Leggere Yves Klein, leggere Lucio Fontana

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di Andrea B. Del Guercio

1. Leggere Lucio Fontana.

Le parole di Lucio Fontana sono immediatamente illuminanti per entrare nel mondo e nei risultati di Yves Klein e da queste spostarsi verso un giudizio globale nella definizione di cultura artistica contemporanea; l’intervista rilasciata da Fontana, infatti, è asciutta e secca nel preciso rapporto tra la propria storia espressiva con quella del più giovane artista francese; sono risposte dettagliate nella semplicità di un pensiero e di un’azione espressiva che nel rigore e nella ricerca dell’essenziale e dell’assoluto, trovano ragioni di comunione per proiettarsi intuitivamente lungo lo sviluppo e contro ogni successivo appesantimento concettuale della cultura artistica.
Si tratta di una testimonianza quella di Fontana che ci dimostra quanto gli scritti degli artisti e lo spirito di comunicazione siano in grado, senza abbandonare il valore e la funzione della riflessione critica, di scavalcare il giudizio storico in costante rinnovamento, tra cancellazioni e riscoperte: “L’arte, non è più una piccola invenzione, con la qualità in più, che si aggiunge a quanto già esiste”, dove con questa frase suggerisce il superamento, anzi l’abbandono di un procedere progressivo dello stile artistico, che aspira al meccanismo in aggiunzione tra piccoli contributi, ed ancora evita la cultura del progredire per scegliere quella della frattura e quindi della novità e dell’originalità. Fontana aggiunge e specifica attraverso l’entità dell’opera che “…l’arte sarà tutt’altra cosa, guardi il “Niente” di Klein, l’idea d’infinito blu… non un oggetto, né una forma…” per poi confermare la necessità di giudicare l’arte nella soluzione di un evento autonomo, raccolto in se stesso e proiettato su una fruizione diretta senza mediazioni di tempo e di luogo: “L’arte diventerà infinito, immensità, immateriale, filosofia…” .

2. Leggere Yves Klein

Leggere le ‘comunicazioni’ di Klein oggi deve porsi in corrispondenza con lo spirito di una performance, cioè prendere parte ad un evento in cui all’elaborazione intellettuale si dichiara attraverso il contributo allo stato di partecipazione emotiva diretta, direi dai caratteri fisici evidenti e facilmente immaginabili.
Leggere oggi la connessione dei suoi pensieri deve includere le forme mobili delle idee nella fisicità, nello scarto di un gesto, nel suggerimento sollecitato da uno sguardo, nell’illuminazione non programmata in scaletta.
La lettura infatti vede un collegamento tra i concetti la cui successione è dettata da bruschi cambi di direzione, improvvise illuminazioni e precise variazioni tematiche; ad una comunicazione fortemente accentuata sotto il profilo dell’entusiasmo e della creatività, che trova in se stessa stimoli di novità e di originalità, deve corrispondere e si richiede al lettore oggi la condizione di condivisione richiesta e sollecitata dal conferenziere all’ascoltatore, dall’attore allo spettatore di un evento d’avanguardia: “…risalire retrospettivamente lungo il trampolino della mia evoluzione, a ritroso, senza perdere di vista il fine ben consapevolmente raggiunto , quello dell’immaterializzazione in arte,per tentare di balzare, con un unico salto prodigioso,dal bordo della problematica dell’arte a un’autentica realtà immateriale, e questo attraverso ciò che chiamiamo la sensibilità, della quale pensiamo di aver circoscritto l’intelligente esistenza da cosi tanto tempo ormai…”.
I contenuti teorici non possono cioè essere disgiunti dall’azione secondo l’affermazione che nel fare, nel comunicare risieda la parte più significativa dell’azione stessa; conferenza quindi come performance, dove questa segna l’inedita centralità dell’artista; la conferenza diventa un’opera, un’opera autonoma con specifiche vivacità cromatiche, forme d’emozione, gusto della contraddizione, piacere della cancellatura o della sottolineatura. “… avrei potuto addirittura dipingere i muri con un pennello asciutto,senza colore…”.
La lettura del testo svela con la centralità intellettuale dell’artista, dopo le avanguardie storiche, un sistema di comunicazione costruito sul processo e sui valori della ricerca speculativa ed espressiva strettamente combinate su una base di profondità esistenziale; ancora un procedere teorico del tutto proprio, creativo ed espressivo, autonomo rispetto all’iconografia ed alle tecniche proprie dell’operare artistico, specifico di se stesso e mirato al raggiungimento di obiettivi ‘politici’: “Si tratta di riconoscere oggi la caducità della problematica dell’arte, della religione e della scienza. La problematicità non esisterà più al Centro della sensibilità. L’idea di libertà diventerà una nozione nuova grazie all’immaginazione senza riserve e alle sue forme di realizzazione spirituale.”
Su queste basi diverse e su differenti forme di esperienza e di ricerca, la comunicazione di Klein risulta dettata da un processo intellettuale caratterizzato dal movimento, dal desiderio e dalla necessità di seguire un percorso, un cammino in base al quale ed in stretta relazione con esso, attraverso gli incontri offerti, trovare nuove sollecitazioni e diverse ipotesi di riflessione; al percorso della lettura del testo si deve riconoscere il percorrere, il camminare dell’artista nella propria esperienza, all’interno di scoperte non iconografiche, ma concettualmente riferite al valore dell’esperienza: cosi “…risalire retrospettivamente nel tempo- lo conduce prima a – Gaston Bachelard: “Prima, non c’è nulla, poi c’è un nulla profondo, poi una profondità blu” – quindi a rintracciare – “il sangue della sensibilità è blu ”dice Shelley…”.
Il procedere di Klein è fonte di nuove ed originali scoperte, tutte fortemente collegate tra di loro, dove queste ultime seguono a loro volta uno sviluppo autonomo e specifico; ogni frammento di frase, dopo ogni punto, poi nel passo successivo devono essere riconosciute quali nuclei indipendenti, fonte di riflessione e di esperienza; esattamente come avviene per ogni singola opera del suo percorso, materiale o performativa, determinata da una forma o condotta da un principio concettuale: “L’immaginazione è il veicolo della sensibilità. Trasportati dall’immaginazione, raggiungiamo la vita, la vita stessa, la vita che è l’arte assoluta. Nella scia di tali spostamenti volumetrici immobili, attraverso una velocità statica vertiginosa, si materializza e appare al mondo tangibile l’arte assoluta, ciò che i mortali chiamano con una sensazione di vertigine: la grande arte”.

3. Leggere Lucio Fontana

E’ ancora Lucio Fontana a cogliere lo “spirito nuovo” di Yves Klein proiettandolo infatti oltre l’espressionismo di Rothko e la sua “vibrazione luminosa dello spazio”, ma anche oltre Pollock “che vuole distruggere lo spazio, farlo esplodere, rompere il quadro”.
Ma ancora più interessante appare l’osservazione-confronto operata da Fontana tra il proprio lavoro e quello del più giovane francese; attraverso telegrafiche e mirate battute auto-definisce e diversifica la propria ricerca da quella di Klein: “…diverso da me che cerco uno spazio altro. Lui, era per l’infinito…”.
Fontana non si accontenta di rilevare questo sostanziale ‘passaggio di soglia’ e osserva le linee di relazione dell’opera di Klein prima con “la linea infinita di Manzoni”,poi con i “fiumi” di Pino Pascali cosi che in poche battute giunge a definire il ruolo sostenuto significativamente dai tre artisti verso la definizione di “fine dell’arte. Dell’arte tradizionale, per ricercare altro”.
Su questa base di osservazione attenta, è utile evidenziare la mirata attenzione a sua volta espressa da Klein verso per lo stesso Lucio Fontana; relazioni documentate dalle lettere ma direi soprattutto manifestate attraverso l’inserimento dell’artista italiano, idealmente chiamato ad occuparne la cattedra di pittura, nell’organizzazione di una Nuova Accademia ed all’interno del Centro: “Centro della sensibilità esige immaginazione e immaterializzazione”.

4. Leggere Yves Klein

Il suggestivo richiamo di Klein alla nascita di un Centro aggiunge alla pubblicazione un ulteriore e specifico valore; i suoi scritti infatti proiettano il nostro sguardo oltre gli specifici valori delle opere e le collocano in un sistema di relazioni assai più ampio, in stretta connessione con l’essenza esperienziale della cultura e della storia dell’arte, e da essa alla cultura politica, alla scienza, alla filosofia.
L’individuazione di un “Centro” infatti si caratterizza per Klein attraverso il reciproco sostegno tra lo spirito della sensibilità e l’essenza dell’immaterializzazione; la scelta dell’artista è quella difficile di una speranza di assoluto, verso verità assolute, verso una libertà assoluta molto simile a quel “primissimo sonno”. “Quel sonno profondo senza sogni e senza incubi, quello che crea in forza e in potenza la luce abbagliante in piena notte, in tutta la carne e che permette, l’indomani, al risveglio, di ritrovare la vera gioia di vivere!.”.
La lettura del testo di Klein, così poco descrittivo del proprio operare, lancia il lettore ma anche il visitatore delle sue opere, all’interno di una cultura dell’arte il cui motore avvolgente e coinvolgente si fonda sulla riconquista degli strumenti attraverso l’abbandono, la riappropriazione attraverso la perdita, l’utilità senza la dipendenza.
Assistiamo ed ascoltiamo un canto di libertà sconfinato ed in ragione di ciò nuovo, vergine, esteso; Klein abbandona il materialismo riconoscendolo nemico della libertà ed intraprende contro questo spirito la sua lotta:“I veri nemici sono la psicologia, l’ottica acquisita, la sentimentalità, la composizione, l’eroismo sentimentale, che generano mondi totalitari, spazi delimitati dal terrore, residui per i ventriloqui dell’Occidente”.

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