala dedicata alla figura centrale del Cristo osservato in uno stato di intenso fulgore luminoso, così la grande vetrata sovrastante configura la pulsione intensa del bianco, opera sull’evanescenza della materia cromatica, lavora sulla forza dell’assenza attraverso il raggiungimento della purezza, dell’illuminazione come energia; nell’evanescenza e dal bagliore del Cristo che disorienta, si percepisce la forza centrifuga in grado di far ruotare intorno al calice, all’essenza simbolica del sangue, la presenza fisica degli apostoli, ed ancora nella posizione in primo piano dell’ombra intensa, nella fisicità blu di colui che tradirà il Figlio di Dio.
In stretta relazione con l’Altare a sinistra dedicato alla Madonna della Cintura, si colloca la forza centripeta della grande vetrata della Pentecoste; nei due distinti momenti, la scultura devozionale e la fonte di luce, la figura della Madre di Dio appare nella sua piena configurazione di materia umana .
La grande vetrata dedicata alla discesa dello Spirito Santo vede la scelta espressiva di Viscardi sull’intensità calda del rosso e quindi sull’attribuzione all’evento miracoloso dell’energia vitale del sangue, quando il rosso va a configurare l’intensa unità simbolica del corpo umano; ancora il rosso per il suo valore di sottolineatura, di traccia aniconica, di scrittura concettuale nella pagina oscura della coscienza umana.

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