Priod – Da Popoli Nomadi

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di Andrea B. Del Guercio 

Torino, maggio 1993

Seguo da anni l’attività di Roberto Priod e ne ho curato in varie occasioni l’attività espositiva. Lo colloco tra gli artisti italiani più interessanti di una nuova generazione che ha saputo specificatamente maturare una nuova concezione della scultura, che ha saputo manipolare il dialogo e il confronto dei materiali, testimoni attivi di temi, conseguendo valori estetici di prestigio. L’articolazione del suo percorso espressivo, in questi anni, è scandita attentamente da una serie mirata di opere plastiche, secondo un auto – rinnovamento espressivo teso lungo una condizione formale, caratterizzata per rigore e tensione, dall’energia pulsante insita nelle materie. I processi e le tecniche d’intervento, consone a questa direzione di lavoro, si pongono in dichiarata evidenza relatrici, nell’unità di valore del singolo manufatto, di un qualificato contributo. Costante è la presenza del calore quale fonte di energia primaria nella manipolazione, nella costruzione, nell’edificazione del mondo, il fuoco è la tecnica persistente specificata nella piegature del legno, nella fusione del bronzo, nella cottura della terra. Il fuoco, come tecnica di fusione, di cottura, di piegatura per materiali antichi, che nel processo, assumono uno stato di fisicità forte e severo, attraversato da mobilità e da sviluppo, ora in elevazione, ora in orizzontalità. Materiali e tecniche che Priod studia da tempo, direttamente appresi ed approfonditi, con sensibilità e intelligenza, da quel territorio, la Valle d’Aosta , riconoscibili anche in una più ampia cultura della montagna. L’impiego dei materiali e le tecniche di elaborazione specifiche rispondono ad una visione della scultura quale testimonianza persistente della natura al cui interno opera l’uomo, anch’esso inteso senza confini di tempo e quindi di ogni sviluppo. I materiali plasmati da fuoco sono testimoni severi dell’esperienza, della frequentazione del mondo ed incidono articolandosi nell’habitat. La fruizione del manufatto oggi deve attraversare di conseguenza, per sensibilità e cultura, stagioni ed epoche della terra e quanti la frequentano si avverte, cioè, nitida la complessità di una cultura archeologica primaria e persistente nella contemporaneità. Si tratta ancora della cultura materiale dell’uomo al cui interno interagiscono funzioni ed emozioni, stati di necessità fisica e lirico – spirituale. Il manufatto di Priod non si chiude su se stesso, non è enigma rinserrato, ma ha sviluppo e proiezione nello spazio, incide sul percorso, costringe al confronto ed al impatto. I titoli dati da Priod e le sue dichiarazioni di poetica avvalorano ipotesi espressive per geografie distanti, per territori senza confini, per popoli nomadi, in nome di quell’esperienza che percorre il pianeta, patrimonio di tutti gli uomini. Avvertiamo così una cultura espressiva contemporanea che guarda all’interno del vissuto, e che è testimonianza della vitalità di esso.

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