Fabrizio Plessi

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di Andrea B.Del Guercio

INTERNI

Art Design Lugio Agosto ‘98

Il Guggenheim Museum Soho di New York dedica a Fabrizio Plessi quella che possiamo definire un’esposizione antologica anche se emblematicamente racchiusa tra quattro lavori significativi prodotti nell’ultimo decennio: Bronx del ‘86, Roma dell’87, Cristalli liquidi del ‘93 e Movimenti catodici barocchi del 1996.
Una scelta espositiva rigorosa e sintetica, dettata dalla mirata volontà di “amplificare l’impatto emotivo” del singolo elaborato, rispetto ad un tragitto espressivo iniziato a Venezia nei primi anni ‘60 ed amplificato esponenzialmente lungo un tracciato tematico e linguistico “ossessivo” determinato tra “l’acqua ed il video” ed a cui si è “affiancata un’altrettanto febbrile ricerca per i materiali”.
Di fronte all’azione espositiva del Guggenheim a carattere di riflessione difronte ai risultati consolidati di una storia personale ma con l’intento di rilanciare un’azione propositiva sul presente dell’artista e da questi in relazione alle vaste tendenze tecnologico-sperimentali visive contemporane, si dovrà sottolineare l’autonomia conseguita da Plessi nella ridefinizione dell’esperienza artistica e specificatamente della scultura attraverso un preciso nuovo rapporto di relazione e confronto con lo spazio, inteso come campo dell’esperienza, della sua elaborazione intellettuale ma anche della percezione e della fruizione.
La produzione in videotapes degli anni ‘70 presentavano già un’attività riferita ai valori sperimentali dell’esperienza ponendo inequivocabilmente le basi per una redazione espressiva che negli anni ‘80 subisce una rigorosa accelerazione neo-plastica; lungo questo passaggio tecnologico e tematico l’elaborazione in video, subita una dislocazione ambientale sempre più fortemente caratterizzata anche in senso antropologico, acquisisce sul piano dell’impatto linguistico e quindi del valore concettuale della propria azione tracce indelebili di cultura materiale.
La condizione di ‘spazio’ con valore di territorio, nell’accezione partecipativa di borderland, anche quando esso è rappresentato dalle infinite sfaccettature logistiche e concettuali dell’acqua, rappresenta per Fabrizio Plessi materia filtrata e campo d’azione della propria ricerca; la frequentazione e quindi l’analisi epidermica e tattile della realtà, l’immersione in essa quando si presenta allo stato liquido e l’elaborazione visiva attraverso la memoria creativa di taluni valori da essa espressi, hanno rappresentato la strutturale area problematica attraverso la quale Plessi elabora una cultura scultorea all’interno della cui unità il televisore, con lo schermo, la scatola e l’elaborato visivo, costituiscono parti del manufatto espressivo.
Partecipando al contesto di una cultura dei materiali, elaborata sul piano di una nuova ed incisiva realtà spaziale, concettualmente caratterizzata dalla volontà di “amplificare l’impatto emotivo”, e caratterizzata in questo decennio dall’impiego del ferro e della pietra e dalla forte valenza simbolica degli strumenti del lavoro (la pala) e degli impianti meccanici (la ruota di un mulino ad acqua) e della memoria (gli armadi), lo schermo televisivo per i valori cromatici ed il volume di contenimento dell’impianto appaiono tangibilmente incisivi nella ricerca di quell’unità plastica frutto dell’elaborazione estetica di Plessi; si è trattato di un processo linguistico in cui lo strumento si è venuto a porre in diretta linea di riferimento metodologico e quindi valutativo con i materiali e le tecniche di redazione della scultura, quando, cioè, questa è anche il proprio supporto, quando questo era il bronzo e il marmo, la terracotta e il legno, l’acciaio o le plastiche.
Il processo espressivo tracciato si riconosce con mirate specificazioni nelle quattro istallazioni, elaborate tra gli anni ‘80 e ‘90, che costituiscono il corpo organico dell’esposizione di New York, itinerante negli Stai Uniti nell’inverno ‘98/’99 ed in collegamento internet con una diversa iniziativa al Kunst Museum di Vienna.
L’attenzione al tema intenso di ‘territorio’, valutato nelle sue specificità fisiche di impatto, di tangibilità per la stessa fruizione, è particolarmente rilevabile nei progetti realizzati negli anni ‘80; si tratta di lavori i cui materiali costitutivi, il legno e la pietra in particolar modo, risultano portati da Plessi in accentuazione e con forte sovrapproduzione strutturale; sin dalle fasi di progettazione che da quella di produzione e istallazione di ogni video-scultura, sia manufatto singolo che d’insieme, appare con forza la volontà di giungere ad un’incisiva definizione del sito estetico attraverso una avvolgente e coinvolgente plasticità.
Costruiscono il territorio-ghetto del “Bronx” dell’85, presentato alla Biennale veneziana dell’86, le lastre di ferro quale inquietante presenza costruttiva nell’oscurità per moltiplicate architetture sepolcrali di memoria dantesca; valori severi esasperati attraverso una foresta verticale di pale impegnate sul valore forte dello scavo tra le realtà della funzione e del pensiero.

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Archeologiche sono le emozioni che caratterizzano i progetti a sanguigna, ma rivelatrice di sacrali emozioni appare la luminosità calda delle lastre di travertino lungo lo sviluppo di un tracciato circolare teatrale per “Roma”, già presentato a Kassel nell’87.
Rispondono ad una diversa natura concettuale le ricerche espressive di Plessi negli anni ‘90 con una caratterizzazione del valore plastico-spaziale sempre forte e determinante sul piano dell’impatto emotivo, ma forse determinato da un ulteriore analitico rigore; si avverte, cioè, una concezione stringente dello spazio e di concentrazione sul singolo manufatto così che i valori di spiazzamento metafisico vengono ad avvolgere l’area di percezione .
Anche l’attribuzione di valori ‘barocchi’ espressi in passato richiede in realtà un ripensamento a carattere globale se si tiene più attentamente presente che l’opera di Plessi ha la necessità primaria di rispondere ad una concezione forte della realtà, elaborata sia attraverso temi allegorici che attraverso frammenti tangibili di essa; la sovrabbondanza plastica ed una frequente e preziosa cromaticità dovrà essere correttamente ricondotta ai valori significativi del singolo manufatto e dell’istallazione più articolata.
In questa diversa prospettiva si collocano gli interventi del ‘93 al Florian di Venezia elegantemente intitolato “Cristalli liquidi” ed i “Movimenti catodici barocchi” nell’area post-industriale di Bagnoli del ‘96; l’azione di elevazione ed in parte di ribaltamento elaborata dall’artista veneziano per i sei grandi confessionali ‘barocchi’, animati dalla luminosità simbolica del bene e del male, nell’atmosfera sacrale di Bagnoli, conferma il valore di raccoglimento che era già all’origine della “VideoCruz” dell’88 ma che ritengo coinvolga l’intimo concetto di territorio espresso da Fabrizio Plessi.
Un’esposizione antologica condotta attraverso quattro significative stazioni rivelatrici esemplari di una concezione espressiva che, dettata da una progettazione rigorosa e pittoricamente affascinante nelle grandi tele, specifica nella scelta dei dati di supporto, risponde ad una volontà di comunicazione analitica, attentamente mirata al raggiungimento di valori intellettuali emozionalmente profondi.

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