Franco Cheli – Sculture per una ‘foresta di simboli’

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di Andrea B. Del Guercio

La scultura di Franco Cheli, sia come singolo elaborato ligneo, sia come configurazione plastica d’insieme, ritengo possa corrispondere ad una concezione strutturale della realtà, ma senza limitare l’invadente portata innovativa dell’energia vitale, del suo fluire invasivo; l’idea espressiva che sembra muovere lo scultore appare dichiaratamente caratterizzata da un personale meccanismo sperimentale di destrutturazione e ricomposizione, aggiungerei, mosso da un assillante ed instancabile processo di penetrazione ed esasperazione delle nuove forme, del singolo frammento modulare e dell’organizzazione d’insieme verso un’ulteriore natura plastica.

Sculture per una ‘foresta di simboli’

La percezione dei caratteri costitutivi dell’azione creativa dell’artista ed il riconoscimento critico dell’esperienza espressiva nell’opera, rispondono, prima che allo studio attento ed alla riflessione analitica del patrimonio plastico, ai momenti fondamentali della frequentazione diretta dello studio, della percezione attraverso la partecipazione psico-fisica dell’habitat in cui la progettazione pone le basi della produzione dell’opera, ed ancora del riconoscimento, intimo e personale, delle relazioni e delle sovrapposizioni, di quella fitta rete di relazioni che intercorrono tra scultura e scultura, tra legno di abete e legno di palissandro, tra le figure geometrico-solide diverse, tra i chiari e gli scuri, tra la verticalità e l’orizzontalità.
La particolarità di uno spazio di lavoro, fortemente caratterizzato dalla produzione d grandi e multiformi impianti scenotecnici elaborati e destinati al mondo dello spettacolo, propone una percezione delle opere, che si impone attraverso una metodologia progettuale di redazione intensa e vitale, corrispondente ad un paesaggio estetico caratterizzato da un sistema iconografico complesso e polifonico, creativo ma anche estremamente rigoroso.
La visione-frequentazione diretta delle opere di Franco Cheli all’interno del grande studio-atelier milanese, in cui sono portati ad agire i sistemi di percezione colta ma anche l’articolazione emozionale dei sensi, suggerisce all’analisi critica l’elaborazione orientata di una ‘foresta di simboli’, la disposizione atemporale di ‘un paesaggio dell’umanità’, l’esasperato attraversamento di un sistema urbanistico determinato da un sistema di valori plastico-architettonici e metastoricamente detefiniti.
La documentazione fotografica d’insieme riproduce anche in sede editoriale questo particolare clima culturale individuato ed elaborato da Cheli attraverso la sistematica aggregazione di singoli manufatti, di sempre diverse sculture; ogni fotogramma, cioè, ci introduce, quasi antropologicamente, entro un panorama analitico dell’umanità, ci sospinge a riconoscerci tra i valori diversificati di una popolazione di forme; la nostra percezione dovrà essere rivolta alla simultanea acquisizione del singolo segmento visivo all’interno di una moltitudine organizzata di forme plastiche, immobilizzate dallo strumento di documentazione, proiettate in un tempo annullato, artefici di significativi valori linguistici.

La scultura simbolo proiettato oltre se stessa

Il singolo manufatto elaborato da Cheli appare, attraverso la sua esemplare configurazione di frazioni, il nitido risultato di un processo di attenzione analitica nei confronti di un alfabeto linguistico-visivo di cui egli calcola ogni singolo passaggio, i diversi frammenti funzionali e la ricognizione di un sistema di valori e di funzioni.
In particolar modo deve essere sottolineata la scelta espressiva della verticalità plastica quale diretto frutto dell’aggregazione progettuale, ovvero di un sistema di forme collegate dal una significativa aspirazione al dialogo; la verticalità di Cheli non appare frutto di un’azione monolitica auto-referente, ed anzi evita quelle soluzioni che condurrebbero la scultura ad un ripiegamento e ad una conclusione su se stessa, ma si afferma quale risultato di una attività in progress tra le forme dell’energia vitale, tra i moduli geometrici presenti nella realtà dell’arte.
Ogni scultura si dimostra in questa prospettiva di ricerca il risultato non della conflittualità, ma del dialogo, il frutto di una mirata rete di relazioni, su cui anche la scelta operativa del legno, dei vari tipi di legno, quale ulteriore testimonianza, soprattutto attraverso il colore e la luce, della ricchezza nella diversità, appare un ulteriore dato di conferma dell’azione espressiva di Cheli.
All’interno di un patrimonio di idee in rigoroso e costante sviluppo, un’osservazione critica che si indirizzi sulle specificicità linguistico-formali, individua distinte aree tematiche riconducibili, tra le altre, ad una serie di rapporti dualistici sullo stesso corpo scultoreo, alla sovra-moltiplicazione di più moduli, del pulsare vitale della forma dall’interno dell’architettura, della condizione di leggerezza e di movimento della materia plastica fino ad uno stato di libertà e d’invenzione nel rapporto fra creatività e funzioni d’uso.
Seguendo questo itinerario di lettura, indicato con valore di campionatura e quindi non risolutivo, si potrà riconoscere che Forma 1 emblematizza un’attenzione di Cheli al confronto costruttivo tra due distinte soggettività interagenti attraverso alcune mirate diversità, frutto di un processo reciproco di scambio di frazioni dell’uno verso l’alto; di fronte alla verticalità intensa di Forma 2, forse ironicamente vivace, e di Forma 5, rigorosa e percettivamente severa, si comprende come tali sensazioni siano il risultato di un procedere creativo dettato da un’aggregazione fitta ed accelerata di moduli diversi, ma preposti all’origine,ad una contaminazione ed integrazione compositiva.
In Forma 3 e Forma 7 riconosciamo l’attenzione di Cheli nei confronti di un sistema di rapporti formali, ingabbiati, che si auto-racchiudono ricomponendo, su se stessi il volume plastico, permettendo, cioè, un’auto-sviluppo espressivo dell’opera; un’area di ricerca che Forma 4 riconferma attraverso la centralità divaricata della sfera, per cui nelle tre opere i valori di rigore progettuale si rapportano esemplarmente su un piano tematico-culturale assai più ampio per la percezione e per la fruizione .
Al tema del movimento e della libertà, pur persistendo l’attività creativa attraverso la materia lignea, sono rapportabili alcune opere particolarmente importanti all’interno della storia artistica di Cheli; mentre Forma 8 interpreta la flessibilità sinuosa ed il movimento disteso della realtà, Forma 9 e Forma 10 appaiono proiettate con grande entusiasmo espressivo da Franco Cheli in un’area di contaminazioni emotive ampia e diversificata, al cui interno voglio ipotizzare, provocatoriamente, applicazioni ambientali che dal territorio della scultura giungono a quello delle funzioni architettoniche.

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