Antonino Bove – Levitazioni

antonio-bove

di Andrea B. Del Guercio

Milano, 1993

Questo testo introduttivo all’attività espressiva di Antonino Bove segue in un tempo lungo, ad alcuni anni di rapporto, di incontri di studio e di approfondimento per un materiale e per ipotesi teoriche complesse, non immediatamente ed interamente percepibili nella loro interezza.
Si è trattato all’inizio di una affascinazione e progressivamente di un coinvolgimento che, per tradizione del mio mestiere, si è rivolto ad alcuni inviti ed operazioni espositive ed editoriali. Occasioni che, appunto, rispondono alla necessità di approfondire quella intuizione e verificare insieme all’artista i processi reali ed i valori simbolici rappresentati dal manufatto, dall’installazio­ne, dalle fotografie per il catalogo.
Non si è trattato quindi, all’origine di questo testo, di una improvvisazione secondo una malau­gurata e fin troppo diffusa tradizione di parte della critica d’arte italiana, ma di un lento progredi­re di una serie di tappe in una reciproca crescita di fiducia. Così queste pagine iniziano dal dato reale, dallo svolgimento dei fatti, dalle scelte tecniche di redazione per tentare, solo in una seconda fase, una valutazione di respiro teorico.
Centrale in questa storia è risultato il lavoro predisposto da Bove per la mostra “Paesaggi”  inse­diata e radicata nel contenitore espositivo del Convento intitolato ai “Servi di Maria” in Monteciccardo (Pe). E’ seguito un mirato processo di redazione dell’installazione stessa che ritengo essere illuminan­te per l’intera materia.
Due materiali vivi rigorosamente dialoganti si posero alla base di quella installazione: cinque piante di ulivo di circa tre anni e cinquecento Kg. di lievito da fornai in panetti. Bove colloca nell’habitat d’intensa emozione del Convento gli alberelli nel lievito che predispone in forma di costruzione architettonica, una città di lievito, non un monte informale ma una struttura che imme­diatamente, per la natura di questo organismo vivente, fu subito formicolante di vita; una babilo­nia di energia, un proliferare di muschi, una coabitazione di cellule, di spermatozoi impazziti.
A questi processi corrispose, progressivamente, la presenza sempre più diffusa, dalla sua collo­cazione e lungo i locali annessi al Convento, di un odore nauseabondo, di pestilenza, sintomati­co anch’esso di quella vita che, intensa, si stava producendo; le visite, nelle giornate successive all’installazione, in un crescendo di emozioni forti mi fecero rivivere ricordi di viaggi orientali, dei suk del Magreb, delle immense discariche a cielo aperto di Instanbul formicolanti di vita umana ed animale.
II lavoro di Bove risultò quindi atto straordinario nella testimonianza dell’esplosione vitale, ed emblematico di una concezione energetica dell’esistenza. Un mirato rigore costruttivo iniziale a cui ha fatto seguito l’esplosione vitalistica del mondo. Bove si è voluto confrontare con uno stato assoluto in proliferazione costante ed inarrestabile, con i processi e quindi con il significato dell’esistenza II significato dell’esistenza nel senso della sua fermentazione aperta che ha caratterizzato da sempre la sua attività di ricerca, rigorosamente predisposta, ora nel clima asettico della fotografia, ora nella intrigante attività editoriale, ora nella selezione dei materiali di supporto per una concezione dell’esistenza che muove tra il dato oggettivo della realtà e della natura e quello impalpabile e misterioso del sogno. Materiali e soggetti, sempre affrontati con intensità, che oggi si rapprendono e si racchiudono nel bronzo, che impegnano e definiscono, stabilizzano, nell’habitat, il viaggio teorico, l’intuizione scientifica, il progetto culturale.
II bronzo antico proietta nel passato; si riconosce nella storia del passato la tensione dell’uomo verso la memoria per muovere quindi verso il futuro. Bove, artista concettuale, opera per una neo monumentalità, dove il monumento tra passato e futuro costituisce il luogo prediletto della ricerca e quindi della fruizione.
Una vitalità costruttiva, significato dell’esistere di quell’installazione del ’91 che si monumentaliz­za nel bronzo del ’92, testimone espressivo del presente. Ed ancora in quest’ultimo grande lavoro: “Sognatrice in levitazione” è il bronzo ad impegnare la realtà di ricerca oltre l’effimero per stabilirne il peso culturale: il bronzo è levitazione, annulla concettualmente il peso con il suo immenso valore di comunicazione

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