La terra e la forma nella scultura di Sergio Alberti

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di Andrea B.Del Guercio

Dopo le prime positive suggestioni create dai cataloghi monografici dedicati a Sergio Alberti negli ultimi anni, e quindi ponendomi in una condizione di adesione culturale alla sua scultura, ho potuto ricevere utili conferme e significative rilevazioni dalla visita allo studio dello scultore immerso nell’atmosfera di concentrazione intellettuale del centro storico di Pavia; all’interno del laboratorio, di fronte all’interagire nello spazio dei progetti e delle opere, tra i frammenti in gesso colti nella fase della ricerca e gli elaborati ormai pronti per la fusione in bronzo, le mie domande con i primi giudizi hanno trovato utile ed interessente confronto con l’analisi dei processi espressivi perseguiti da Alberti lungo un progress avviato negli anni ‘70 e qualificatosi nell’arco dell’ultimo decennio con significative specificazioni documentate in questa nuova edizione.
Nelle successive fasi di approfondimento, condotto con l’ausilio della documentazione fotografica, e di studio per la stesura di un testo critico-introduttivo ritengo utile tornare a prendere le mosse, per portarmi verso la specifica e mirata caratterizzazione espressiva di Alberti, a quella concezione della scultura del XX secolo che ha individuato e sostenuto, tra sperimentazione e progettualità, il valore della centralità espressiva specifica e inalienabile della natura ‘plastica’.
All’interno di essa si è articolata aprendo costantemente il confronto tra fattori tematici e questioni poetiche; latente contrapposizione e di una dichiarata distanza, tra fenomeni di integrazione e stagioni di sovrapposizione.

La ‘terra’

Di fronte alla particolare manipolazione del gesso nelle fasi di ricerca del volume ed alla successiva traduzione nel bronzo per il raggiungimento di una sua definitiva natura estetica ho avuto la sensazione e maturato il giudizio che Sergio Alberti abbia orientato il suo lavoro all’interno di uno sforzo espressivo rivolto alla definizione dei valori segreti ed intimi di quella che potremo definire la ‘natura materiale’; intendo sottolineare che alla base e nel fondo di ogni scultura si collochi e debba essere riconosciuto il tentativo di mettere a fuoco per immagini quello stato di partecipata emozione interiore che attraverso una concettualizzazione tematica possiamo giungere a definire nei più grandi confini di senso la ‘realtà della terra’.
La ‘terra’ viene assunta da Alberti sotto forma di materia che in se stessa tutto convoglia e racchiude configurandosi non per magma incontrollato e disorganico ma quale realtà espressione di una struttura organizzata in progress; nel suo lavoro e nelle opere, frutto anche di azioni gestuali, l’aformalità appare il processo di un atto liberatorio, certo non mimico di un’idea di realtà informe, ma rispondente ad un sistema espressivo organizzativo dl senso-significato simbolico della sua essenza.
La scultura di Alberti riconsegna alla materia, quindi al fattore plastico, nella proiezione storica della scultura riattraversata lungo il XX secolo, la sua natura evolutiva, dove il magma lungo il percorso di successione del tempo risponde ad una configurazione di forme che tendono ad affermare una propria storia, lineamenti specifici e particolari caratteri.

La ‘forma’

All’interno della ‘terra’ come unità di grumo materico e vitalità, Alberti percepisce con estrema sensibilità e coraggiosa visionarietà una ‘volontà di forma’ insita e dichiarata dalla materia stessa; ritengo che lo scultore tenti di dimostrare attraverso la forza di un’attenta intuizione creativa la configurazione di processi analitici posti strutturalmente all’interno della materia e che non possono essere relegati dal giudizio critico frettoloso nell’ambito della concezione informale.
La ‘forma’ di Alberti appare non più rispondente ad una sperimentazione linguistica calata sulla materia secondo i tipici processi della stagione analitico-astratta, ma proveniente da essa, che si trova potenzialmente in essa per venire progressivamente e significativamente alla luce; i processi analitici che pure sono sullo sfondo intellettuale dell’esperienza artistica di Alberti, risultano integrati ed arricchiti attraverso quella particolare sensibilità che, recuperando un’emozionalità magica, un’intuitività improvvisamente trascrittiva, risulta in grado di ascoltare con la ragione il senso profondo, la vitalità centripeta della materia.
Al valore della ‘forma’ ritengo che Sergio Alberti assegni, in termini netti e decisi nell’asciuttezza della dichiarazione estetica, un ruolo ed uno sviluppo collocato all’interno e proiettato lungo il progress organizzato della materia e sottolineato da quei ‘bagliori di luce’ che si puntualizzano attraverso la parziale patinatura delle superfici, nel delineato sviluppo geometrico dei piani dialoganti.
La forma anche in questa storia artistica non è soltanto un puro processo intellettuale ma si arricchisce della condizione di ascolto dello stato primario, di energie originarie forse corrispondenti ad uno stato di avvolgente purezza , che si auto-affermano e che quindi – attraverso l’emblematicità della scultura di Alberti – non possono essere collocate entro una, seppur lontana, riconoscibilità funzionale.

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Nella stagione arcaica della materia plastica

Nel clima espressivo emblematizzato dall’azione dei due distinti fattori, la grande materia organizzata – la terra – e la sua organizzazione autonoma – la forma – si collocano le opere che costituiscono la storia espressiva di Alberti e che in quest’ultimo decennio sembrano aver chiarito con più forza i valori estetici ed una personale natura poetica rappresentativi di quella che potremo definire la stagione arcaica della scultura.
Rispetto a questi primi dati, specifici di un’osservazione critica mirata sull’effettiva contestualità dei processi espressivi, ricollocati all’interno del patrimonio della scultura del XX secolo ed italiana in particolar modo, l’opera di Sergio Alberti si discosta, per assumere una sua autonomia ed una originalità di area, dai rigidi sistemi analitico-astratti e quindi dal vasto patrimonio ad esso strettamente dipendente.
Dobbiamo quindi sottolineare come la collocazione di Alberti in un clima tematico ed in relazione alle soluzioni linguistiche ad esso collegate in termini di dipendenza interpretativa, ponga in evidenza la significativa presenza di una nuova sensibilità tesa al recupero di valori primari che si specificano sul piano della profondità antropologica propria della cultura materiale; rispondendo alle più utili necessità ed alle intense suggestioni di una nuova stagione della scultura, l’area estetico-culturale oggetto dell’intero sistema plastico raccolto in questa edizione, appare indicativa di vaste possibilità problematiche ed in sintomatica evoluzione relativamente alle ragioni di consolidate fonti linguistico-visive della stagione astratto-analitica, ma anche nei confronti di quell’area di interpretazione orientata verso un’area tematica in cui ogni atto della memoria risulta un fatto estetico neo-archelogico, metodologicamente caratterizzato dalla citazione.

‘Strati’ , cartone pressato, 2000/2001.
‘Strati’, bronzo, 2001

L’osservazione di questi elaborati caratterizzati dalla successione dei livelli del cartone, differenziato nello spessore e nelle colorazioni, comunque naturale, dei beiges, permette di comprendere come il tema della materia sia il territorio di ricerca di Alberti e come il suo operare plastico nasca dalla progressiva penetrazione degli strati della terra, di un percorso e di un movimento nella sua condizione arcaica, lontana dall’illusoria definizione del tempo per porsi in un’assenza di confini e di limiti; l’attenta redazione compositiva, la successione degli strati o delle pagine, l’evoluzione ed il percorso della ricerca, il desiderio attento e non-invasivo della penetrazione tra il frastagliato frammento di una realtà che fu e che nella sua immobilità suggerisce il tempo del movimento, dell’energia, di un calore oggi raffreddatosi; memorie di spiagge, successioni di pareti di roccia, frazioni di mura che resistono e comunicano la propria storia sono pagine intense ma con valore di emblematico frammento di una materia terrestre attraversata dai venti e lambita dalle acque per poi lanciarsi verso altri pianeti in cui il silenzio torna a regnare rispetto al caos del nostro brulicante, pretestuoso quotidiano.
Un clima intenso di emozioni ma trattenuto nella concezione formale che viene incisivamente confermato dai due più recenti bronzi dedicati al ciclo degli ‘Strati’.

‘Estratto tondo’, bronzo, 1988
‘Struttura orizzontale interrotta’, bronzo, 1991
‘Estratto verticale’, bronzo, 1992
‘Reperto attivo’, bronzo, 1992

Le quattro sculture, caratterizzanti la ricerca dei primi anni ’90, suggeriscono ancora la fase di individuazione di una struttura linguistica racchiusa, fortemente incorporata e quindi solo parzialmente espressa nel corpo forte della materia; la massa plastica si presenta ancora nella forma organizzata da una struttura articolata di piani-volume sempre indicativi di una porzione, cioè di un frammento simbolico significativamente espressivo.
In particolar modo ‘Estratto verticale’ raccorda, attraverso una successione di forme cave poste in elevazione, la natura composita del frammento di materia con il dato potenziale dello sviluppo e quindi di un’energia posta sicuramente in maggiore evidenza; il clima espressivo redatto da Sergio Alberti e che si percepisce con grande chiarezza tra i fattori distinti del peso e della leggerezza, del volume e della superficie, del vuoto e del pieno, del segreto e della rivelazione, trovano nella realizzazione del ‘Percorso interrotto’ del 1997 un nitido e stimolante sviluppo.

‘Struttura orizzontale interrotta’ bronzo, 1991
‘Traccia positiva interrotta’, bronzo, 1995
‘Processo interrotto’ gesso, 1997
‘Processo interrotto’, bronzo, 2000

Le quattro opere si collocano all’interno di un ciclo caratterizzato da un processo di approfondimento della forma tubolare, parzialmente cava e caratterizzata da un movimento in sinuoso avvitamento; la natura parziale del segmento assume per ogni opera valore emblematico rispetto ad uno sviluppo sicuramente ed originariamente esteso di una forma-materia in cui vitalità ed energia risultano fattori particolarmente significativi.
Così come si è gia accennato, la produzione nel ’97 di una grande scultura ‘Processo interrotto’ caratterizzata da un sistema plastico articolato fra segmenti diversi, indica la volontà di Alberti di orientare il proprio lavoro plastico verso un più completo superamento della struttura unita e racchiusa su se stessa del mono-volume; rispettp al frammento, anche significativo per peso e volume, di materia Alberti ha infatti acquisito, per quest’ultima produzione, la significativa centralità di una frazione auto-organizzata, emblematica del concettuale raggiungimento della natura progettuale della terra. Valori racchiusi nel bronzo ‘Processo interrotto’ del 2000.

‘Medaglie di terra’, bronzo, 1999
‘Traccia ovale’, bronzo, 1999

Le due opere presentano due soluzioni formali fortemente diverse pur dovendo rispondere ad una comune volontà di attenzione di Alberti ai valori di comunicazione della materia, sia in rapporto alle superfici piane, con la loro asciutta linearità ed essenza spaziale, sia in relazione ai volumi; in entrambi i casi la concezione della scultura offre un’emblematica visibilità di fattori quali il senso della vibrazione, di una energia che si traduce nello sviluppo ed in corrispondenza del tempo.
Particolarmente interessante e nuovo appare il primo bronzo caratterizzato da un lavoro di relazione tra distinte superfici poste in un rapporto di libero slittamento, di interscambio tra luce e tenebra, tra la materiticità calda di uno spessore epidermico e la fisicità fredda della lastra.
Nella scultura ‘Traccia ovale’ Alberti ci reintroduce nelle questioni di una natura fisica forte sul piano della grande energia in essa racchiusa ed intensa nel suo sistema raccolto, auto-ripiegato su se stessa anche nella soluzione parziale del frammento di un’originaria unità conclusa e racchiusa.

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